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ORIZZONTI
I CORI A NATALE

Voci per l'Avvento

Ottobre e novembre sono i mesi in cui i cori rispolverano il repertorio natalizio. Il dietro le quinte di prove e serate di passione del Piccolo Coro Santa Teresa di Viganello e dei Kolping–Singers di Lugano.

FOTO
Sandro Mahler
22 novembre 2019

Il Piccolo Coro Santa Teresa si ritrova nell'oratorio della Chiesa omonina una volta a settimana. Qui i piccoli e i grandi si preparano al Natale.

Prima delle prove, alcune bambine giocano a calcetto, gli adulti si schiariscono la voce con vari esercizi, poi comincia il canto in polifonia. Siamo nell’oratorio della parrocchia di Santa Teresa di Viganello per incontrare le giovani leve del Piccolo Coro Santa Teresa, impegnate assieme ai grandi a preparare il repertorio natalizio. Un rito che la tradizione corale perpetua annualmente. Questo coro però ha una caratteristica: gli “eletti“ sono i piccoli, gli adulti devono invece adattarsi. Si diffonde l’AAAAAA, ognuno sembra andare per conto suo, quando un propizio “La” impone l’intonazione giusta. Le voci si uniscono e la sacralità di un canto antico prende il sopravvento. Sono attimi impegnativi per i cantori, in cui a dirigere non sono le strofe, le rime, l’organista e la maestra del coro, ma l’ancestrale ritualità della tradizione: la preparazione alla festa attraverso l’Avvento, un momento di riflessione per ognuno di noi.

I Kolping-Singers, con la loro direttrice Chiara Pedrazzetti durante una delle tante sere in cui condividono il piacere del canto corale.

Rock, latinoamericana e gospel

Piccolo coro Santa Teresa

Il Piccolo Coro Santa Teresa nasce a Viganello negli anni Sessanta dalla volontà e amore per la musica di padre Giuseppe Meier, parrocco nella chiesa di Santa Teresa. Spazia dalla musica sacra a quella popolare fino alla musica leggera e pop. Si compone di una ventina di elementi e si caratterizza per essere focalizzato su bambini/giovani. Il coro ha avuto il pregio di accogliere la manifestazione internazionale, aconfessionale e senza scopo di lucro “Luce della Pace”. Alla ricerca di nuove voci, il Piccolo Coro inaugura la stagione concertistica il 1° dicembre 2019 ore 17.00 ad Airolo e si esibirà con la Corale Santa Cecilia. Ulteriore concerti: 22.12.2019 ore 16.00 nella chiesa parrocchiale di Bissone; 06.01.2020 con il coro La Grigia di Chiasso (luogo da definire).

Annamaria Marzini, maestra del Piccolo Coro Santa Teresa, dice: «Le nostre attività sono molteplici, a Natale proponiamo il repertorio classico, ma inserendo anche elementi innovativi. I bambini che cantano, ma anche chi ci ascolta, si aspettano incursioni nel rock e, perché no, nel rap. Un modo per far dialogare la musica dei giorni nostri con il canto tradizionale. Ogni volta è una sfida. I bambini, ad esempio apprezzano Zucchero, quindi è certo che inseriremo, ad esempio, Così Celeste, con un testo modificato e adeguato al Natale. Ma anche i suoni latinoamericani con la profondità nostalgica e melodica di Ariel Ramirez: Los Reyes Magos– scritta nel 1965, e l’intensità del Gospel saranno parte del repertorio». Per i più piccoli del coro è importante mettersi alla prova su melodie del tempo che vivono. Lo pensano e lo dicono con convinzione. Théodor, da un anno nel coro: «Mi piace cantare questi canti, mi si smuove il cuore con Noël blanc – la neve che scende..., cantare è esprimere le emozioni che ho dentro. Da grande voglio fare il cantante, ho gia scritto cinque canzoni e delle poesie». Le fa eco Viktoria: «Il canto insieme, mi piace, quando mi confronto con Zucchero mi sento bene». Vanessa si avvicina e aggiunge: «Sono qui da tre anni e Tu scendi dalle Stelle è il brano che amo di più. Ma qui ho pure la possibilità di educare la mia voce». Anche Angela ha la passione per il canto, ma come voce individuale. Lei è qui per la compagnia, per l’atmosfera, per il concerto che seguirà, per Bianco Natale e per Tu scendi dalle Stelle. Un piccolo mondo che con meraviglia scopre e riscopre la tradizione del nostro Natale, e proietta nella corale anche i sogni che un giorno vorrebbe trasformati in realtà.

Le voci femminili alle prese con il canto in più lingue danno il "la".

