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Viaggio nella capitale del Mediterraneo

Palermo è quest'anno Capitale italiana “delle culture”, con oltre 800 eventi in cartellone. Fiore all'occhiello: la biennale d'arte contemporanea Manifesta 12. Un'occasione per scoprire i suoi tesori arabo-normanni, i palazzi nobiliari e il suo street food.

30 aprile 2018

Il rito del passeggio dei palermitani in piazza Garibaldi, con lo scenario neoclassico del Teatro Politeama.


TESTO: ROCCO NOTARANGELO – FOTO: PUCCI SCAFIDI


Un suggestivo panorama notturno di Palermo.

A due passi, prima tappa, la Chiesa della Martorana, edificata nel 1141, con i mosaici bizantini e gli affreschi settecenteschi; poi “salire” verso la Cattedrale, che si presenta con la balaustra in marmo ornata da statue di santi e il bellissimo portico gotico del 1453. Il “percorso Unesco” continua con altre due perle: Palazzo reale o dei Normanni, costruito intorno al X secolo dagli emiri arabi, e la Cappella Palatina, ricoperta di decorazioni in oro e mosaici, con un maestoso Cristo pantocratore che troneggia nella cupola. Infine, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, con le sue cupole rosse arabeggianti e un chiostro-giardino che invita alla quiete. Oltre a queste meraviglie arabo-normanne, il centro storico pullula di altre innumerevoli chiese e palazzi nobiliari. Due sono imperdibili: la chiesa del Gesù o Casa Professa, apoteosi del barocco, e il Palazzo Valguarnera-Gangi, in cui fu girata la celebre scena del ballo di Claudia Cardinale e Alain Delon ne “Il gattopardo”. Il cuore antico della città è un mosaico di negozi, bistrot e vivacissimi mercati all'aperto (Ballarò e Vucciria).


Il mecenate Massimo Valsecchi in una sala in fase di restauro del Palazzo Butera.

Girovagando, ci si può concedere il piacere di una granita al caffè o di una brioche col gelato, ma anche una pausa gastronomica a base di street food: dagli arancini di riso alle panelle (frittelle con farina di ceci). Da alcuni anni il centro storico è rifiorito grazie anche dell'Associazione Alab, che ha unito 70 negozi dell'artigianato creativo palermitano: dalla ceramica alla sartoria, dal riciclo all'art-design. Nel dedalo delle viuzze intorno a piazza Croce dei Vespri c'è un brulicare di botteghe e bancarelle. Il presidente-fondatore Pietro Muratore, 68 anni, non nasconde la sua soddisfazione: «All'inizio è stato difficile, ma oggi più di 300 artigiani e artisti collaborano, si scambiano esperienze e conoscenze. Il risultato? Valorizziamo la microeconomia locale, con una crescita annua del fatturato del 20%, e osserviamo con piacere tanti turisti che si aggirano incantati tra i vicoli».


Pietro Muratore (68) presidente Associazione Alab.

Ma torniamo a Palermo Capitale della cultura. Che non è solo un titolo onorifico, ma un ricco cartellone con oltre 800 eventi, dall'arte alla letteratura, dal teatro alla musica. Ogni giorno succede qualcosa. L'appuntamento forse più atteso è Manifesta 12, la biennale d'arte contemporanea itinerante (due anni fa era a Zurigo), che da giugno occuperà varie piazze e dimore nobiliari. Una delle sedi è Palazzo Butera, una piccola reggia del Settecento di 7mila metri quadrati, affacciata sul golfo di Palermo, nel quartiere arabo della Kalsa. Una Domus magna in cui soggiornarono Goethe e varie teste coronate (il Kaiser di Prussia Guglielmo II, il re d'Inghilterra Edoardo VII) e che necessitava di restauri. Tre anni fa è stata acquistata dal settantenne gallerista e mecenate milanese Massimo Valsecchi, con la moglie Francesca, proprietari di una prestigiosa collezione (Andy Warhol, Gilbert&George, David Tremlett…). Dopo 50 anni trascorsi a Londra, a causa anche di Brexit, hanno scelto come patria elettiva Palermo e per acquistare il palazzo la coppia ha deciso di mettere in vendita un'opera di Gerard Richter della loro collezione. «La prima volta che sono venuto in Sicilia è stato quattro anni fa» confessa il filantropo. «Passeggiando nei vicoli del mercato di Ballarò, visitando chiese e palazzi, conoscendo varie persone, sono stato folgorato da questa città e dal suo DNA: l'ospitalità, l'integrazione.


