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PRIMAVERA

Non una, ma tre primavere

Quest’anno in Ticino il polline di nocciolo è stato rilevato già il 29 dicembre. Rispetto al 1989, in Svizzera la primavera arriva in anticipo di due, tre settimane. Dati evidenziati grazie alla fenologia, scienza che studia i rapporti tra i fenomeni della vita animale e vegetale, e permette di capire le conseguenze del cambiamento climatico.

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OCULUS ILLUSTRATION
01 aprile 2019

 Il primo fiore: dal bulbo nasce il crocus.


La primavera è in ognuno di noi. L’uomo non ha mai smesso di anelare ad un posto nel Giardino dell’Eden. Si narra che Cristoforo Colombo, durante il suo primo viaggio verso il Nuovo Mondo, affascinato dalla vegetazione rigogliosa e sempre verde delle coste, esclamò: «Forse, ci stiamo avvicinando al paradiso in terra». La primavera idealizzata è l’adolescenza, affascinante per la sua ingenuità e purezza. L’invocata età aurea dei poeti ha le sembianze della giovinezza, di una natura che si palesa in tutta la sua bellezza proprio in primavera. Il termine viene dal latino “ver”, a sua volta derivato dal sanscrito “vas”, cioè “splendere”. Uno splendore che il poeta tedesco Friedrich Hölderlin (1770-1843) paragonava all’anima che contempla, in estasi, una perenne primavera: “…Oh anima, anima! Bellezza del mondo! O tu che sei indistruttibile! Ed accendi gli entusiasmi! Eterna nella tua giovinezza!...” (Hyperion).  

I primi segnali

Oltre al suo valore simbolico e poetico, di per sé, la primavera è soprattutto una delle quattro stagioni dell’anno. Inizia nel giorno in cui la durata di ore di luce e di tenebre si equivalgono; nell’emisfero boreale tra il 19 e il 21 marzo. Quest’anno l’equinozio si è avuto alle 22.58 del 20 marzo. Per i meteorologi la stagione inizia il 1° marzo e termina il 31 maggio. Per noi profani, la primavera inizia il 21 marzo e ci accorgiamo del suo arrivo quando vediamo i fiori sbocciare, gli alberi germogliare e le rigide brezze dell’inverno stemperarsi.

 Il primo fiore: dal bulbo nasce il crocus.

Per gli studiosi di fenologia, parte della biologia che studia i rapporti tra i fattori climatici e la manifestazione stagionale di alcuni fenomeni della vita vegetale e animale, le stagioni non sono quattro, bensì dieci: tre primavere, tre estati, tre autunni e un inverno.

La prima è definita “annuncio di primavera” e inizia tra fine gennaio e inizio febbraio. «In questa fase fioriscono il bucaneve, il crocus e il nocciolo», afferma Sibylle Stöckli, dell’Istituto di ricerche dell’agricoltura biologica (FiBL) di Frick (AG) – ente che si occupa di agricoltura ecologica e cambiamenti climatici. Stöckli è anche copresidente della Commissione di fenologia e stagionalità (CPS), che promuove la ricerca fenologica attraverso una piattaforma di dialogo interdisciplinare tra ricercatori. Un’attività importante per analizzare e raccogliere dati utili all’agricoltura, all’allevamento di specie animali domestiche e anche per la medicina (allergie ai pollini).

In Svizzera la rete di osservazione fenologica è gestita da MeteoSvizzera, esiste dal 1951 e comprende 160 stazioni in tutta la Confederazione, di cui 18 nella Svizzera italiana. Grazie ai dati raccolti, si osservano le conseguenze del cambiamento climatico sulla vegetazione. Contraccolpi che si fanno sentire: oggi la primavera in Svizzera arriva con un anticipo di circa due-tre settimane rispetto al 1989. «Per esempio, quest’anno in Ticino abbiamo registrato le prime concentrazioni di polline di nocciolo già il 29 dicembre», afferma la responsabile delle osservazioni fenologiche a Locarno-Monti, Elena Altoni di MeteoSvizzera. In anticipo rispetto al Nord delle Alpi, dove queste betullacee, tra l’altro con polline molto allergenico, fioriscono tra fine gennaio e inizio febbraio. 

