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Letture all'ombra

Ecco le nostre proposte di lettura per l’estate: dai racconti sul tempo che fugge di Magris al saggio su populismo e democrazia, dal giallo con l’investigatrice Delia Fischer al romanzo sul cimitero di un villaggio austriaco.

01 luglio 2019

Racconti

Sulla vecchiaia e sul terrorismo basco

Nelle cinque brevi storie di Tempo curvo a Krems (Garzanti), Claudio Magris, con la sua prosa esatta, che fonda saggistica e letteratura, racconta di uomini in età avanzata – dall’industriale che sta per abbandonare il mondo a un testimone degli orrori della Grande Guerra –, alle prese con il proprio passato e la vita di oggi. Ma senza cadere nella trappola della nostalgia o del desiderio di rivalsa. Perché la vecchiaia (Magris ha compiuto 80 anni), pur con il suo “avanzare per indietreggiare”, è “un infinito presente” aperto a una nuova libertà.

Dopo le fiamme (Guanda) raccoglie i racconti che Fernando Aramburu ha scritto nel 2006; e sono il laboratorio di scrittura che ha generato il romanzo di culto Patria (Guanda, 2018). Perché anche nelle dieci storie il filo rosso è la violenza terroristica dell’Eta nei Paesi Baschi. Spicca il racconto “Madri”, dove la protagonista piange la morte del marito in un attentato e si interroga, con semplicità e compassione, sul perché tante persone, in nome della loro utopia di patria, «devono causare dolore al prossimo».

Gialli

Due investigatori

Dopo Rossa è la neve, Monica Piffaretti torna con un nuovo caso dell’investigatrice bellinzonese Delia Fischer: Nere foglie d’autunno (ed. Salvioni). Si tratta di tre tedeschi anziani ammazzati in Ticino, con la stessa arma – una P-38 della seconda guerra mondiale – e quattro lettere, HDVS, a marchiare i delitti. È un serial killer, un naziskin? Tra mille peripezie, l’ex commissaria Fischer riuscirà a scoprire il piano criminale che lega i tre morti: dalla Varsavia di oggi ai “fatti di Chiasso” del 1945, quando 300 militari tedeschi accettarono la resa.

Il noir norvegese non è solo Jo Nesbø o Anne Holt. C’è anche Gert Nygårdshaug con il suo intrigante investigatore Drum, titolare di un ristorante stellato. Dopo L’amuleto, la nuova indagine in Frederic Drum e il mistero del re di pietra (ed. SEM) riguarda l’omicidio del suo amico direttore della Galleria nazionale di Oslo, colpito a morte da un oggetto mentre è alla guida dell’auto. C’entra forse la preziosa statua del re assiro Assurbanipal che teneva nella sua casa di campagna?

Romanzi

Il cimitero e l’opera prima

Il piccolo cimitero ormai dimenticato di un villaggio austriaco, con le storie di ventinove morti raccolte da un uomo che ogni giorno su una panca sotto una betulla li incontra e li sente parlare, è il commovente scenario del romanzo Il campo, di Robert Seethaler (Neri Pozza). Un gioiello letterario su segreti, vizi e passioni umane, private e pubbliche. Dal parroco fuori di senno che incendia la chiesa alla donna che ha avuto relazioni con tanti uomini ma ne ha amato solo uno, fino al marito che accoglie la morte della moglie come una liberazione.

Non perdere le viti (ed. Casagrande) è il brillante romanzo d’esordio della vallesana Céline Zufferey. Il protagonista è un fotografo trentenne con ambizioni artistiche ma costretto a fotografare mobili e oggetti d’arredo. Con uno stile leggero ricco di dialoghi e humour, l’autrice racconta le frustrazioni, le illusioni e i dolori di un giovane adulto dei nostri giorni, con le fantasie per la bella Nathalie, il padre nella casa di riposo, la passione maniacale per le chat. Un destino ineluttabile? Il riscatto sarà forse nella collaborazione fotografica per un sito porno…

Saggi

Il populismo e il male

Popolo ma non troppo (ed. il Mulino) di Yves Mény offre una puntigliosa analisi sul malessere delle nostre imperfette democrazie e sui limiti concettuali e politici della critica dei movimenti populistici alle élite (partiti, governi, Bruxelles…). Per lo studioso francese, il popolo è un soggetto fittizio, anche se indispensabile per legittimare il potere democratico. Anche le dittature pretendono di governare in suo nome e per il suo bene. In realtà, nelle nostre società complesse il popolo non esiste e ogni movimento che pretende di incarnarlo non solo non può rappresentarlo, ma rischia di favorire l’ascesa dell’uomo forte, del salvatore della patria.

La stupidità del male (Feltrinelli) di Ermanno Bencivenga fornisce una riflessione filosofica sulla malvagità di uomini, reali e immaginari, come Hitler, i terroristi islamisti e Michael Corleone. Nella visione kantiana di Bencivenga il male esiste e si manifesta regolarmente, ma «non ha dignità intellettuale», non c’è una teoria, una logica che possa giustificarlo, come ne esistono invece per il bene. Insomma, ogni atto malvagio è banale (Arendt) e stupido (Bencivenga), mentre chi lo commette non è né banale né stupido.