X

Argomenti popolari

tempo libero & Cultura

«Senza Lucio, oggi non sarei qui»

Abbiamo incontrato l'amico e compagno di tante avventure musicali di Dalla. Ci racconta della canzone “Almeno pensami” portata a Sanremo, dell'album dedicato a lui, del loro primo curioso incontro. ----- DIEGO PERUGINI

19 marzo 2018

Ci ha messo sei anni, Ron, prima di uscire allo scoperto e raccontare il “suo” Lucio Dalla. «Perché fare qualcosa subito dopo la sua morte mi sembrava di cattivo gusto. E non me la sentivo proprio» ci confessa. Ora, però, è arrivato il momento di un disco, Lucio! (Sony), col punto esclamativo proprio come il carattere e la grandezza del compianto artista bolognese. Un album dove Ron, amico e compagno di tante avventure “dalliane”, rilegge classici come Piazza Grande, 4/3/1943 e Futura, duettando qua e là col suo maestro. Mentre il finale è affidato a un nuovo arrangiamento, più “sporco”, del capolavoro Come è profondo il mare.

Ci ha messo sei anni, Ron, prima di uscire allo scoperto e raccontare il “suo” Lucio Dalla. «Perché fare qualcosa subito dopo la sua morte mi sembrava di cattivo gusto. E non me la sentivo proprio» ci confessa. Ora, però, è arrivato il momento di un disco, Lucio! (Sony), col punto esclamativo proprio come il carattere e la grandezza del compianto artista bolognese. Un album dove Ron, amico e compagno di tante avventure “dalliane”, rilegge classici come Piazza Grande, 4/3/1943 e Futura, duettando qua e là col suo maestro. Mentre il finale è affidato a un nuovo arrangiamento, più “sporco”, del capolavoro Come è profondo il mare.

Ron, perché questo cd? E proprio adesso?
Dopo sei anni dalla sua scomparsa, ho sentito il bisogno di dire la mia, dare un contributo personale, un atto d'amore. Rifare queste canzoni è stato come ritrovare Lucio, una persona a cui devo molto. Senza di lui oggi non sarei qui. Ho colto l'occasione del suo 75° compleanno, poi di mezzo c'è stato Sanremo, dove ho cantato un suo inedito, Almeno pensami, contenuto nel disco.

Com'è nata l'idea di andare al festival?
Non era in previsione, poi mi ha chiamato Claudio Baglioni dicendo di avere fra le mani un inedito di Dalla. E che solo io potevo cantarlo. Ho ascoltato con emozione il provino e ci ho sentito dentro tutto Lucio, così mi sono messo al lavoro e ho provato a darne una versione mia, ma senza cambiare una nota o una parola.

Come ha lavorato sulle altre canzoni?
Le ho scelte d'istinto. Alcune portano anche la mia firma, come Piazza Grande e Attenti al lupo, ma non è stato quello il discrimine. E mi sono mosso in punta di piedi, per non strabordare. Sono entrato in studio con tre musicisti e lo spirito giusto, abbiamo registrato in presa diretta in soli 23 giorni. Tutto in modo semplice e trasparente, ma stando attenti ai dettagli e agli arrangiamenti, proprio come avrebbe voluto Lucio, che era molto esigente e preciso. Il sound è essenziale e riflette il mio amore verso la West Coast americana, classici come Joni Mitchell e James Taylor.

Quando ha conosciuto Dalla?
Ero giovanissimo; a un concorso mi notò un talent scout della famosa casa discografica Rca, che m'invitò a Roma per incontrare un autore e farmi sentire una canzone per Sanremo. Avevo solo 16 anni, m'accompagnò mio padre. Dopo un paio d'ore Lucio si presentò all'incontro ingessato e in carrozzella perché reduce da un incidente d'auto. In pratica vedevamo solo gli occhialini e la barba, ci fece subito morire dal ridere. Mi propose Occhi di ragazza, che però non venne ammessa al festival. Così la prese Morandi e divenne un grande successo. Ma da lì nacque una grande amicizia e anche un proficuo scambio artistico: venivamo da mondi diversi, lui più jazz e rhythm'n'blues, io più vicino ai cantautori americani. E il confronto arricchiva entrambi. Tra le tante esperienze ricordo l'emozione del tour Banana Republic nel 1979 con lui e Francesco De Gregori: curavo gli arrangiamenti e mi esibivo davanti a sessantamila persone.

Cosa le manca di più di Lucio?
Mi mancano la sua gioia, il suo modo d'essere. E anche la sua schiettezza. Lucio era molto sincero, nel bene e nel male. Eravamo un punto di riferimento l'uno per l'altro: capitava che mi chiamasse alle due di notte per farmi sentire qualcosa che aveva appena scritto. E io facevo lo stesso. In un mondo dove si è sempre più soli, era bellissimo sapere di poter sempre contare su uno come lui.

Porterà in tour questo disco?
Sì. Per ora ci saranno solo due concerti in maggio: il 6 al Teatro Dal Verme di Milano e il 7 all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Ma conto di fare poi un tour vero e proprio, sempre e solo col repertorio di Lucio. Ho in mente tanti altri pezzi straordinari da riproporre, a partire da Le rondini, che non sono riuscito a inserire nell'album.


Torna al menu «MUSICA» Vai alla sezione «TEMPOLIBERO» Torna all'HOMEPAGE