La prima farfalla: l'occhio di pavone torna a sbattere le ali già in marzo.

Il risveglio degli animali

Nella fenologia, come detto, si studiano le fasi di sviluppo e di crescita non solo del regno vegetale, ma anche di quello animale. «I giorni che si allungano o si accorciano, così come il cambiamento delle temperature hanno effetto sulla produzione ormonale e sono all’origine dei differenti comportamenti», afferma Sibylle Stöcki. Gli scoiattoli, per esempio, non vanno in letargo, ma si godono una sorta di pausa invernale per poi accoppiarsi durante l’annuncio di primavera. Per quanto riguarda gli insetti, sono i bombi i primi ad uscire dai loro rifugi per andare a ronzare attorno ai loro fiori preferiti. La cedronella è una delle farfalle più precoci, in quanto sverna allo stato di adulto, così come la vanessa io o occhio di pavone. 

Rane, rospi e tritoni iniziano la loro migrazione tra febbraio e marzo, quando le temperature notturne non scendono più sotto lo zero. Per chi, invece, ama osservare le cince, si consiglia di tenere sott’occhio i loro nidi già a fine febbraio, inizio marzo.  

La primavera va di fretta

È con la fioritura della forsizia, arbusto ornamentale che si ricopre di fiori gialli già alla fine dell’inverno, che si inaugura la “prima primavera”, seconda fase della primavera sotto il punto di vista fenologico. Le temperature sono più gradevoli, le api iniziano la bottinatura e nei campi inizia la semina del granturco e delle bietole da foraggio. Per gli allergici alle piante di betulla iniziano tempi duri. 

La terza e ultima fase della primavera in Svizzera è contrassegnata dalla fioritura dei meli e dallo spiegamento delle foglie delle querce. La piena primavera, con lo spiegamento delle foglie delle piante primaverili, invece, in Portogallo meridionale, a Faro, capoluogo dell’Argarve, parte già a febbraio e, secondo gli esperti, si espande per circa 40 chilometri al giorno verso Nord e 166 chilometri da Ovest a Est. Per quel che riguarda, invece, lo sviluppo con l’altitudine, si è osservato che, per esempio, l’inizio  fioritura del ciliegio è ritardato di circa 3 giorni ogni 100 metri di quota. 

Anche noi usciamo dal nostro "bozzolo". I nostri ormoni reagiscono all'allungarsi delle ore di luce.

L’orologio delle piante

Ma come fanno le piante a sapere  quando è il momento giusto per fiorire? «Dispongono di diversi meccanismi che le aiutano a fiorire in modo tempestivo, affinché le gemme non spuntino d’inverno – rischierebbero di gelare –, e neppure troppo tardi», risponde Sibylle Stöckli. La biologa del FiBL aggiunge che, se durante l’inverno il meteo regala alcuni giorni di caldo anomalo, il regno vegetale sa che non deve fiorire. «Per determinare con esattezza se la primavera è iniziata veramente, alcune piante dispongono di una sorta di orologio interno che permette loro di contare il numero di giorni caldi e determinare, quindi, se la primavera è arrivata davvero». Un altro punto che aiuta il regno vegetale a capire in che stagione siamo è la lunghezza del giorno e della notte. «Le piante hanno la capacità di percepire la relazione tra le ore di luce e di buio. Fattore determinante è la durata della notte», conclude Stöcki.

Il rapporto tra la durata del giorno e della notte ha un ruolo importante anche per l’essere umano, con effetti sui nostri ormoni. «L’esposizione alla luce regola la produzione di melatonina della ghiandola pineale. Quando è buio, il livello di melatonina è più elevato», spiega il dottor Stefan Bilz, primario di endocrinologia, diabetologia, osteologia e disturbi del metabolismo all’ospedale cantonale di San Gallo. «In molti sistemi ormonali, essendo soggetti al ritmo circadiano (periodo di ventiquattr’ore), il tasso di melatonina è un fattore chiave».

