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LO SCI OGGI

Salviamo lo sci

In Svizzera, tra le tante attività offerte dall’industria del tempo libero, lo sci sta perdendo quota. Eppure questo sport fa bene al fisico e alla mente. Lo sa molto bene Sonja Nef, ex campionessa di sci, con la quale abbiamo trascorso un’intensa giornata in montagna.

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Rainer Eder
04 febbraio 2019

Sonja Nef e il piccolo Julian.

Sonja Nef e il piccolo Julian.

 


L’articolo in pillole

  • Rispetto a 10 anni fa, gli svizzeri sciano meno: - 21% rispetto a dieci anni fa.
  • Diversi studi scientifici lo confermano: sciare fa bene.
  • Sciare migliora le capacità motorie, di coordinazione e cognitive.
  • Lo sci porta benefici al sistema cardio-circolatorio, ai muscoli e alle ossa.
  • Il futuro dello sci? Tutto è possibile, dall’inesorabile decadenza al grande ritorno.

Il sole splende sul Flumserberg, un paradiso per gli amanti degli sport invernali. Sonja Nef, mentre ci accompagna durante la salita in pista, racconta i motivi per cui ancora oggi, dopo 13 anni dal ritiro della sua attività agonistica, continua ad andare a sciare con una frequenza invidiabile: ben cinque volte alla settimana. Per capire il suo amore per gli sci basterebbe gettare uno sguardo sul meraviglioso panorama di questo angolo del Canton San Gallo. Oltre alla bellezza paesaggistica, la campionessa del mondo di slalom gigante del 2001 spiega che sciare significa stare insieme alla famiglia: «Si trascorre del tempo prezioso insieme. E facciamo del bene a noi stessi».

Sonja Nef sul Flumserberg (SG) con il figlioletto Julian (in testa) e il nipote Mike (a sinistra) sulle nevi del Flumserberg.

Oggi Nef, classe 1972, ha portato con sé il figlioletto Julian, 5 anni, e il cuginetto di quest’ultimo, Mike, che di anni ne ha 8. Il tempo è splendido, ma non sono molti gli sciatori sulle piste. Nulla di strano, siamo in un giorno feriale di gennaio. Tra qualche settimana, quando arriveranno le vacan- ze di Carnevale, i pendii torneranno a brulicare di sciatori. Gli anni d’oro sono comunque un ricordo. I tempi della “nazione intera che scia”, come cantava negli anni ’60 il popolare cantante Vico Torriani, nato a Ginevra nel 1920 e deceduto in Ticino nel 1998, nella sua Alles fährt Ski, sembrano ormai sepolti. Ma è veramente così? Dando un’occhiata alle cifre ai “primi ingressi” sulle piste da sci, si nota una diminuzione generale delle presenze. Que- st’anno, la stagione è iniziata bene in Svizzera, così come l’anno scorso. Ma, facendo un confronto sui dieci anni, il numero di “primi passaggi”, è diminuito di un quinto: dai 29 milioni della stagione invernale 2008/2009 ai 23,4 milioni del 2017/2018. Anche in Svizzera italiana, il trend segue più o meno quello svizzero. A Campo Blenio, per esempio, se nel 2008/09 si rilevavano 39.400 passaggi, nella stagione 2017/18 se ne contavano 30.373.

A sinistra: Una maestra di sci, insieme ai suoi piccoli allievi.

Sempre più concorrenza

Pietro Beritelli, 51 anni, professore del- l’università di San Gallo e appassionato sciatore, non può far altro che confermare una tendenza avvalorata da dati che non lasciano adito a molte interpretazioni: «I miei timori trovano riscontro in questi numeri. Gli sport invernali di montagna stanno perdendo rilevanza». I motivi di questa perdita di interesse sono molteplici. L’offerta di attività legate al tempo libero è aumentata enormemente e, contemporaneamente, si sono moltiplicate le alternative meno dispendiose rispetto allo sci. Chi va a sciare deve comprarsi o prendere in prestito l’attrezzatura, portarsi appresso gli sci, affrontare il viaggio, aspettare la sciovia e resistere alle rigide brezze dell’inverno. «Sono molti a chiedersi se non fosse meglio scegliere una destinazione balneare al caldo, visto che i viaggi in paesi lontani sono sempre più a buon mercato», spiega Beritelli.

