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«Cooperazione Noir 2018»: ecco la vincitrice e i racconti dei partecipanti!

Era ambientata sull'alpe la scena del crimine della X edizione del concorso letterario. Ha vinto Martina Ravioli con il racconto che qui pubblichiamo. Le illustrazioni sono di Fabio Porfidia.

07 maggio 2018

Il garrito stridulo di una rondine solitaria ferisce il silenzio. I due ragazzi si guardano. Ancora qualche centinaio di metri e sbucheranno dal bosco. L'aria diventa rarefatta e pura e il silenzio è un frastuono assordante.
L'alpeggio li accoglie con la capanna di sasso e lo storto steccato di legno scurito dal tempo, a perenne protezione degli spiriti delle vacche che non ci sono più.
I due si riposano all'ombra dei muri coperti di licheni; la porta è un'orbita vuota su un passato di lavoro e fatica. La cima Mött si staglia sopra le loro teste. Sono partiti all'alba per conquistarla, ma la strada è ancora lunga e la sosta è diventata una necessità impellente.
Il ragazzo biondo è silenzioso, cupo. Lo è stato fin dalla mattina, da quando il Moro lo ha obbligato a passare dal sentiero dell'Alpe Cordada.
«Tè... Biondo: ma perché non volevi passare da qui?».

Il ragazzo si volta e lo fissa. Negli occhi scuri un'ombra superstiziosa di paura, le labbra dischiuse a cercare parole d'angoscia che difficilmente renderanno giustizia all'accaduto. Il Biondo sospira e, incalzato dall'amico, inizia a raccontare. Scarica il PDF
Tanti anni fa su quest'Alpe viveva un uomo. L'uomo non aveva un nome, era per tutti l'Alpigiano. L'Alpigiano amava le sue bestie, conosceva le m ucche una per una e le chiamava, sussurrando i loro nomi tra cime e valli. Nomi che sapevano di primavera e di erba fresca, di fiori e di latte appena munto. La Carolina era la sua prediletta, ma niente batteva gli occhioni della Brunella o la coda della Rosetta. Gli zoccoli della Nana risplendevano come perle sulle dure pietre e il pelo della Palmira era morbido come una nuvola. Le amava ancor di più da quand o era morta la moglie. Una donna allegra e chiacchierona, un po' rumorosa, ma gran lavoratrice.
L'avevano trovata in fondo al canalone. Una morte scomposta e rumorosa anch'essa, carattrizzata dal suono delle ossa che si rompevano ad ogni rimbalzo della donna sulle pietre aguzze del dirupo scosceso. Ogni osso spaccato era un rumore sordo che l'Alpigiano non potrà mai dimenticare. Fosse stato consapevole che buttare la moglie nel dirupo avrebbe causato così tanto rumore, avrebbe scelto un altro modo per ammazzarla.
Il Moro scoppia in una grassa risata: «Non crederai mica a queste leggende, moccioso!». Il Biondo, risentito, lo guarda e continua a raccontare.

La donna fu seppellita nel cimitero del piccolo paese, adagiato nella valle all'ombra dell'alpe. La sua morte fu messa a tacere, ma le malelingue avevano intessuto una trama d'orrore in cui l'Alpigiano diventava protagonista. Da allora l'Alpe Cordada fu avvolta da una bruma di maledizione e mistero. L'Alpigiano, incurante dei pettegolezzi, continuava indisturbato la sua vita.
Una sera di fine estate quattro ragazzi partirono dal piccolo paese. Una bravata dovuta ad un bicchiere di troppo. Arrancavano su per la montagna, il passo pesante e gli occhi lucidi di alcool a cercare il sentiero nascosto dalla notte. La stalla dell'Alpe Cordada era l'obiettivo; una tanica di benzina nello zaino e un acciarino nella tasca erano gli strumenti.

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L'autrice: Marina Ravioli

Martina Ravioli (1988) vive ad Agno. Ha studiato scienze naturali e lavora nell'ambito della comunicazione.
Da sempre ama leggere e «giocare con le parole» per dar vita a racconti e ironiche riflessioni sul mondo. Ha un romanzo nel cassetto e molti sul comodino.
I suoi autori preferiti spaziano tra i generi: Valerio Massimo Manfredi, Jacqueline Kelly, Bill Bryson. Recentemente è rimasta affascinata dal noir “Ninfee nere” di Michel Bussi.
L'idea del racconto, con cui ha partecipato al concorso “Cooperazione noir” è «scaturita da una riflessione e dal dilemma su che cosa è disposto a fare un uomo per ottenere ciò che vuole».

Massagno noir

Dal 16 al 18 maggio, al cinema Lux di Massagno, XIV edizione di “Tutti i colori del giallo”. Con tre prestigiosi scri ori: Roberto Costantini, Ian Manook e Giampaolo Simi. Con il sostegno di Coop cultura.

“Frammenti di male” è il titolo e il filo rosso della XIV edizione di “Tutti i colori del giallo”, che si tiene dal 16 al 18 maggio, presso il Cinema Lux di Massagno. Con la formula collaudata e molto apprezzata di tre scrittori ospiti, un ricco aperitivo e la proiezione di un film.
Ad aprire la rassegna, mercoledì 16, ore 18.30, c'è Giampaolo Simi, voce emergente della giallistica italiana. Con lui, il male si trasforma in bene e l'accusatore diventa difensore: una grande narrativa per una riflessione necessaria. Nel 2015 ha vinto il Premio Scerbanenco con Cosa resta di noi (Sellerio). Sarà presentato da Teo Lorini. Segue il rinfresco alla toscana e il film di Giuseppe Tornatore “Una pura formalità” (1994), con Depar- dieu e Polanski.
Giovedì 17, ore 18.30, l'ospite è Ian Manook, pseudonimo di Patrick Manoukian, vera star in Francia. La sua trilogia, edita in Italia da Fazi, con l'incorruttibile commissario Yeruldulgger della polizia
di Ulan Bator, mette a fuoco la malavita del terzo millennio, con le leggende e saggezza del popolo mongolo. Dialogherà con il critico Luca Crovi. Dopo l'aperitivo franco-mongolo, il film “Il segreto dei suoi occhi” (2009) dell'argentino Juan José Campanella. La serata finale, venerdì 18, ore 18.30, tocca a Roberto Costantini, autore della cosiddetta “Trilogia del male” per l'editore Marsilio. Realtà odierna e misteri dell'Italia del Novecento, intrighi ed enigmi nei rapporti con la Libia. Un mix perfetto di storia, cronaca, mafia, religione, servizi segreti. E una scrittura coinvolgente, che lascia senza fiato i lettori. Sarà introdotto da Debora Gabaglio. Segue l'aperitivo romano e il film americano “Seven” (1985), di David Fincher, con Brad Pitt. Tutte e tre le pellicole saranno presentate da Gino Buscaglia. Il film è sostenuto da Coop cultura.

www.tuttiicoloridelgiallo.ch

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