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Felice tra mucche e montagne

Avrebbe potuto intraprendere una promettente carriera di giocatore di hockey, ma Matteo Ambrosini ha scelto l’agricoltura. Con anima e cuore. Le visioni di un giovane contadino di montagna.

FOTO
Massimo Pedrazzini / MAD
02 dicembre 2019

Matteo Ambrosini.

Più informazioni sul Padrinato Coop: www.coop.ch/padrinato

Sempre meno giovani sono attratti dall’agricoltura, dalle mucche da latte, dalle valli, dalla natura… Matteo Ambrosini, 21 anni, non è uno di questi. Anche se avrebbe potuto intraprendere una promettente carriera di giocatore di hockey – Arno Del Curto avevo notato il suo talento già nel 2013 –, a prevalere è stata la passione per gli animali e la montagna e il piacere di produrre derrate alimentari.

Incontriamo Matteo a Cevio, nella sua nuova stalla, in costruzione. Siamo a metà novembre, fa freddo, mancano portoni, caseificio, rampe d’accesso… praticamente è un cantiere. L’importante investimento non lo spaventa? «No, ma sono un po’ deluso soprattutto per come avanzano i lavori. Mi sembra di non essere preso sul serio per la mia giovane età» risponde schietto Matteo. Perché al rientro dalla stagione alpestre, a settembre, la stalla doveva essere pronta. In queste settimane c’è posto per le mucche, ma non ancora per le capre. Ma Matteo non si perde d’animo. Grinta e tenacia sono nel suo DNA.

Il valmaggese Matteo Ambrosini con suo fratello Nicola allevano mucche di razza Bruna Originale e capre e non vedono l'ora di produrre le loro specialità di formaggio nel nuovo caseificio.

La mucca che produce latte e carne

Cresciuto al Pian di Peccia, “in cima” alla valle Maggia, Matteo non proviene però da una famiglia contadina. Anche se suo papà è agronomo, non può costruire l’attività su una fattoria esistente. «Non mi sento svantaggiato, perché così costruisco la stalla come la voglio io». E nel realizzare il suo sogno, il giovane agricoltore ha ricevuto un sostegno finanziario dal Padrinato Coop per le regioni di montagna. «Al di là della cifra che mi permette di costruire una stalla moderna con possibilità di potenziamento, per me è un importante contributo morale. Vedo che dietro questo versamento c’è gente che crede nell’agricoltura di montagna, lontana dai centri e da tante comodità. Probabilmente capisce che siamo noi a produrre cibi nostrani e di qualità e a curare il bel paesaggio che ci circonda».

Nel 2016 ha comperato la sua prima mucca, di pelo bruno e con corna, della razza Bruna Originale. Perché questa scelta? «È un bovino a doppia attitudine: produce sia latte sia carne. Mi piace perché è un po’ più piccola e “piazzata” delle razze prettamente lattifere. Inoltre, si muove bene sul nostro territorio» spiega Matteo. Al momento del foraggiamento, le mucche, una dozzina, si affacciano alla mangiatoia, una a fianco all’altra. Spunta una fila di corna, un panorama insolito al giorno d’oggi. «Io trovo che le mucche con le corna siano più tranquille: hanno la loro gerarchia, passano una alla volta per la porta e non si schiacciano tra di loro per voler passare – racconta Matteo –. È chiaro che le corna richiedono più spazio, in questa stalla ci starebbero più mucche se scegliessi bovini senza corna».

Nel frattempo ci raggiunge anche Nicola, il fratello poco più giovane di Matteo. Anche lui agricoltore e casaro di formazione, attivo in azienda. Alla domanda com’è andata la stagione alpestre, risponde senza esitare: «Non sono contento! Perché ho passato l’estate alla scuola reclute».

Insomma, due fratelli con una passione smisurata per l’agricoltura. E da quest’anno si recano all’alpe di Brunescio, a 1.600 metri. Producono formaggio d’alpe, formaggella, büscion e robiole misti e solo di vacca e la mascarpa.

Alla domanda finale sul perché gli Ambrosini hanno scelto di fare bio, Matteo afferma con un sorriso: «Ho fatto tanto di testa mia, e papà mi ha sempre sostenuto. Ma sulla scelta bio… è lui che mi ha convinto. E alla fine devo dire che ha avuto ragione». 

INTERVISTA

Raffaele Sartori

Membro del Padrinato Coop per le regioni di montagna.

L’entusiasmo è vissuto

Perché il Padrinato Coop ha deciso di sostenere una costruzione di stalla e caseificio di un giovanissimo agricoltore?

Il Padrinato Coop sostiene finanziariamente i contadini di montagna anche nell’ambito di progetti di costruzione o risanamento di stalle e caseifici aziendali, generalmente e, come pure in questo caso, su segnalazione dei Servizi agricoli cantonali preposti. Matteo Ambrosini, oltre che molto giovane, è soprattutto un agricoltore molto capace che si può avvalere del grande sostegno della famiglia nello svolgimento della sua attività e che ha dimostrato competenza ed entusiasmo nei contatti intercorsi con la nostra organizzazione.

Quali sono le chance dell’agricoltura di montagna?

Sono convinto che un’agricoltura di montagna sostenibile debba sempre di più integrarsi con altri settori come quelli culturali, turistici ed educativi. Fondamentali rimangono comunque l’entusiasmo e la professionalità del contadino e degli altri attori nel campo agricolo.

Quanti e quali progetti avete sostenuto in Ticino e nel Moesano?

Nel 2019 erano una decina di progetti: acquisizioni di aziende agricole, costruzioni o ammodernamento di stalle, caseifici e punti vendita aziendali, migliorie alpestri e acquisto di macchinari agricoli.

Quali sono le caratteristiche del Padrinato Coop?

Il nostro “atout” è quello di essere legati a Coop. Contribuiamo in due modi a favore dell’agricoltura di montagna: tramite il Padrinato (Coop si prende a carico i costi amministrativi, mentre tutti gli altri incarichi si basano sul volontariato). E tramite i prodotti Pro Montagna: su ogni prodotto Pro Montagna venduto, alcuni centesimi vanno nel fondo del Padrinato Coop.