Natale in casa Zanetti | Cooperazione
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RACCONTO
NATALE

Natale in casa Zanetti

La cena di Natale con il tacchino e le patate, la riconciliazione dopo la crisi coniugale tra Sandra e Giorgio e la confessione finale della figlia Anna.

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illustrazioni andrea de carli
20 dicembre 2019

L'autrice

DORIS FEMMINIS

Doris Femminis nasce a Cavergno nel 1972. Accanto al lavoro di infermiera in psichiatria, per otto anni alleva capre in val Bavona. Nel 2002 si trasferisce a Ginevra e inizia a scrivere quello che era un sogno fin dall’infanzia: la storia di sua nonna e di alcune donne nella civiltà contadina. Nel 2014 torna ad abitare in montagna e nel 2016 pubblica “Chiara cantante e altre capraie “ (ed. Pentagora).
Per raccontare il mondo della psichiatria, scrive “Fuori per sempre” (ed. Marcos y Marcos, 2019). Con la sua famiglia vive nel Giura vodese, dove lavora come infermiera a domicilio.

I signori Zanetti vivono da quarant’anni in via delle Robinie, pian terreno. Elettricista in pensione, lui voleva fare il contadino, ma era un mestiere da fame. Ora solca il salone avanti e indietro con le mani ingroppate dietro la schiena. Portinaia a vita, lei avrebbe volentieri insegnato, ma era la prima di tanti e stasera, per la nascita di Gesù, è felice di offrire alla famiglia il tacchino con le patate del suo orto. I coniugi hanno avuto due grandi gioie: la figlia Sandra, che ha riempito di senso il lavoro e il tempo libero e li ha spinti ad aggrapparsi nei momenti di scoramento, e la nipotina Anna, che da piccola rallegrava di vita il salone silenzioso. Agli inquilini del condominio la signora Zanetti raccontava ogni exploit della bambina e nei corridoi si sentivano esclamazioni sorprese da tanta generazionale intelligenza.

Adesso Anna è grande e sembra vagare tra gli ormoni, il web e l’inquietudine. La nonna immagina bene l’ansia di una giovane che deve imbroccare la strada giusta per il futuro e, nelle pause dello spazzettone, sulle scale si sente echeggiare: al dì d’incöö l’è mia facil.

Sandra e Giorgio, i genitori della pargoletta, si erano fusi e mai slacciati, una riunione di due metà come ci piace sognare: si erano sposati, avevano avuto la bambina e si vedevano ai giardinetti, lui o lei le domeniche mattina e insieme sulle piste da sci, agli incontri con la scuola, così carini e belli, che con la piega degli occhi promettevano di essere sempre contenti. Sandra amava il marito, un uomo retto e gentile, e amava vivere con lui, che la faceva ridere e, quando si arrabbiava, usciva a fare un giro in bicicletta, tornava con le pizze e la convinceva a mangiarsele insieme sul divano.

Giorgio spargeva buonumore come semenza e tanta gioia generosa aveva contaminato una tal Jessica, i cui messaggini Sandra aveva scoperto sul display del marito, pieni di passione e appuntamenti. E così, senza avvisaglie, senza crisi né litigi né rimproveri, fatti due conti con la stabilità e l’orgoglio, Sandra gli aveva detto ti devo parlare e, due settimane dopo, Giorgio faceva le valigie.

Quando, piangendo, la figlia aveva annunciato la separazione, increduli i genitori l’avevano fatta sentire in colpa, perché a chel rospo si erano abituati, l’è come un fiöö, e anche se i figli si possono perdere e non ci si può far niente, qualcosa sarà be’ successo no, per mandare tutto a ramengo? Ma cosa avesse preso al futuro ex marito, a parte la Jessica, Sandra non lo sapeva, e lui la rassicurava del suo amore e giurava che non aveva voluto, era semplicemente capitato, si era fatto trascinare, era stato ingenuo, un gran tamberlo, il che era un fatto, ma averle mentito? Chi era quell’uomo, per il quale avrebbe messo la mano sul fuoco, che tradendo la sua fiducia, rivelava quanto fosse stata ingenua, cieca e ridicola?

Con Jessica ormai era caso chiuso e da mesi Giorgio tentava di riconquistare sua moglie e il divano di casa. Il terapeuta li aveva convinti a immettere linfa nuova nella coppia e, per ritrovarsi, si erano azzoppati a un corso di salsa con erotici sudamericani dalle anche molleggiate, avevano visitato romantiche cittadine del Nord mano nella mano, si erano trastullati in tiepidi bagni all’aperto con vista sulle Alpi e avevano fatto l’amore, finalmente.

Insomma, quel tonfo che sarà per sempre una cicatrice, potrebbe anche rivelarsi un trampolino per una prossima tappa, proprio ora che Anna pare sempre più affascinata dalla sua generazione e, forse, bisbigliano genitori e nonni, innamorata…

Ed eccolo dunque Giorgio, un uomo che ha sempre amato la famiglia, la sera di Natale si prepara. Giacca cravatta profumo barba, vestito della festa riempie i sedili di regali e attraversa la città. In via delle Robinie arriva lento, la macchia grigia appare nel quadro della finestra. Lo aspettano i Zanetti, che non lo vedono dallo scoppio della crisi e hanno deciso di perdonare. Quella sera lo accoglieranno come sempre: ti fè cito, che i’è mia afari noss.

