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La stella alpina domata

Catherine Tornay ha scelto di dedicarsi alla coltura della “regina delle Alpi”. Nel Vallese coltiva stelle alpine di qualità bio destinate all’industria cosmetica.

01 agosto 2018

Catherine Tornay al centro della sua piantagione.

 

Il servizio

 

TESTO: YVONNE PINI - FOTO: THOMAS ANDENMATTEN

Le stelle alpine sono nel pieno della fioritura. La rigogliosa distesa bianca risalta sul verde dei prati e dei pascoli circostanti che sovrastano Orsières, un comune situato nella parte francofona del Canton Vallese, lungo la strada che conduce al Colle del Gran San Bernardo. La coltivazione si trova a circa 1100 metri di quota: da qui si gode di una magnifica vista delle cime del Vallese, dominate dal Catogne (2598 m s.l.m.). Oggi però Catherine Tornay non ha tempo di soffermarsi a contemplare la bellezza di questa montagna dalla forma conica, simile a un vulcano. Alle prime luci del mattino l’attende un compito importante: la raccolta delle “sue” stelle alpine.

A conduzione famigliare
La 54enne vallesana, che risiede con la famiglia a Reppaz, un piccolo villaggio sopra Orsières, e che di mestiere fa la postina, da dieci anni si dedica alla coltivazione biologica della stella alpina. Stamattina il campo si trova già in pieno sole: intorno non vi sono alberi a fare ombra, e il caldo si prospetta intenso. La raccolta comporta un gran lavoro manuale, e per questo ad aiutare è venuta quasi tutta la famiglia: il marito Pascal, i quattro figli, tutti già adulti, la sorella e il cognato. «Per noi è una tradizione e in questo modo il lavoro procede più spedito», afferma Catherine Tornay.

Chinarsi e raccogliere…
Caratterizzata da proporzioni armoniose, la stella alpina della varietà Helvetia ha un gambo grigio argenteo lungo circa 15 centimetri, foglie lanuginose e piccoli fiori di color giallo pallido al centro della stella ricoperta di fine peluria. La quattro volte madre e tre volte nonna si inginocchia, afferra un cespo e con il falcetto lo recide a circa un palmo dal fiore. E così, di ciuffo in ciuffo, trascorre la mattinata. Sebbene il campo misuri soltanto 1400 metri quadrati, lavorare chinati e con il sole a picco sulla nuca non è una passeggiata. «Se tutti collaborano, entro mezzogiorno la raccolta sarà terminata», aggiunge Tornay.

 

Un fiore dai molti significati
Contrariamente a quella coltivata, la stella alpina selvatica è severamente protetta e non può essere raccolta. Questo piccolo fiore bianco di montagna, emblema nazionale svizzero e simbolo delle Alpi, riprodotto in molti costumi regionali e sulla moneta da 5 franchi, è metafora di audacia, coraggio e amore. Molte sono le storie che ruotano attorno alla “regina delle Alpi”. Secondo una leggenda, non sarebbe altro che una stella caduta dal cielo. Un altro mito vuole invece che questo fiore sia nato dalle lacrime versate da una vergine dei ghiacci per via dell’infedeltà del cacciatore amato: disperata, la fanciulla si gettò nel vuoto e là dove le lacrime toccarono la roccia fiorirono le stelle alpine. Un tempo, cogliere questa rarità custodita tra le impervie pareti rocciose delle montagne era considerato un atto eroico.
In quanto fiore spontaneo d’alta montagna, la stella alpina cresce ad altitudini che possono raggiungere i 3400 metri, su un suolo povero e in condizioni climatiche severe. Anche per questo, evolvendosi, la piccola pianta erbacea ha sviluppato una serie di efficaci accorgimenti naturali per resistere al freddo e alle intense radiazioni solari, e garantirsi così la sopravvivenza. I ricercatori hanno scoperto che essa contiene sostanze antinfiammatorie e antibatteriche, oltre a un’elevata concentrazione di antiossidanti. Le sue proprietà dermoprotettive la rendono oggetto di elevato interesse commerciale, in particolare da parte dei settori farmaceutico e cosmetico.

Addomesticare la stella alpina
Da sempre legata alla natura che la circonda, Catherine Tornay è una sostenitrice convinta dei poteri delle piante. Da ben 25 anni si dedica a radici ed erbe officinali, e oggi concentra tutte le sue energie sulla stella alpina, la cui coltivazione, rivolta principalmente all’industria cosmetica, rappresenta per lei e la sua famiglia un’entrata aggiuntiva.
«I produttori vengono pagati in base all’estensione dei campi che coltivano e al lavoro prestato, non al raccolto», precisa François Paul, 56 anni, direttore di Alpaflor, un’azienda con sede a Vouvry che si occupa di trasformare i fiori di stella alpina essiccati in un’essenza utilizzata nei prodotti per la cura della persona. «Questo sì che è essere corretti», commenta Tornay. «La pianta è facile da coltivare, ma giungere fino al raccolto richiede tempo e fatica, perché gran parte del lavoro si svolge ancora a mano. Io mi reco sul campo quasi ogni giorno per liberarlo dalle erbacce», spiega. «Se il raccolto va perduto, i nostri guadagni sono pari a zero».
Quest’anno Catherine è soddisfatta. Quando il sole è alto il lavoro di raccolto è ormai concluso. I fiori recisi sono stati appoggiati in un carrello che Pascal Tornay, 56 anni, trasporta a valle con il trattore e fino all’impianto di essicazione della cooperativa Valplantes. Il consorzio dei produttori di piante officinali ed erbe medicinali del Vallese immetterà sul mercato i fiori essiccati per venderli ad aziende alimentari e cosmetiche.
E Catherine Tornay? Finalmente ha tempo per ammirare il paesaggio alpino e godersi la vista sul Catogne.

Protezione solare

Protezione solare con la stella alpina bio

Grazie alle sue virtù protettive, la stella alpina è un prezioso ingrediente per i prodotti solari. I ricercatori hanno scoperto che la lanugine di cui è coperta assorbe quasi completamente le radiazioni ultraviolette dannose, permettendo però il passaggio della quantità di luce necessaria alla fotosintesi. Partendo da qui, Weleda ha ideato la sua linea di prodotti per la protezione solare, utilizzando filtri UV minerali a base di microparticelle di biossido di titanio e ossido di zinco. Questi riflettono i raggi solari come un’infinità di microspecchi. Inoltre i filtri lasciano sulla pelle un sottile strato bianco: un vantaggio che consente di verificare se la crema è stata applicata bene e se la protezione è efficace.

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