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«La fontana non si tocca»

Una mozione chiede di abbatterla, ma il sindaco Borradori dice “no”. Sguardo su piazza Molino Nuovo, punto nevralgico di un quartiere «che diventerà il biglietto da visita di Lugano». - PAOLO D'ANGELO

TESTO
13 marzo 2018

Il sindaco di Lugano, Marco Borradori, sorride in una grigia mattina d?inverno.

PIAZZA MOLINO NUOVO, LUGANO, © 2018 FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA
PIAZZA MOLINO NUOVO, LUGANO, ©2018 FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

Due file di parcheggi, un largo marciapiede e, nascosta dagli alberi, una fontana con servizi igienici sotterranei. Siamo in piazza Molino Nuovo, in una fredda giornata di febbraio. A dominare è il grigio meteorologico del cielo e della pioggia e quello architettonico del cemento. Il riflesso argentino di un venti centesimi finito in una delle due vasche vuote dell'opera di Tita Carloni dello studio Carloni-Camenisch* prova invano a scalfirlo. Da 60 anni sulla fontana gli animi dei luganesi sono lacerati. «È da abbattere», chiedono senza mezzi termini in una mozione dello scorso novembre i consiglieri comunali leghisti Andrea Censi e Boris Bignasca. «Sono dell'opinione che la fontana non si debba toccare», risponde il Sindaco Marco Borradori, mentre trova riparo dalla pioggia sotto una delle tre punte della vasca superiore a forma triangolare. Il sindaco giudica però positiva la mozione dei colleghi di partito, poiché riporta al centro dell'attenzione la piazza, ma ribadisce il suo attaccamento alla fontana «per il suo valore storico, architettonico e culturale», e anche perché «la popolazione del quartiere la guarda e la ricorda con molto affetto».

L'acqua piena di schiuma
E a evocare con struggente nostalgia e tenerezza i tempi in cui la piazza cambiò completamente volto, nel 1959, con la costruzione della fontana, è Bellinda Wick. Fondatrice della prima scuola di danza in Ticino, lo scorso dicembre, dopo 57 anni di attività, ha lasciato gli storici locali di via Volta per trasferirsi in nuovi spazi, sempre a Molino Nuovo. «Ho passato il testimone a mia figlia», si limita a dire con la voce esile di chi sta vivendo con lacerazione il distacco da una vita interamente dedicata all'arte della danza. Wick rammenta la sua giovinezza nel quartiere, a cavaliere tra gli anni '50 e '60, quando erano le grida dei bambini a riempire le strade e non il rumore dei motori. E i giovani si ritrovavano in piazza. «Che sorpresa suscitò in noi quando fu versata della lisciva nella fontana. Si riempì di schiuma. Che ragazzata!», continua la ballerina classica, nata in un giorno di primavera del 1940. Wick tiene per mano suo marito, che l'ha accompagnata sin qui e volge lo sguardo verso una piazza diventata uno degli incroci più trafficati di Lugano. «Da bambina percorrevo queste strade con mia mamma, quando facevamo la passeggiata per andare in città, nelle sere d'estate che trascorrevamo sul lungolago. E poi, qualche anno più tardi ci ho portato mia figlia, quando era piccola».

Bellinda Wick appoggia la sua mano destra sul bordo della fontana e racconta di quando si riempì di schiuma: “Una ragazzata”.


Il cavalluccio a dondolo
«Qui c'era un piccolo parco giochi e proprio in questo punto c'era un cavalluccio a dondolo di legno!», esclama Carolina Candolfi, indicando il punto in cui vi era il suo preferito, proprio vicino alla fontana. Oggi la presidente dell'Associazione “Vivi Molino Nuovo” ha 45 anni e il suo obiettivo è di animare, con iniziative di tipo aggregativo e sociale, il popoloso quartiere luganese, che conta quasi 10mila abitanti provenienti da un centinaio di Paesi di tutto il mondo. «Questa è una piazza che merita più attenzione. Purtroppo è stata trascurata nel corso degli ultimi tempi. Negli anni '70 e '80 qui si organizzavano il Carnevale e tante altre feste, che facilitavano l'inclusione sociale», racconta mentre si siede su una panchina. Con il passare del tempo «la piazza ha perso la sua anima», intorno sono stati costruiti nuovi palazzi, e a Candolfi non sorprende che siano in molti a ritenerla brutta: «È trascurata. È inevitabile che ciò accada». «L'auspicio è che si possa condividere un percorso di conoscenza reciproca e migliorare la qualità della vita di tutta la zona», aggiunge Candolfi, sottolineando la necessità di moltiplicare gli eventi sulla piazza, a partire dal mercato, rilanciato tre anni fa insieme al Carnevale. «Con questi appuntamenti la piazza ha trovato una nuova vivacità». Ma il lavoro da fare è tantissimo: «Per rendere Molino Nuovo e la sua piazza più allettanti bisognerebbe unire le forze. Fino a una ventina di anni fa vi era molto più entusiasmo, più voglia di collaborazione. Sarebbe bello se oggi ritrovassimo quella spinta costruttiva che coinvolga tutti, a partire dai bar e locali pubblici della zona, che potrebbero scendere in piazza e farla
vivere, pulsare», conclude Candolfi.

