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Kesha è fuggita dal (suo) passato

Liberatasi dai suoi fantasmi dopo un sofferto percorso di riabilitazione, l'artista americana torna ora con Rainbow (Kemosabe Records), album più libero e personale, sorta di catarsi verso la rinascita finale. — DIEGO PERUGINI

28 agosto 2017

Una storia particolare, quella di Kesha. Debuttante al fulmicotone nel 2010, si è poi persa fra stress da successo, disturbi alimentari e il controverso rapporto col produttore Dr. Luke, accusato di abusi sessuali e psicologici. Liberatasi dai suoi fantasmi dopo un sofferto percorso di riabilitazione, l'artista americana torna ora con Rainbow (Kemosabe Records), album più libero e personale, sorta di catarsi verso la rinascita finale. La voce è forte e potente, fra rabbia e speranza, al servizio di canzoni con molti spunti autobiografici e un suono che mette alla berlina gli eccessi elettrodance del passato per abbracciare un pop dalle varie sfumature. Dalle atmosfere acustiche dell'iniziale Bastards alle sontuose ballate Rainbow e Praying fino al country stile Johnny Cash di Hunt You Down. Suggestivo il duetto con l'icona Dolly Parton in Old Flames (Can't Hold A Candle To You), più energiche Let ‘Em Talk e Learn To Let Go. Un lavoro per certi versi sorprendente, un ritorno promosso a pieni voti.  

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