Le individualità sono molto marcate, alcuni dicono che un giorno vorranno affermarsi come cantautori, cantanti. Come si concilia tutto ciò con il canto in gruppo? «È il limite e, paradossalmente, la forza del coro. Ci riusciamo quando spieghiamo loro che cantare è prima di tutto ascoltare se stessi, allenare l’orecchio per imparare a capire la forza, ma anche i limiti della nostra voce. Su questi punti si può lavorare intensamente insieme», afferma Annamaria Marzini.

La passione, il bisogno di trasmetterla e aiutare piccole voci a crescere è ciò che più conta per la maestra; ma questo genere di melodia fa veramente presa sui giovani, oppure è un luogo, uno spazio solo per i cinquantenni? «Il canto è di tutti e per tutti, ma la tradizione dei cori in Svizzera racconta il passato, le difficoltà della vita, della quotidianità di allora. Spesso sono l’espressione dei momenti bui della nostra storia. Questo non credo attragga i giovani. Inoltre, bisogna aggiungere che tra i 20 e i 45 anni, ogni individuo inizia la sua vita, è nel suo viaggio, per cui ha meno tempo da dedicare alla comunità. Dopo i 45 anni, si assiste a un’inversione di tendenza e questo porta a cercare la corale, la banda in cui si è cresciuti. Ciò che conta è ritrovare il piacere di tornare a cantare, perché questo aiuta a rilassare il corpo, la mente, la voce», spiega Judith Emeline, cantante, ma non solo. «Queste sono le esigenze dell’età matura».

Con questo messaggio e quello di Stefano Keller, organista della parrocchia Santa Teresa di Viganello, che vive il periodo natalizio con lo stesso spirito di quando era bambino, bussiamo alla porta dei Kolping-Singers.

I bassi subentrano e la polifonia delle voci è perfetta.

Repertorio classico e moderno

40 elementi

Kolping-Singers

Nel 1972, alcuni membri e amici del buon canto dell’Opera Kolping Lugano decidono di costituire un coro misto. Oggi si compone di 40 elementi, distribuito nelle 4 tessiture vocali di soprano, contralto, tenore e basso ed è diretto da Chiara Pedrazzetti. Il coro oggi, fedele allo spirito del fondatore, don Adolph Kolping, morto nel 1865 e beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1991, si propone un repertorio afro-spirituals. l Kolping-Singers accolgono volentieri nuove forze. Il 7 dicembre, alle 15, presso la Chiesa di Sant’Antonio a Claro, inagurano la loro stagione concertistica. L’entrata è gratuita.Ulteriori informazioni qui: www.kolping-singers.ch

«Svecchiare il repertorio nel rispetto della tradizione del canto sacro» è il mantra della direttrice dei Kolping-Singers di Lugano, Chiara Pedrazzetti, arrivata a gennaio di quest’anno, direttrice di coro, giovane concertista e arpista. Si profila subito, ammettendo che per portare i giovani ad apprezzare il canto in gruppo bisogna renderlo più attrattivo anche a Natale. «Tutti vogliamo sentire il calore, le emozioni che ogni anno le melodie natalizie trasmettono. Pertanto il nostro repertorio è classico, ma con incursioni nella modernità. La nostra interpretazione rispecchia i nostri valori e si prepara ai concerti, con i classici: Stille Nacht, Noël – Noël, In Notte placida. I brani variano con una fantasia in quattro lingue – spagnolo, francese, inglese, tedesco – oltre all’italiano. Proponiamo un brano medievale, poi entrano le tonalità Spiritual Oh Happy Day, Deep River… Su questo facciamo esercizi di fonetica per migliorare la pronuncia, per allenarci al ritmo, per trasmettere il nostro entusiamo. Quando siamo pronti a goderci il concerto, anche il pubblico è in ascolto. E questo è il nostro Natale», afferma Chiara Pedrazzetti.

La stessa passione dei coristi dei Kolping-Singers è sprigionata dal loro presidente Daniel Schlatter, pensionato, da un anno in funzione. «Tra i miei obiettivi c’è quello di invogliare i giovani a partecipare all’esperienza corale. Ma in questo momento ciò che più conta è concentrarsi sul repertorio natalizio».

Lo spartito e il diapason, strumento acustico utilissimo per generare la nota standard.

L’ardore polifonico ce lo racconta anche Anki De Stefani, svedese e ticinese di adozione, da 21 anni nel coro. «Cercavo un luogo per esprimere la mia parte più creativa. Quando ho iniziato, avevo qualche difficoltà con la lingua italiana, ma sono cresciuta con le liriche natalizie – da bambina cantavo nel coro della Chiesa del mio villaggio natale. I brani li conoscevo tutti», racconta. Le prove la trasportano nell’atmosfera dei mercatini di natale, dell’allestimento dell’albero. Ma piú di tutto è importante la luce, che nella tradizione svedese si perpetua il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. La comunità svedese in Ticino (ca 300 persone) condividerà il rito con i ticinesi in Piazza Riforma.

