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Mistero sull'Alpe: scrivi anche tu Chi è Elisabetta Bucciarelli?

Il concorso “Cooperazione noir” di quest'anno propone come luogo del delitto l'alpe. La scrittrice Elisabetta Bucciarelli presenta un intrigante racconto giallo ambientato in alta quota. Partecipa alla 10ᵃ edizione del concorso che scade il prossimo 25 marzo 2018 Autrice di sceneggiature, saggi e romanzi, Elisabetta Bucciarelli si è imposta come giallista con “Io ti perdono” (Premio Fedeli 2010) e “Ti voglio credere” (Premio Scerbanenco 2010). L'ultimo romanzo, non di genere, si intitola “Chi ha bisogno di te” (ed. Skira, 2017). La scrittrice milanese, che collabora da anni con Cooperazione, conduce anche laboratori di scrittura sensoriale. www.elisabettabucciarelli.it

16 febbraio 2018

Dalla parte sinistra dell'alpe si andava verso l'agriturismo Pino Alto, una struttura di legno, con una decina di stanze, letti comodi e piccole tende rosse. Intorno c'era un ampio prato dove pascolavano liberamente capre e pecore. L'attività di ristoro era gestita dai coniugi Rando insieme al figlio. Si poteva alloggiare tutto l'anno trascorrendo giornate speciali in un angolo di paradiso. «Carlo vieni a sederti!» gridò Antonia, richiamando il piccolo a tavola, dove avrebbe trovato un bricco di latte tiepido e una fetta di torta alla crema di limone. Carletto, sei anni e l'energia di un puledro, era un cliente affezionato di Pino Alto, la madre lo portava lì ogni estate, non c'erano pericoli, così mentre correva e giocava con gli altri bambini, lei approfittava per riposarsi. «Smetti di giocare a nascondino, vieni a fare colazione!». «Lasciatelo fare Antonia, tornerà quando gli verrà fame, ho sempre fatto così con i figli e con gli animali». Annabelle, la padrona di casa, aveva ragione, proprio in quel momento uno dei cani pastore iniziò a scodinzolare alla ricerca della sua ciotola. Insieme al cane ecco il bambino rientrare di corsa, le braccia larghe e un grido di lacrime che gli impediva di farsi comprendere. Le due donne restarono immobili, poi chiesero: «Che succede Carlo?». «Sono morte!» e indicò la collina, dove le pecore e le capre brucavano dal primo mattino. «Chi è morto?». «Le pecore» aveva risposto. «Una forse dormiva, ma l'altra era tutta rossa e aveva gli occhi chiusi». «È il tuo gregge?» chiese Antonia.



Annabelle rispose di no. Antonia De Nardo, al mestiere di mamma univa quello di agente di polizia. E siccome il figlio non si dava pace, decise di andare a vedere. Quello che Antonia trovò fu una natura morta con pecore a terra. E un fotografo dalla capigliatura bionda che stava finendo di scattare foto alle vittime. Due decedute, quattro stese su un fianco, solo all'apparenza addormentate. Dovette farsi largo tra il bestiame, che brucava placido nonostante l'accaduto, prima di scorgere un uomo con la faccia cupa che arrivava a passo svelto. «Maledetti!» gridava, più arrabbiato che disperato. «Si può sapere cosa è successo?» chiese la De Nardo con un tono da interrogatorio. «Non lo vede da sola? Pecore morte, anche oggi, tra poco non ne resterà nemmeno una». Antonia continuò a domandare: «Ma lei chi è?». «E perché dovrei risponderle?» disse l'uomo. «Magari sapere che sono un'agente di Polizia potrebbe aiutarla? Sono in vacanza, ma resto sempre una poliziotta». «Ho già fatto denuncia, ma nessuno che mi aiuti». «Potrebbe trattarsi di una volpe affamata». «La volpe si è sfamata ma non ha ucciso». Antonia lo guardò con attenzione, vestiva con un completo di velluto a coste. Contava le sue pecore, le parve persino che le chiamasse per nome. «Dove abita?» gli chiese. «Dietro questa collina, al relais Abete Bianco, venga a trovarmi, le offro un caffè. Adesso ho le bestie da seppellire e i clienti da sfamare. Tra non molto mi mancherà il latte per i formaggi e se andrà avanti di questo passo i turisti si spaventeranno». L'Abete Bianco era una stalla trasformata da cinque anni in un piccolo incanto. «Che non piace a tutti, evidentemente. Venga e valuti lei stessa» concluse l'uomo. Così, prima del tramonto, con le farfalle ancora in volo, Carlo per mano e uno zaino in spalla, Antonia era quasi arrivata a destinazione. Un dehors tra gli abeti accoglieva la merenda di molti passeggiatori e dei clienti. Elegante, esclusivo, in tavola solo prodotti dell'orto e il lavoro del pascolo. Formaggi di capra, piccoli dolci, un panetto di burro e marmellata di frutti di bosco. Una donna la invitò a sedersi: «Lo so che alloggia al Pino Alto, ma sappia che non è come sembra». Era rabbiosa ma si calmò grazie all'arrivo del fratello: «Siamo a quindici pecore morte e cinque capre, adesso si dice che sia il lupo ad attaccarle, ma non è così. Le avvelenano». «E chi avrebbe vantaggio a decimarvi il gregge?». «Quelli là» disse la donna e subito subì lo sguardo in tralice dell'uomo. «Quelli là chi?». Se ne andarono entrambi lasciandola senza risposta al tavolo, fu in quel momento che Antonia si accorse della coppia vicino a lei. «Verremo qui il prossimo anno» le disse la ragazza. «I prezzi sono migliori e la cucina è uno sballo, lupi permettendo…».


