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Lana Del Rey: «Honeymoon»

Piaccia o non piaccia, Lana Del Rey è quel che si dice un personaggio. Misteriosa, languida, con un appeal che ricorda le dive hollywoodiane anni Cinquanta. — Diego Perugini

30 settembre 2015

E una musica che mescola malinconia e sensualità, torbide atmosfere e melodie suadenti. La voce, poi, fa il resto: sexy e romantica al tempo stesso, drammatica nel raccontare storie d'amore e di morte. L'altra faccia del sogno americano, insomma. In questo Honeymoon (Universal) viene accentuata la dimensione più notturna e sognante, per un disco che viaggia fra atmosfere noir e tristezze dell'animo, con predominanza assoluta di ballate lente e suggestive.

Da Honeymoon a Music To Watch Boys To, sino all'esperimento (riuscito) trip hop di High By The Beach e all'esotica Salvatore, dove Lana snocciola qualche parola in italiano. I fan lo ameranno perdutamente, gli altri (come noi) lo troveranno alla lunga un po' noioso. Poco convincente la chiusura con un'esangue cover del classico Don't Let Me Be Misunderstood: ascoltare per credere lo struggente originale di Nina Simone.

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