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LA VITA DEL PASTORE

Un pastore ticinese nel Mittelland

In Svizzera sono una trentina i pastori che fanno la transumanza invernale. Tra di loro, Rudy Canonica, che fino a marzo attraverserà il Canton Berna con un gregge di ottocento pecore.

FOTO
Sam Bosshard
20 dicembre 2019

Da 34 anni Rudy Canonica fa la transumanza invernale con centinaia di pecore.

Occhi azzurri, uno sguardo pungente di quelli furbi, pronto alla battuta o a metterti alla prova, un viso segnato dal vento e dal sole, una barba sale e pepe. Rudy Canonica si presenta in camicia con le maniche ripiegate fino ai gomiti, una bandana e una torcia frontale, sotto la quale incastra il suo vecchio Nokia, se squilla mentre sta lavorando: il suo kit mani libere. Se non fosse per gli scarponi sporchi di terra, potrebbe essere un lupo di mare. Rudy invece è un pastore: in estate è su un alpe in val di Blenio con 260 manze e, in inverno, in transumanza con 800 pecore attraverso il Mittelland. Lo incontro a fine novembre a Belp (BE), dove è arrivato da poco dalla sua val Capriasca, e dove una ventina di allevatori vengono a consegnargli le loro pecore per fargliele preparare alla transumanza.

Per poterle distinguere, le pecore delle varie greggi portano marchi di tipi e colori diversi.

A inizio dicembre, la carovana di Rudy e del suo aiutante Kurt Danioth, che da 7 anni lo accompagna, si mette in marcia fino a metà marzo, assieme a 3 asini e 5 cani: mentre leggete questo articolo, sarà da qualche parte tra Belp e Gasel. «L’attività del pastore di transumanza è molto diversa da quella del pastore all’alpe, ma lo scopo è lo stesso: nutrire gli animali all’esterno – spiega il cinquantunenne –. Ho sempre voluto fare il pastore. A dieci anni andavo già all’alpe a dare una mano, mi piaceva molto. Era un’avventura, ma anche una scuola di disciplina e organizzazione. Poi, quando ho iniziato a lavorare, pensavo che avrei trascorso l’estate all’alpe e viaggiato per l’Asia l’inverno. Invece, ho scoperto la transumanza invernale e i miei piani sono cambiati. Dopo i primi otto inverni in varie regioni della Svizzera, questa è la mia 26ma transumanza nel Mittelland. Conosco bene la zona: a furia di farla a piedi ho la mappa in testa. Arriveremo fino ai laghi di Bienne e di Neuchâtel. In autostrada ci metti 45 minuti, io facendo la strada a slalom e a piedi, ci metto quattro mesi» racconta, mentre mi mostra le pecore di cui si dovrà occupare oggi, prima segnandole con un colore per distinguere i vari greggi e poi tagliando loro le unghie. «Mi piace poter lavorare con gli animali anche in inverno e fuori dalle stalle. Poi qui ho tanti amici e sono padrone di me stesso: nessuno mi dice cosa fare, comando io» spiega facendomi accomodare nella sua «residenza invernale». È un camion Saurer che lui stesso ha trasformato in camper con l’aiuto di amici e parenti: tutto perlinato, con una bella stufa a legna, sul tavolo due tazzine ticinesi per il vino, sulla mensola una piccola radio e le prese per caricare i telefonini, nella cassapanca le provviste, sotto il letto un comò. Tutto quello che gli serve è qui, in pochi metri quadrati.

Rudy Canonica nel suo camper, costruito con l'aiuto di amici e familiari.

Gli effetti dei cambiamenti climatici

Fuori fa freddo e piove, qui dentro in un attimo è caldo e l’atmosfera accogliente. «È dopo esser diventato padre che sono passato al camper, 17 anni fa. Prima dormivo sempre all’aperto, preparandomi una tana, o in tenda se pioveva. Essere pastori vuol dire saper fare tante cose: fino a qualche anno fa nessuno era motorizzato, tutti dormivano all’aperto. E non credere: so come si fa bene una tana, anche a me piace dormire al caldo» sorride rullandosi una sigaretta. Racconta del suo passato, di come va la professione, di come va il mondo, gli piace filosofeggiare.