«Nello sci è importante divertirsi»

Sonja Nef, 46

L’analisi dell’accademico si basa anche su un’altra constatazione di tipo sociale. Fino alla fine degli anni Ottanta, per moltissimi bambini e giovani lo sci aveva una vera e propria funzione “socializzante”. Gli over 40 si ricordano sicuramente la popolarità dello sci alpino ai tempi in cui si tornava a casa in fretta da scuola per ammirare, durante la pausa pranzo, lo stile di Ingemar Stenmark e, successivamente, di Marc Girardelli. E che dire di quei docenti di scuola media che, nel primo pomeriggio, accendevano la tv in classe e concedevano agli allievi entusiasti il permesso di seguire le ultime fasi delle gare di Coppa del Mondo tra Pirmin Zurbriggen e Alberto Tomba? E come dimenticare la tenacia di Michela Figini, che nel 1984, a 18 anni, conquista a Sarajevo l’oro olimpico? Con gli anni, poi, l’interesse nei confronti dello sci alpino è andato scemando: «Non sarà più scontato che i figli che nasceranno dalla generazione nata dopo il 2000 andranno a fare la settimana bianca sugli sci, come facevano i loro genitori», osserva Beritelli. Sono le famiglie, infatti, a svolgere un ruolo centrale nel trasmettere ai figli l’interesse per questo sport.

Il futuro dello sci è ancora tutto da scrivere e ci sono diversi scenari, tra cui la necessità di reinventarsi.

Sonja Nef si ricorda quando, da bambina, prendeva lo skilift a due passi da casa, a Grub (AR) a 812 m.s.l.m e andava a sciare tutti i giorni, da novembre a marzo. Oggi la neve si fa sempre più rara a basse quote. A soffrire delle annate di scarso innevamento è anche il Cardada. Nelle annate 2015/2016 si sono registrati 924 passaggi, nel 2016/17 addirittura soltanto 109. Stando a uno studio del Credit Suisse, a causa del cambiamento climatico, nel 2035 soltanto in una zona sciistica su tre l’innevamento sarà certo. Succederà che, per molti appassionati di sci, il tragitto da percorrere per raggiungere le piste sarà più lungo. «Non tutti saranno disposti ad affrontarlo», osserva Nef che, dalla sua dimora di Mörschwil (SG), ci mette un’ora di auto per arrivare al Flumserberg. Un tragitto che non scalfisce per nulla la voglia di sci della famiglia Flatscher-Nef. Le figlie Sophia e Anna, rispettivamente 12 e 13 anni, fanno parte di uno sci club, mentre il marito, Hans Flatscher, che l’anno scorso ha lasciato la sua funzione di capo allenatore del settore rossocrociato femminile per dedicare più tempo alla famiglia, continua a restare nel mondo dello sci. Il 50enne austriaco, al telefono ci spiega che «la grande sfida sarà nel riuscire a portare le future generazioni sulle piste di sci». E il problema non sono tanto gli impianti o le strutture in sé, al contrario. «Si sta facendo tantissimo. Oggi ci sono seggiovie con sedili riscaldati, cabinovie sempre più comode e piste in continuo miglioramento». Secondo Flatscher la rivalutazione di questo sport dovrebbe passare attraverso il fattore “salute”: «Trovare il giusto Work Life Balance è il grande tema dei nostri tempi. Non c’è niente di meglio, per chi fa vita sedentaria, trascorrere il fine settimana sugli sci e godersi il sole».

Sonja Nef si gode il sole pomeridiano nel suggestivo ambiente alpino del Flumserberg, località turistica nel canton S. Gallo.

 

Sciare fa bene, ma prudenza

Sciare fa bene e, aggiunge Flatscher con una battuta, «quest’attività dovrebbe essere prescritta dai medici». L’effetto benefico dello sci viene confermato scientificamente da studi condotti dalle università di Innsbruck e Salisburgo. Sciare fa bene alla mente, all’anima, al fisico e stimola la produzione di serotonina, l’ormone della felicità. Inoltre, praticare questo sport aiuta a migliorare le capacità motorie e di coordinazione, così come quelle cognitive, molto importanti per i bambini. Inoltre, il movimento, che stimola tutti i muscoli del corpo, ha effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio, l’apparato muscolare e le ossa. Una settimana di sci abbassa il rischio di colesterolo alto fino al 30%. Tuttavia, è utile ricordare l’importanza del casco e della prudenza. Infatti, come riferisce l’Upi, ogni anno (dato 2017) si contano sulle piste di sci svizzere 51.000 infortuni tra gli sciatori e 14.000 tra gli appassionati dello snowboard, di cui alcuni mortali.