La stanchezza primaverile

L’epifisi è molto piccola, misura qualche millimetro soltanto, ma il suo compito è importantissimo. Produce melatonina che, regolando il ciclo sonno-veglia, può causare stanchezza.

Quando in primavera i giorni si allungano, creiamo meno melatonina e i nostri tempi di veglia si allungano. Le temperature più gradevoli sono fonte di benessere, ma non hanno effetti eclatanti sugli ormoni. Come afferma Stefan Bilz, è «l’esposizione alla luce ad avere un ruolo più importante». La stanchezza primaverile, per contro, non è che un mito, come lo è quello secondo cui è la primavera a facilitare l’innamoramento.


Ticino tra i più ricchi in biodiversità

Intervista ad Antonella Borsari, Presidente Società Botanica Ticinese, fitoterapista e botanica di campo, che organizza escursioni botaniche.

Antonella Borsari

Presidente Società Botanica Ticinese, fitoterapista e botanica di campo

Ci sono delle specie botaniche particolarmente interessanti da osservare in primavera?

Anche i fiori più comuni a primavera risvegliano un interesse particolare, perché ci annunciano una nuova rinascita della natura. Anche in ambienti antropizzati possiamo scoprire fiori e foglie dalle forme e colori più belli.

Un luogo in Ticino dove poter osservare piante interessanti?

Siamo il secondo cantone per numero di specie vegetali in tutta la Svizzera. Dai suoli calcarei del Sottoceneri, passando ai 200 metri di Ascona fino ai 3.000 metri del Basodino, abbiamo una biodiversità incredibile. 

Cosa si può raccogliere?

La raccomandazione: non causare danni. Le specie protette si possono fotografare, ma non vanno toccate. Sul sito web infoflora.ch si trova la lista  delle piante la cui raccolta è vietata. 

In Ticino si trovano molte piante commestibili…

Sì, ed è meglio raccogliere quelle che siamo sicuri di conoscere. In primavera, quando le piante sono piccole, il loro riconoscimento è più difficile. Le piante tossiche possono essere scambiate per commestibili e viceversa. Si raccomandano dunque attenzione e prudenza. Si ricorda che in Ticino la legge permette di raccogliere, a testa, la quantità di erbe spontanee che ognuno può tenere in una sola mano.  

Esistono applicazioni da scaricare sullo smartphone?

Flora Helvetica è la più conosciuta e riconosciuta a livello scientifico, ma non è disponibile in italiano. Per escursioni mirate a dei riconoscimenti pratici sul terreno, ci si può rivolgere ad associazioni come Pro Natura, Museo Cantonale di Storia Naturale, Associazione Giardini Isole di Brissago e ad altri enti simili. Chi vanta una certa esperienza nell’identificazione di specie botaniche o dispone di una formazione nel campo, si può rivolgere anche alla Società Botanica Ticinese. 

C’è interesse per le escursioni botaniche?

Sì, e cresce anno dopo anno. Ho iniziato nel 2003 a organizzare escursioni durante tutto l’anno. Le persone partecipano, si appassionano e tornano. È un modo diverso per essere in natura. È bello imparare ad osservare la natura che ci circonda. Quando ti trovi in un posto e riconosci la flora che sta attorno a te, hai la sensazione di ritrovare un gruppo di amici.

Bisogna avere delle conoscenze di base per potervi partecipare?

No. Regolarmente, ripeto le nozioni basiche di botanica, la terminologia viene così ripetuta più volte e assimilata poco a poco. I requisiti richiesti sono “interesse e curiosità per ciò che ci circonda”. Fondamentale è pure imparare l’importanza della tutela ambientale. In Ticino gli spazi incontaminati e ricchi di biodiversità si stanno riducendo. Sta a noi il rispetto per l’ambiente”.

www.botanicaticinese.ch