Lo stesso vale per Susanne Pedersen-Taddei, di origine danese, dal 1986 in Ticino e da 2 anni nei Kolping–Singers. «Dà tanto alla mia anima e poi mi piace creare qualcosa con gli altri. Mi dà tanta felicità vedere il pubblico rapito dalle nostre voci. Vuol dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro, siamo riusciti a trasmettere la magia di questa festa». Assistente di cura nella vita, le piace ricordare quando bambina, con trepidazione, a tavola attendeva il dessert, nel quale si nascondeva una mandorla. Chi la trovava riceveva il regalo di Natale. O quando i piccoli si accoccolavano vicino al nonno per convincerlo a cedere la mandorla. Poi la famiglia intorno all’albero intonava i canti.

Da tenore a basso

Non meno importante è il Natale di Essi Ercic, originario del Togo, da sette anni parte del gruppo. Arriva in Svizzera per diventare infermiere, si innamora di una donna, mette su famiglia e comincia a frequentare il coro per crearsi uno spazio tutto suo. È il più giovane. «Quando ho cominciato a frequentare i Kolping- Singers credevo di essere un tenore, poi invece mi sono scoperto essere un basso. Un bel cambiamento, ma è straordinario riconoscere la potenza, la profondità della mia voce. È come percepire l’intensità del tam tam dei miei tamburi. Il Natale in Togo è semplice: le famiglie preparano i pasti per condividerli con gli altri, in particolare una polenta a base di ignam – un tubero locale, servito con una salsa a base di carne, invece del pesce che è il nostro alimento principe. Il Togo è sul mare», conclude Essi, e raggiunge i suoi compagni.

Nel frattempo, nell’oratorio della chiesa di San Pietro di Pambio Noranco, trenta voci cominciano a riscaldare le corde vocali, a tarare profondità, ritmo, suoni… Un mondo vivo e vivace.

Cantante gospel, jazz e blues, ma non solo.

Judith Emeline

Intervista a Judith Emeline, cantante gospel. Voce calda e melodiosa, è nota al pubblico della Svizzera italiana. Impegnata con la terza edizione di “La mia banda suona il folk” conosce molto bene il mondo dei cori alle nostre latitudini.

I canti di Natale raccontano la Natività. Perché ogni volta che li ascoltiamo ne siamo estasiati?

Credo che con i canti di Natale si nutre il bambino che è in noi. Questo ci fa intimamente emozionare.

Cosa rappresenta per lei il canto in coro?

Il canto in coro è un insieme di voci in armonia, che si accordano, convivono, per creare qualcosa di unico come, ad esempio, succede con gli organi del nostro organismo. Ogni parte del nostro corpo agisce in simbiosi con l’altro. Credo sia la metafora più bella per spiegare questo genere di canto.

In Ticino, la tradizione corale è un’attività che coinvolge chi ama cantare, ma non solo. Tutto è su base volontaria. Perché secondo lei, si spende tempo per la preparazione dei concerti dell’Avvento?

Il canto natalizio è un ritorno alla semplicità e al momento in cui la vita era essenziale. Istintivamente abbiamo bisogno di prepararci al viaggio verso il Natale. E i canti della nostra tradizione ci ricordano ciò che siamo. In fondo l’uomo è semplice, tutto il resto è costruito intorno a lui.

La nostra tradizione gode di buona salute?

Certo, per la nostra realtà ci sono tanti, tantissimi cori, ma questa è la nostra specificità. Quasi ogni comune ne ha uno; questo potrebbe risultare dispersivo, ma dice anche che le corali godono di ottima salute. Attraverso la polifonia di tante voci si vuole raccontare anche la speranza, l’ottimismo, la positività. Di questo abbiamo tutti bisogno. In tal senso, i canti di Natale sono gioiosi, raccontano di un arrivo; ai bambini, invece, dicono che se sono buoni ricevono un regalo. Naturalmente, nel settore c’è molto dinamismo. Questo vuol dire che c’è anche spazio per innovare.

Il canto di un coro classico si distingue da uno Gospel?

Il canto Gospel esprime intimamente un messaggio di speranza come i canti di Natale. Le musiche, l’interpretazione sono naturalmente diverse.

Cosa vuol dire per lei Avvento e a cosa non rinuncerebbe mai a Natale?

Il mio Avvento è molto spirituale. È il ritorno ai miei ricordi di bambina, con mia madre, mio padre, la famiglia, i rituali del Natale. Scrivo i miei biglietti a mano, poi li invio agli anziani, che ho conosciuto durante la mia infanzia. Quelle persone, un tempo giovani, rappresentano la comunità con cui sono cresciuta. In questo modo dico agli anziani: è anche la nostra festa, non solo dei bambini. A Natale non rinuncio al pasto in compagnia. Perché è lì che ognuno di noi ritrova gioia, allegria e piacere per la vita nella sua essenza.