Carolina Candolfi, presidente di “Vivi Molino Nuovo” vorrebbe una piazza più vissuta e che torni a essere punto di aggregazione per il quartiere.


 “Via i parcheggi”
Chi l'ha vista veramente viva, quando «non c'era che lo slargo con l'unico scambio del tram che andava da Lugano Centro al cimitero», è Silvano Montanaro, docente, animatore, regista, scrittore, ma soprattutto testimone e anima di una piazza e di una città che hanno cambiato volto a partire dagli anni '50. I suoi ricordi sono legati a un quartiere dove, fanciullo, percorreva via Trevano per andare a scuola e via Zurigo (allora via Colle) terminava sulla piazza davanti al Ristorante della Posta.
Il “maestro” racconta della grande emozione che provava ogni qualvolta in piazza «vedeva suo padre percorrere orgoglioso in frac quella manciata di passi che lo portava sul palco per il concerto annuale della Civica Filarmonica che lui dirigeva». Era quello l'unico giorno in cui le corse del tram si interrompevano prima dello scambio, perché lo spazio veniva occupato dal pubblico che assisteva al concerto. Un momento unico di festa e cultura popolare che richiamava quasi tutti gli abitanti del quartiere». Silvano, mentre ci parla, si mette in posa per la foto. Davanti ai suoi occhi via Bagutti, i nuovi palazzi e l'hotel. «Che senso ha una piccola piazza che ha da una parte posteggi e dall'altra ancora posteggi?» afferma, mentre ci avviamo verso il Dante Tea Room, locale storico della piazza, dove a Montanaro viene dato un caloroso benvenuto: «Buongiorno maestro». Dopo il breve ristoro attorno a un caffè, attraversiamo via Trevano e torniamo alla fontana che Gianfranco Rossi, architetto e artista scomparso cinque anni fa a 85 anni, soprannominò “il sombrero”. Il nomignolo viene ricordato nel libro “Dala piazza ai cà dal '48”, di Angelo Paparelli. Rossi lodò l'opera di Tita Carloni, definendola una «composizione architettonico-scultorea che richiama il concetto di trasfigurazione continua nel tempo». «Mi dispiace vedere questa piazza così sottovalutata. Ma abbattere la fontana no, non serve, nonostante la sua apparente “pesantezza”. Perché appena l'acqua ricomincia a scorrere, ecco che rivedo i miei figli piccoli e altri bambini del quartiere correre attorno a quel “fortino”, giocare e divertirsi con l'acqua delle due fontanelle e delle tre cascate che scendono sui tre lati, creando un effetto unico», continua Montanaro. E allora che fare? Per lui «si dovrebbe dare il più ampio respiro possibile a questo modesto angolo della città, eliminando i due soffocanti posteggi e restituendo alla gente lo spazio rubato quasi sessant'anni fa. Solo operando in questa direzione si potrà migliorare la piazza e dare a tutti, giovani e vecchi, il privilegio di riconoscersi anche nella Piazza Molino Nuovo di domani», conclude Montanaro.

Silvano Montanaro, una vita da docente alle scuole medie di Molino Nuovo, ma anche regista e scrittore, auspica una piazza più accogliente e libera da parcheggi.


Un domani che sa di ritorno al futuro: tornerà il tram, come allora. Ai tempi la linea 1 da via Trevano andava verso il centro città. Poi fu sostituito dai filobus e dopo ancora dagli autobus. Il sindaco Borradori ricorda che il rilancio di Molino Nuovo passa dalla sua parte settentrionale più che dalla piazza: «Il Polo sportivo e amministrativo, il centro nazionale di calcolo, il Nuovo Quartiere di Cornaredo, la riqualifica delle zone lungo il fiume saranno il biglietto da visita e la porta d'entrata della città». Lugano riparte da qui.

 Lo snack bar e tea-room Dante, locale storico della piazza.

* come da gentile segnalazione del signor Giancarlo Camenisch precisiamo che l'autore del progetto "della piazza Molino Nuovo è lo "studio Carloni-Camenisch, come si evince dall'elenco (Fondo 009 - architetto Tita Carloni) della Fondazione Archivi Architetti Ticinesi. Alla pagina 3 (66 16 S8 52 1957 Piazza e fontana a Molino Nuovo Comune di Lugano Con Luigi Camenisch)".

Il fotografo che ha realizzato le foto panoramiche per Cooperazione.

​​Visita il sito internet di Massimo Pedrazzini​