Ignazio Garsia (72) direttore Fondazione The Brass Group.

In questo momento storico in cui il sogno dell'Europa unita declina e le frontiere si chiudono, la Sicilia apre le braccia a tutti». Palazzo Butera si appresta a diventare il museo della collezione Valsecchi, con l'obiettivo «di portare a Palermo il meglio delle culture del mondo, dall'arte greco-romana all'elvetico Johann Heinrich Füssli». E da giugno accoglierà Manifesta 12 e le opere di 5-6 artisti internazionali. «C'è anche uno svizzero, ma non posso svelare il nome, il programma non è ancora definitivo» conclude Valsecchi. Per finire, proprio vicino a Palazzo Butera c'è un altro sito da non perdere. È il complesso monumentale dello Spasimo, un'ex chiesa benedettina del XVI secolo, senza tetto, un teatro a cielo aperto, sede della Fondazione The Brass Group, cioè dell'Orchestra jazz siciliana. «Palermo è anche Capitale della musica, con tre orchestre stabili: oltre alla nostra, quelle del Teatro Massimo e del Teatro Politeama-Garibaldi», sottolinea il direttore della fondazione Ignazio Garsia, 72 anni. «Qui hanno suonato i grandi della storia del jazz: Miles Davis, Charles Mingus, Chet Baker. E da giugno ad agosto questo scrigno ha in programma tanti concerti jazz e una rassegna cinematografica sotto le stelle. Venite a trovarci!»

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«La mafia ci ha fatti rinascere»
Sindaco di lungo corso, Leoluca Orlando parla della rinascita della città: grazie alla cultura, alla fine della vergogna mafiosa e all'accoglienza dei migranti.



Signor Sindaco, qual è il suo
rapporto con la Svizzera?
Sono nato il primo agosto, giorno della festa nazionale svizzera. Più di così? Poi, quest'anno abbiamo aperto la stagione dell'opera al Teatro Massimo con il Guglielmo Tell. 

«Palermo, da capitale della mafia a capitale della cultura»: quanta verità c'è in questo slogan che lei ha lanciato?
La verità è che Palermo è la città al mondo culturalmente più cambiata negli ultimi 40 anni. Certo, sono cambiate anche Mosca o Berlino, ma a causa della caduta del Muro. La “rinascita” di Palermo, invece, è avvenuta con le proprie forze, inclusi quanti hanno dato la vita per liberarla dall'ipoteca mafiosa. È proprio grazie alla mafia che noi siamo rinati. Come i
tedeschi sono diventati migliori dopo il nazismo.

Anni fa a Basilea, in una conferenza, lei raccontò che negli anni Sessanta ad Heidelberg, dove studiava, evitava di dire che era di Palermo. Qual è oggi all'estero la percezione sui siciliani?
Innanzitutto, da anni non vengo più invitato in Svizzera o Germania per parlare di lotta alla mafia, ma per presentare la dimensione culturale della mia città, del suo cambiamento, di essere non più un luogo di vergogna e di paura ma di speranza.

Palermo ha nella sua storia una vocazione multiculturale. Come reagisce all'intolleranza e alla xenofobia sempre più diffuse?
Noi abbiamo scelto di essere razzisti, nel senso che la razza è una sola: quella umana. Chi arriva a Palermo è palermitano. Palermo è una capitale del Mediterraneo. Orgogliosa di contribuire alla nascita di una sinagoga, di avere il Dalai Lama cittadino onorario, di celebrare il capodanno cinese al Teatro Massimo…

Palermo ospita Manifesta 12, la biennale dell'arte contemporanea, che due anni fa si è tenuta a Zurigo. Quali obiettivi ha questa rassegna per la città?
Manifesta aiuterà Palermo a darle consapevolezza della propria ricchezza culturale e umana. Ma anche Palermo farà cambiare Manifesta. Due anni fa sono stato a Zurigo a visitare Manifesta 11, ospite della Sindaca Mauch. Ho visto delle belle installazioni anche nelle banche, nei negozi di orologi. Ecco, le nostre banche, le nostre orologerie sono le piazze, i palazzi del centro storico, le borgate marinare.

www.palermocapitalecultura.it