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L'altra Svizzera a sud delle Alpi

Come vivono gli svizzeri tedeschi e i romandi che risiedono in Ticino? E cosa fanno per mantenere un legame con la propria lingua e la propria cultura d’origine? Per scoprirlo, abbiamo incontrato quattro di loro.

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Sandro Mahler
28 luglio 2019

Eleni Stäheli in un angolo suggestivo di Mergoscia, dove ha vissuto gli ultimi vent’anni.

«La mia Heimat è Mergoscia», rivela sorprendendoci un po’ Eleni Stäheli.

Pressoché impossibile da tradurre, il concetto di Heimat in tedesco rimanda al luogo in cui ci si sente emotivamente a casa. Solitamente si tratta del posto in cui si è nati o cresciuti. Ma non sempre e non per forza. In ogni caso non per lei.

«Sono originaria del canton Turgovia, che ho lasciato quando avevo 16 anni. Poi ho sempre cambiato luogo di vita ogni 3-5 anni. I 20 anni a Mergoscia sono un record per me!».

Véronique Arlettaz nella corte della casa di Odogno dove la vallesana ha «messo radici».

L’Oltralpe in Ticino

Dopo una prima parte di carriera nel management e nell’aiuto allo sviluppo, Eleni Stäheli ha sentito il bisogno di cambiare. È così diventata una delle tante svizzere tedesche che vivono stabilmente a sud delle Alpi. Ha comprato casa a Mergoscia e si è messa in proprio, gestendo un bed & breakfast e aiutando persone anziane a mantenere la propria autonomia.

Il cambio di carriera l’ha portata a fare anche delle nuove formazioni nel campo della gerontologia. «L’ultima l’ho cominciata a 60 anni e l’ho finita l’anno scorso». E per non farsi mancare niente, Stäheli è anche presidente della Deutschschweizer-Verein Minusio (Dsvm), associazione che propone attività culturali e del tempo libero, rivolte in particolare agli svizzeri tedeschi residenti in Ticino.

«Lo Jass fa parte della nostra cultura, come anche le passeggiate o le escursioni in montagna», ci dice mentre qualche tavolo più in là ci si sfida a carte. «Ed è bello ritrovare queste cose pur cambiando regione linguistica».

Un’altra proposta della Dsvm sono gli Erzählcafé, dove ci si può trovare a condividere le proprie esperienze e le proprie riflessioni attorno a un tema sempre diverso. «Si svolgono in tedesco», spiega. «Ma abbiamo già accolto anche ticinesi, romandi o olandesi. In quel caso li conduco in Hochdeutsch».

Peter Jankovsky davanti a Casa Serodine, uno dei ritrovi di Agorà Ascona.

Il rapporto con la lingua

«In Ticino sono presenti due grossi gruppi di persone di lingua tedesca», chiarisce Peter Jankovsky, collaboratore della Nzz per la Svizzera italiana. «Quello più numeroso è rappresentato dai pensionati. Noi che viviamo e lavoriamo in Ticino siamo molti meno. Però siamo ben integrati».

In questo senso, la conoscenza dell’italiano è un aspetto fondamentale. «Parlare la lingua dell’altro apre sempre sia porte che cuori», conferma il giornalista. «Ma per chi arriva in età avanzata spesso è difficile imparare una nuova lingua. Molti non ci riescono».

Jankovsky è anche l’ideatore e il moderatore degli incontri di Agorà Ascona, appuntamenti bilingue – in tedesco e in italiano – durante i quali si discute con piglio filosofico della vita. «Alltagsphilosophie», filosofia di tutti i giorni, la definisce lui. La particolarità è che ognuno è invitato a partecipare attivamente.

«All’inizio di ogni incontro invito il pubblico a porre domande, a interrompere». E questo sia quando è presente un ospite, proveniente dal mondo della cultura, della politica o dell’economia, sia quando al centro viene messo un principio etico, da approfondire attraverso i filtri della filosofia e della psicanalisi, ma anche semplicemente del buon senso.

«Uno degli scopi di Agorà Ascona è in ogni caso quello di costruire ponti, culturali ma anche linguistici, fra la sfera italofona e quella germanofona».

Uno sguardo a ovest

Sul fronte romando, a costruire ponti – «e scavare gallerie» – c’è invece Aux arts etc. Nata a Zurigo 15 anni fa, dalla primavera scorsa l’associazione è presente e attiva anche nella Svizzera italiana, grazie a Véronique Arlettaz, vallesana che da 27 anni vive in Ticino, dove insegna francese al Liceo cantonale di Lugano 2.

