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IL QUADRO

Funghi appena colti

Sin dal Rinascimento anche i funghi sono un soggetto apprezzatoper le nature morte. Il pittore lombardo Giacomo Ceruti propone un dipinto dinamico, disponendo porcini e ovuli buoni, come se si trattasse di un’istantanea.

TESTO
FOTO
MAD
23 ottobre 2018

Natura morta con funghi, di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, ante 1736 (olio su carta, cm 28 x 41), è esposto al Museo Baroffio di Varese.

C’è chi non teme le levatacce e neppure le ore di cammino su impervi sentieri pur di raggiungere l’ambita meta: tornare a casa con il cestino pieno di funghi. D’altra parte, il fatto che tale ricerca avvenga mentre si è immersi nella natura e che si possano poi preparare deliziosi piatti – a condizione che si sappiano distinguere i commestibili dai velenosi – sono ottime ragioni per assencondare questa passione, che conta nei nostri boschi un alto numero di adepti.
I fungiatt si districano dunque fra le numerose specie di questa strana forma vivente, comprendente anche muffe e lieviti, che solo nell’Ottocento è assurta al rango di regno. Già dal Rinascimento, però, i funghi erano apprezzati come soggetto pittorico e iniziavano a comparire in una categoria ben precisa di quadri, quella delle nature morte.
È il caso dell’olio su carta di piccolo formato del pittore lombardo Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, in cui compaiono due delle specie più apprezzate, i porcini e gli ovuli buoni. L’impianto dell’opera è molto semplice: rispetto alle nature morte seicentesche che ruotavano attorno alla presenza centrale di un contenitore, qui i funghi sono appoggiati direttamente sul piano, che si confonde con lo sfondo, e sono collocati senza un ordine apparente. In realtà è la loro disposizione lungo diagonali diverse a creare movimento. Come se si trattasse di un’istantanea rispetto ad una fotografia in posa.
Le imperfezioni, i colori che variano nei gambi ancora terrosi perché appena colti, così aderenti al vero, fanno del Pitocchetto un valente pittore di nature morte, anche se queste ultime sono numericamente inferiori rispetto al resto della sua produzione. La scelta di una tavolozza con pochi toni tenui ha fatto datare l’opera a prima del 1736, quando l’artista parte per il Veneto e inizia ad utilizzare colori più brillanti.


L’artista

Giacomo Ceruti

Giacomo Ceruti (Milano 1698-1767) si trasferisce nel 1726 a Brescia, dove ha l’incarico di dipingere ritratti per il Broletto. La sua specializzazione in questo genere di opera e la scelta dei soggetti fra i più disagiati gli vale il soprannome di “Pitocchetto”, ovvero pittore dei pitocchi, i poveri e i reietti, rappresentati sempre con grande dignità e fedeltà al vero.