«Lo sci dovrebbe essere prescritto dai medici»

Hans Flatscher, 50

L’impegno per promuovere lo sci

Per invertire il trend negativo è indubbiamente necessario unire le forze. Enti locali e Svizzera turismo si impegnano intensamente per attirare sciatori e stimolare la voglia di sci. Maurice Rapin, 40 anni, direttore della divisione Turismo di Funivie Svizzere, cita come esempio l’attuazione di prezzi flessibili, che si vorrebbe potenziare in diverse località sciistiche. Inoltre, c’è la piattaforma “GoSnow”, l’iniziativa sport sulla neve, che ha lo scopo di promuovere lo sport sulla neve tra i bambini e i giovani e facilitare l’organizzazione di campi di sci e attività sportive sulla neve per le scuole. Con “Kids for free” e 13.000 ticket settimanali in regalo, negli ultimi mesi Svizzera Turismo sta tentando di rendere più accattivanti le piste di sci per i bambini. In un’altra promozione, in collaborazione con le FFS, i bagagli vengono ritirati a domicilio e trasportati nella località sciistica di destinazione. Quanto queste iniziative saranno efficaci per risollevare il settore lo si vedrà soltanto in futuro. Tuttavia, Rapin vede il bicchiere mezzo pieno: «Secondo Avenir Suisse, lo sci si sta reinventando e si sta assistendo a un ritorno di interesse». Un esempio arriva dallo sci di fondo che, dopo anni di “marcia lenta”, sta risorgendo. Ma secondo il think tank, è anche possibile un altro scenario, ossia un lento, ma inesorabile declino dello sci, con un progressivo smantellamento delle infrastrutture turistiche dovuto alla diminuzione di coloro che praticano questo sport, che, in tutta la Svizzera, si stima che siano 2,5 milioni. Di conseguenza, le regioni di montagna rischiano di perdere la loro fonte di reddito principale. Oggi, infatti, un franco su cinque è generato dal turismo, e una persona su quattro lavora direttamente o indirettamente in que- sto settore.

L’entusiasmo dei più piccoli

Torniamo sulle piste del Flumserberg. Qui è tutto così bello. È stupefacente, poi, vedere l’abilità di Nef sugli sci, nonostante le sei operazioni subite durante la sua carriera da sciatrice. A metà anni Novanta, i medici le avevano consigliato il ritiro dalle competizioni. Ma lei non si è arresa e, grazie a un programma di allenamento personalizzato, la sciatrice appenzellese ha ricominciato a sciare e, nel 2001, si è laureata campionessa del mondo. Oggi il ginocchio alle volte fa ancora i capricci, ma ciò non le impedisce di accompagnare gruppi di turisti in gita sugli sci. «Dimostrano un grande interesse», constata Neff. «Osservo un grande entusiasmo sulla neve e nell’après-ski. Nello sci è importante divertirsi». La speranza è che, anche in futuro, le scuole di tutta la Svizzera possano continuare a trasmettere la voglia di sciare alle nuove generazioni. Perché non tutti sono fortunati come il piccolo Julian che, con i genitori che ha, non ha bisogno di frequentare la scuola di sci. Adesso è Sonja Nef a doverlo inseguire. Infatti, è lui che scende sicuro e disinvolto e detta la direzione. A vederlo così contento sulla neve, c’è da ben sperare.


Gli sport più praticati in Svizzera

  • Escursionismo 44,3 %
  • Ciclismo 38,3 %
  • Nuoto 35,8 %
  • Sci 35,4 %
  • Jogging, corsa 23,3 %
  • Fitness, aerobica 15,4 %
  • Ginnastica, attività ginniche 8,8 %
  • Calcio 7,8 %
  • Danza 7,8 %

Dati statistici: Ufficio federale dello sport


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