«L’idea è quella di essere eclettici nelle proposte: musica, teatro, letteratura, conferenze. E di coinvolgere sia il grande pubblico che le scuole, come abbiamo per esempio fatto con la scrittrice franco-senegalese Fatou Diome. Idealmente ci rivolgiamo a tutti, non solo ai francofoni». Del resto, secondo Arlettaz, «i ticinesi hanno una qualità enorme, quella di non avere paura di confrontarsi con altre lingue».

Quanto al suo personale impatto con l’italiano, confessa che non è stato dei più facili. «Per sentirsi a proprio agio in una nuova lingua ci vogliono anni. E quando parlo italiano sono meno sciolta. Quanto vorrei poter parlare francese in certe situazioni!», ci dice.

«Penso però di avere uno spirito piuttosto cosmopolita. Arrivata in Ticino, la mia prima preoccupazione è stata quella di imparare la lingua». Eppure, anche dopo tanto tempo, rimane una sorta di sfasamento, non solo linguistico, ma anche culturale. «Come quando una sera», racconta, «si è cominciato a cantare. Su 15 canzoni, io conoscevo le parole solo di cinque. Mi ha fatto pensare che qui sarò sempre leggermente à côté. Il che non è comunque per forza un male».

Letizia Gianora legge storie in francese ai propri figli Michele, Sebastiano e Martino, nel loro giardino di casa a Savosa.

Lingua, cultura e figli

Con più lingue in casa, si pone però la questione di quale o quali parlare. Ne sa qualcosa Letizia Gianora, titolare di una ditta di consulenza alberghiera a Savosa, cresciuta bilingue con l’italiano e il francese in Ticino.

Ora, madre a sua volta, dice che «quella di dare anche ai nostri figli il bagaglio linguistico e culturale del francese è stata una scelta ponderata». Quanto al miglior modo di procedere, non sempre appare subito evidente.

«Michele, il più grande, è nato quando ancora stavamo a Zurigo. Alla Krippe, l’asilo nido, gli parlavano in svizzero tedesco. Mentre a casa, io gli parlavo in francese e mio marito in italiano. Adesso che siamo tornati in Ticino, a lui e ai suoi fratelli Sebastiano e Martino continuo a parlare e a leggere storie in francese».

Recentemente si è poi aperta una possibilità aggiuntiva, che Letizia Gianora e i suoi figli hanno subito sfruttato. «I miei bimbi l’adorano», assicura.

Ricciogiramondo, biblioteca interculturale per la prima infanzia, propone infatti momenti di lettura e filastrocche in francese per bambini fra i 2 e i 6 anni. E lo stesso concetto viene ripreso anche per il tedesco.

Insomma, le possibilità di confrontarsi con le altre lingue nazionali in Ticino ci sono. Voi quale scegliete? 


Occasioni d’incontro

Il tedesco e il francese in Ticino

  • Agorà Ascona, incontri e discussioni in tedesco e italiano, con un ospite del mondo della cultura, della politica o dell'economia oppure attorno a un tema: agoraascona.ch
  • Alliance Française, cineclub, conferenze, visite a esposizioni e viaggi aperti a tutti gli amanti della lingua e della cultura francese: alliancefrancaiselocarno.ch
  • Amopa, attività e manifestazioni legate alla promozione della lingua francese, in particolare in occasione della Journée de la langue française: amopa-suisse.ch
  • Association France-Tessin, attività culturali e del tempo libero, rivolte in particolare agli espatriati francofoni residenti in Ticino: france-tessin-amis.ch
  • Aux Arts Etc., un invito a viaggiare tra culture, stili e generi, grazie all'organizzazione di attività culturali in francese per il grande pubblico e nelle scuole: auxartsetc.ch
  • Deutscher Club Tessin, attività culturali e del tempo libero rivolte ai germanofoni residenti in Ticino: deutscherclubtessin.ch
  • Deutschschweizer-Verein Minusio, attività culturali e del tempo libero rivolte in particolare agli svizzeri tedeschi residenti in Ticino: dsvm.ch
  • Gemeinsamdenken, conferenze su vari temi in tedesco, organizzate e presentate al Monte Verità di Ascona: gemeinsamdenken.ch
  • Ricciogiramondo, biblioteca interculturale per la prima infanzia, propone fra le altre cose letture in francese e tedesco per bambini fra 2 e 6 anni: ricciogiramondo.ch