Il paragone era con Pino Alto, di cui erano anche loro clienti. Fu in quel momento che Antonia intuì qualcosa di nero sotto il sole dell'estate sull'alpe. «Ci fanno la guerra» le raccontò Annabelle quella sera a cena, mentre Carlo disegnava tranquillo. «Le guerre non si combattono da soli» commentò Antonia. La proprietà dell'Abete Bianco era dei Masso, sorella e fratello figli di una della più antiche famiglie della valle, mentre i gestori del Pino Alto provenivano da un vallone laterale, e si erano insediati sull'alpe da una sola generazione. Si spartivano il turismo, litigavano spesso, non si sopportavano. «L'anno scorso hanno abbassato così tanto i prezzi che alcuni dei nostri clienti hanno disdetto lasciandoci la caparra» aggiunse il marito. In quel momento il figlio si affacciò al salone, aveva fretta di sparire. «Vieni qui!» gli intimò la poliziotta, pur fuori dall'esercizio delle sue funzioni. E infatti il ragazzo non le diede retta. Fu il padre a richiamarlo. Aveva un coniglio defunto sulla spalla destra. «Lo vede? Le tagliole non le mettiamo noi». «Sarà qualche cacciatore di frodo?». «Sono quelli dell'Abete Bianco» commentò l'uomo. «Ammazzano i vostri conigli e voi le loro pecore, sono entrambe cose che non si fanno» cercò di ammonirlo Antonia. «Noi non c'entriamo con le loro bestie. Ci devono lasciare in pace». La De Nardo decise di riparlare con i Masso; il fratello si lamentò dell'orto secco: «Gettano un diserbante di na scosto e l'insalata muore da un giorno all'altro». E ancora con Annabelle: «Raccolgono i mirtilli con i rastrelli, lo fanno che sono ancora acerbi e a noi non resta niente». Sia gli uni che gli altri negavano qualsiasi addebito, pecore e capre morte, coniglio defunto, insalate rinsecchite e saccheggio dei frutti di bosco. L'ultimo giorno di vacanza Antonia stava facendo colazione con il piccolo Carlo. Il suo sguardo si appoggiò sul foglio da disegno del figlio. Raffigurava una specie di carneficina, capre e pecore circondate da realistiche pozze di sangue, il coniglio morto e per fortuna anche parte del gregge vivo. «E loro chi sono?» chiese al bimbo indicando due figure umane. «Questo sono io e questo è l'uomo che cura le pecore con la siringa e poi fa le foto». Ci volle qualche ora per identificare chi fosse il presunto uomo che cura le pecore. Era Donaldo, il figlio maggiore dell'albergatore a valle. Lo avevano avvistato sia i Masso sia i Rando, la sua chioma bionda non era passata inosservata nemmeno a lei. Antonia seppe che il padre di Donaldo aveva ormai da anni tutte le camere dell'albergo sfitte e questo le parve decisamente un buon punto di partenza per l'indagine che i suoi colleghi avrebbero portato a termine, si augurava, prima di trascorrere la sua prossima vacanza al Pino Alto, o forse chissà, all'Abete Bianco.

Chi è Elisabetta Bucciarelli?

Autrice di sceneggiature, saggi e romanzi, Elisabetta Bucciarelli si è imposta come giallista con “Io ti perdono” (Premio Fedeli 2010) e “Ti voglio credere” (Premio Scerbanenco 2010). L'ultimo romanzo, non di genere, si intitola “Chi ha bisogno di te” (ed. Skira, 2017). La scrittrice milanese, che collabora da anni con Cooperazione, conduce anche laboratori di scrittura sensoriale. www.elisabettabucciarelli.it


Le regole del concorso

Cooperazione bandisce la 10ª edizione del concorso “Cooperazione noir”.

Articolo 1: La partecipazione è gratuita e aperta a tutti i residenti in Svizzera, senza limiti di età e nazionalità.

Articolo 2: Il/la concorrente deve produrre un breve racconto noir inedito e in lingua italiana sul tema “Alpe noir”, con la scena del
crimine ambientata in montagna, su un alpe. Lunghezza massima: 6.000 (seimila) battute, spazi inclusi. Ogni autore/autrice può partecipare con un solo racconto, da inviare in formato word entro domenica 25 marzo 2018 per mail: cooperazione@coop.ch

Articolo 3: Con la spedizione del racconto, l'autore/autrice accetta il presente regolamento; garantisce di essere titolare unico dei diritti dell'opera, acconsente che sia pubblicata su Cooperazione e attribuisce a Cooperazione l'esclusiva.

Articolo 4: Il premio assegnato
al vincitore/vincitrice: a) pubblicazione del racconto su Cooperazione; b) 600 franchi in buoni Coop; c) premiazione a “Tutti i colori del giallo” 2018 a Massagno.

Articolo 5: La giuria è composta dalla scrittrice Elisabetta
Bucciarelli, da Duilio Parietti, vincitore del concorso 2017, e da Rocco Notarangelo, redattore di Cooperazione.

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