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Tra moda e identità

Tre ragazzi, tre stili, ma sempre cool e stilosi. Un viaggio tra giovani affamati di streetwear, una tendenza che rappresenta diversi frammenti di culture urbane.

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PINO COVINO
06 novembre 2018

Marchi.

Ardijan Ramadani

27 anni, Coop City Berna. Il mio motto: «Concentrati sul percorso e non sull’obiettivo».

Cop or Drop. Prendere o lasciare. Così si riassume il trend dello streetwear tra i giovani. I ragazzi hanno bisogno di far sapere se comprano o meno un determinato capo alla moda. Bisogna essere veloci, un capo della Supreme, di Palace o di Off-White, ad esempio, va sold-out in pochi secondi e non verrà più prodotto.
Ma cos’è lo streetwear? Valentino Odorico, fashion editor, ci svela che è un cultura di strada nata negli anni ’80, fortemente influenzata dal campo della musica hip hop e punk. «La moda dello streetwear è nata dagli ambienti del surf e degli appassionati di skateboard, diffuso quindi tra giovani alternativi che amavano vestirsi comodi, Nike e Adidas, per intenderci. In origine è stato sviluppato nei quartieri poveri, dove i giovani hanno cercato di darsi un valore e un’identità. Oggi vediamo in scena Gucci e Louis Vuitton, che grazie anche a collaborazioni con marchi e artisti legati allo street, hanno portato questa moda sulla passerella e alzato il target a livelli improponibili».

Casual.

Hypebeast.

Marchi.

Come spiega quindi il nostro esperto, lo streetwear non è altro che una moda e come tale rispecchia la società odierna e l’identità delle persone di una determinata epoca. «Prima lo streetwear era underground con valori di gruppo e di appartenenza. Ora, invece, è di massa, completamente diverso: quello del finto vivere semplice in una società orientata all’apparire».
«In un certo senso – prosegue Odorico - lo streetwear è l’ennesima macchina per fare soldi, crea bisogni nel consumatore e dona anche una identità ben precisa in questo mondo dominato dal web e dall’anonimato». Sì, perché sarà anche snaturato, ma lo street riesce ancora nel suo scopo di esprimere la personalità delle persone. Oggi sono perlopiù persone benestanti a coprirsi di marchi street, ma anche uomini “giacca e cravatta” che vogliono ritagliarsi un momento di comodità, comprando l’ultima felpa di Armani e tuta della Gucci.
Ma come si fa a rimanere al passo con le novità in un mondo in cui le tendenze cambiamo sempre più velocemente? «Qui entrano in gioco i marchi come Supreme, che decidono di vendere capi unici un determinato giorno della settimana a un preciso orario. Dopo pochi minuti dall’apertura al pubblico tutto è esaurito, chi è rimasto a mani vuote dovrà aspettare la prossima settimana per accaparrarsi qualcosa di nuovo».
Per gli indecisi poi esistono gli influencer, come il rapper Kanye West, che dettano legge nello streetwear. Chi li segue, e che al di là dei propri gusti personali rincorre gli ultimi trend per impressionare gli altri, ha addirittura una definizione: hypebeast.
Quanto tale fenomeno cavalcherà l’onda del successo non è semplice da dire, ma la cosa certa è che la moda non abbandonerà facilmente questo fenomeno e molto probabilmente si farà influenzare fino a crearne uno nuovo.


Casual.

Casual: un modo di vestire che prevede un’ampia scelta di capi disinvolti, ma professionali ed eleganti. Un look versatile, attento anche all’ecologia (con capi di cottone biologico) e sofisticato, ma non troppo. Insomma, un outfit che vira verso il comodo raffinato.


Marchi.

Marchi: non solo fashion, ma anche cool. Uno stile che prevede marchi iconici dell’alta moda prestati a brand apprezzati dalle nuove generazioni e marchi che sono riusciti a trasformare lo sport in una tendenza.


Hypebeast.

Hypebeast: una persona che colleziona abiti (per lo più felpe), scarpe e accessori con l’unico scopo di impressionare gli altri: brama uno status sociale tale da vantarsi, ad esempio, di portare una felpa con soli 217 altre copie nel mondo. Reso possibile da Internet.