Anna è rapita dal suo telefonin, i nonni la osservano impietriti sfoggiare due nuovi tatuaggi, sulla nuca e dietro l’orecchio, e notano che persino quella sera indossa pantaloni slabbrati dai quali sbucano cosce e ginocchia, ma ti gh’è mia frécc? Sandra apre al marito, gli sorride, un po’ troppo. Lui è imbarazzato: offre fiori alla suocera, la bacia, ringrazia per l’invito. Al suocero stringe la mano, l’è un pezzom che s’vedom pü. Dà una sberletta alla figlia che mugugna ciao papi, bacia Sandra sulla bocca come non faceva prima.

I nonni hanno fatto l’albero. Insieme sono saliti in valle e hanno tagliato un abete della misura giusta in un posto che sanno loro, dove si arriva in macchina. L’hanno schiacciato nel baule e ornato con le solite lucine e palle, perché è la ripetizione a far famiglia. La signora Zanetti ha tirato fuori il mini-presepio prefabbricato, che è sempre più brutto e polveroso, ma l’è al compleanno dal Signor e a questa cosa ci tiene; ha messo la tovaglia della festa, ricamata a mano, e allegra chiede di accomodarsi. Sulla tavola, tra le candele, il consueto piatto di misto comprato dal macellaio del paese per l’occasione, che lassù fanno ancora roba buona. Mangìi, mangìi, dice mentre torna in cucina.

Le lucine intermittenti dell’albero palpitano sui bordi dei piatti. Sandra serve il misto, Anna non ne vuole, è vegana, per il pianeta e gli animali, spiega alla faccia allibita del nonno, vegacosa?

Sandra era al corrente, ma non ha avvertito la madre, che si precipita disperata e chiede ma alora cosa ti mangi?

– Le patate e la verdura. Una smorfia di rabbia si stampa sulla bocca della nonna; le piace far piacere e quell’omissione rovina tutto.

– Ti podevi dimal, – rimprovera alla figlia.

– Ö già, – la difende Giorgio, – se ci mettiamo a seguire ogni petola…

Per trattenersi dal ribattere, la signora Zanetti stringe forte le labbra, guarda il marito e torna ai fornelli.

Gli adulti terminano i salumi.

– Spegni quel coso, – dice Sandra. Anna la guarda appena e continua.

– Spegni, – ribadisce Giorgio. La figlia spegne e lo affronta:

– Invece le tue petole ce le siamo farcite.

– Anna, – irrompe la madre, – quello che succede tra me e il papà non ti riguarda.

– Infatti non esisto, – risponde la figlia e affonda nello schermo.

– Piantala. Il tono è aspro, furioso, appena trattenuto. Sandra potrebbe piangere.

La nonna arriva con il tacchino. Ha arrostito le uova per la sua cara, che la sera di Natale non si mangiano solo patate e verdura. Anna non osa dire che neanche le uova…

– Grazie nonna, – le sorride.

È il nonno a deviare il discorso sul lavoro di Giorgio, mentre mangiano il tacchino, poverino. Poi è ora di aprire i regali. Anna riceve un computer nuovo, come richiesto. I genitori la ripagano dell’annata tesa che le hanno fatto subire. Lei offre un profumo alla mamma e un giornale di moto al papà per farsi perdonare l’arroganza e le provocazioni. Si baciano, ti voglio bene, ti voglio bene.

I nonni ricevono il cesto con i prodotti dell’alpe e della mazza nostrana. Giorgio ci tiene a dire due parole rivolte alla moglie:

– Mi dispiace tanto per quest’anno e ti ringrazio di darmi un’altra possibilità, – asserisce con un piccolo dubbio speranzoso. Sandra è impassibile, allora lui rincara:

– Ho una famiglia meravigliosa, una sposa meravigliosa, due suoceri meravigliosi. Ho rischiato di buttar via tutto.... grazie, – ripete. Giorgio è un groppo di vero dispiacere.

La signora Zanetti si scioglie in lacrime:

– Ti l’è propri faia grosa!– e lo abbraccia.

Anna nel frattempo si è innervosita, gli occhi schizzano: schermo-finestra, schermo-finestra, non fa caso alla riconciliazione in corso. Di botto prende coraggio:

– Anch’io devo dirvi qualcosa.

– Ammò? – scherza la nonna, – che non mangi neanche il panettone?

– Sono innamorata.

- Ma va, e chi l’avrebbe immaginato? – la stuzzica il papà che si è un po’ ripreso.

– Di lei, – annuncia la ragazza puntando il dito verso una giovane che saltella nel gelo.

– Ciao mami, ciao papi, – una sctrincia ai nonni, Anna si veste, dall’uscio radiosa si gira: – Buon Natale.