Intanto si è messo a piovere ancora più forte, si sente il ticchettio delle gocce contro il «velux». Ma per Rudy è subito troppo caldo, apre la porta, esce al fresco, si sofferma sugli scalini, rientra. «Non sopporto il caldo. I cambiamenti climatici ci sono, eccome. Gli inverni sono meno rigidi, l’erba non cresce, ma è di buona qualità e agli animali ne serve meno per nutrirsi. Non c’è da rallegrarsi, ma la cosa buona è che infine la gente se ne sia resa conto».

Mentre nelle case vicine ci si prepara alle feste, per Rudy e per Kurt Natale e Capodanno saranno giornate normali, o quasi. «Capodanno non mi piace: la gente tira i botti, gli animali si spaventano, e devo tenere legati i cani altrimenti scappano. La gente pensa che la nostra sia una vita senza stress, ma siamo in uno stato di continua attenzione: tranquillo non sei mai – spiega, sfatando il mito bucolico della vita semplice e priva di preoccupazioni –. Natale per me è un giorno come un altro, non lo festeggio, devo occuparmi degli animali, come sempre».

Le pecore del gregge accudito da Rudy Canonica nell'innevato paesaggio del Mittelland.

La sua routine è ben rodata: sveglia alle 6, caffè, pianificazione del tragitto. «Le pecore non sapranno far di conto, ma ragionano a loro modo. I è di bei rospi – sorride passando al dialetto –. Devo pensare al loro menu: l’erba mica è tutta uguale. Bisogna iniziare con il primo e passare al secondo e al dessert. Non posso far mangiare loro il pane dopo il filetto, perché non lo mangiano. Non è facile spiegare come distinguo le varie qualità di erba, sono cose che ho imparato con il tempo, ma posso dirti che una gran percentuale di prati sono cosparsi di liquame e di letame e quindi da escludere. Dopo mangiato, le pecore hanno bisogno di un paio d’ore per ruminare e poi mangiano ancora una volta». Durante questo tempo, Rudy si occupa delle sue faccende. «A volte vado a fare la spesa, ma spesso sono le contadine che la fanno per me. Nei paesi che attraverso mi conoscono tutti, quando passo è come quando arriva il circo, un evento. I ragazzini che mi accoglievano portandomi il caffè vent’anni fa, sono a loro volta diventati padroni delle loro fattorie e in molti casi siamo diventati amici. C’è chi m’invita a casa per permettermi di fare una doccia e il bucato. Noi pastori siamo benvisti dalla popolazione, siamo un po’ delle personalità» dice Rudy.

Nelle giornate di transumanza, arriva anche per Rudy e per Kurt il momento di pranzare, e lo fanno all’aperto. «La mattina prima di partire, carico gli asini: devono portare provviste, vestiti di ricambio, medicamenti, torce, thermos del caffè. Gli asini sono come il mio bar mobile, quando li chiamo devono venire. Ma sono furbi e molto intelligenti, ti tengono d’occhio e se si accorgono che non fai caso a loro, fanno come gli pare» commenta il pastore, che quando parla dei suoi asini e dei suoi cani lo fa con affetto. Poi la sera Rudy deve trovare un posto riparato per la notte, delimitarlo con 200-300 metri di recinto elettrificato e tornare a recuperare il camion dove lo ha lasciato la mattina. La giornata volge al termine verso le nove di sera. «Si cena alle 21:30 e poi si va a letto. Alcune serate nel camper con Kurt ci facciamo di quelle risate e parliamo tanto. A volte invece nessuno di noi due parla, ma non è perché siamo arrabbiati, è così, semplicemente. E quando è ora di dormire dico a Kurt che vado nel posto più bello del Canton Berna: il mio letto».

Il pastore filosofo

Ma oggi prima di guadagnarsi il letto, Rudy deve ancora finire il lavoro cominciato la mattina, tagliando le unghie a una ventina di pecore. Fa partire una playlist con brani blues e assieme a Kurt si mette all’opera, oggi assistito anche da Samuel, il figlio dodicenne di amici della regione che da diversi anni aspetta il pastore per poterlo venire a trovare e per dargli una mano. C’è qualcosa di surreale a stare in questa stalla a pochi passi dall’aeroporto di Belp, a discutere e filosofeggiare con Rudy, mentre con mano abile taglia le unghie delle pecore e in sottofondo si sentono assoli di basso. All’improvviso parte «Com’è profondo il mare» di Lucio Dalla. Un degno arrivederci al nostro pastore-lupo di mare e filosofo.