X

Argomenti popolari

STORIE DI PIAZZA
COLDRERIO

Quando il fuoriclasse giocava in piazza

Don Domenico Galli, Matteo Muschietti e Giuseppe Solcà raccontano aneddoti legati a piazza Pietro Mola, fra cui il calcio su un prato che non c’è più. Ma ci fanno anche capire come Coldrerio offra molto di più dell’area di servizio autostradale per cui è conosciuto.

FOTO
MASSIMO PEDRAZZINI
21 dicembre 2018

Un abete addobbato con bocce rosse e argento e un presepe con figure in legno «costruito da Rolando Pons e dai suoi allievi dell’istituto Canisio di Riva San Vitale», attesta don Domenico Galli, classe 1933, parroco di Coldrerio da 17 anni. Dopo una vita passata in Val Onsernone, a Lugano e a Losone, «sono tornato nel Mendrisiotto, mia regione di origine». A completare la rappresentazione manca soltanto il Bambinello, «che una volta hanno rubato e poi restituito». Sarà adagiato il giorno di Natale fra il fieno in una cassetta in legno, che funge da mangiatoia e da culla.
Non lontano, il busto di Pietro Mola, avvocato, granconsigliere e colonnello dell’esercito che dà il nome alla piazza. Fu protagonista dei famigerati “fatti di Stabio” dell’ottobre del 1876, avvenuti fuori dallo stabilimento balneario Ginella, che rappresentarono il culmine dello scontro tra liberali e conservatori e che sfociarono nella morte di tre dei primi e uno dei secondi.

Piazza di Coldrerio - © FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

I santi rurali in chiesa

All’appuntamento in piazza a Coldrerio giungono anche Giuseppe Solcà, ex docente in pensione e appassionato ricercatore di storia locale, e Matteo Muschietti, municipale del Comune. Nel cuore del villaggio, che conta tremila anime, è un pomeriggio come tanti: il solito fittissimo viavai di auto, pochi passanti, infreddoliti e veloci nell’attraversare il sagrato, e gli avventori che affollano il bar San Giorgio. Anche a Coldrerio dicembre è caratterizzato da momenti di aggregazione: il mercatino di Natale, il tradizionale brindisi di San Silvestro e il concerto nella Chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio, consacrata nel 1599 da monsignor Filippo Archinti, vescovo di Como, e restaurata l’ultima volta nel 2014. Il trompe-l’œil con le finte nicchie raffiguranti le statue di diversi santi e gli affreschi sulla volta del chiassese Alessandro Valdani, dedicati proprio a San Giorgio, sono soltanto alcuni dei piccoli tesori dell’edificio di culto. L’anima agricola e devota di Coldrerio si riflette poi nella scelta dei santi raffigurati sulla parete destra, all’interno della chiesa. «Sono tre: Sant’Isidoro con il bue, Sant’Eurosia spigolatrice e San Grato d’Aosta, vescovo protettore contro le cavallette e i bruchi», spiega don Galli.

 "Mi ricordo ancora del 'Puci' Riva, quando ci inebriava con le sue serpentine", Matteo Muschietti, Municipale di Coldrerio

Don Domenico Galli, 85 anni, tra le figure del presepe e l'albero di Natale.

Il busto dedicato al colonnello Pietro Mola, in prima linea nei "fatti di Stabio", conflitto a fuoco tra liberali e conservatori avvenuto nel 1876.

Giuseppe Solcà, docente in pensione e, insieme alla moglie, studioso de 'I Mola di Coldrerio.

La ricerca su Google

Oggi Coldrerio, balzato recentemente agli onori della cronaca per l’assalto esplosivo al bancomat di un istituto di credito, è conosciuto soprattutto per la Passione del Mercoledì Santo e per la sua area di servizio autostradale. Basta in effetti digitare “Coldrerio” in Google per scoprire che il primo suggerimento ad apparire è “Coldrerio autogrill”. «Ah, non esce “discarica Valle della Motta?”», domanda con una punta di ironia Giuseppe Solcà, accennando alla lunga vicenda conclusasi nel 2005 con la dismissione del sito, ora inserito in un progetto di rivalorizzazione ambientale.
Eppure Coldrerio può vantare la presenza di un’importante azienda internazionale della moda e, nella sua frazione di Mezzana, l’Azienda agraria cantonale. E non bisogna poi scordarsi della frazione di Mercole, dove è stata rinvenuta l’ara romana dedicata a Mercurio, oggi conservata all’interno del palazzo comunale di Stabio. Ma cosa rappresenta Coldrerio nella regione?
Solcà, l’appassionato di storia, parte da lontano: «Nel Seicento, Coldrerio era un villaggio insignificante. Gli uomini validi emigravano in Italia, specialmente a Roma e nel Lazio. Il fenomeno era contraddistinto da un lato da un’emigrazione artistica, composta da architetti, mastri e dal grande pittore Pier Francesco Mola; dall’altro da un’emigrazione di manovalanza che operava sui cantieri. Chi restava in patria lavorava la terra».

Villa e Coldrerio

L’anima semplice di un popolo contadino si traduce nei racconti di Matteo Muschietti, che riesuma un vecchio detto popolare a testimoniare l’antica, seppur ormai sopita, rivalità con la frazione di Villa: “Dies irae, dies illa, in tüt asan quii da Vila, specialmént quii da Culdrée, in tüt asan drizzaa in pée” «Coldrerio era povero e veniva chiamato “ul paes di asan”, il paese degli asinelli. Ogni famiglia aveva il suo pezzetto di terra. Molti erano gli uomini impiegati nelle ferrovie a Chiasso che, dopo il lavoro, andavano nei campi. E nella stalla avevano un asino, usato per il trasporto dei prodotti della terra», spiega Solcà.
Muschietti ci porta dall’altra parte della piazza. Là, dove oggi c’è un parcheggio, davanti all’ufficio postale, una volta c’era un prato. «Per noi qui era il punto di incontro, di ritrovo per giocare a calcio, ma anche a biglie, davanti al sagrato».

Le serpentine del “Puci” Riva

Indelebile nei ricordi di Muschietti e di Solcà è la figura di Ferdinando “Puci” Riva, detto Riva IV, uno dei grandi miti del calcio ticinese, nato e cresciuto qui a Coldrerio e scomparso il giorno di Ferragosto di quattro anni fa. «Quando giocava sul campo di via Comacini, tutta la gioventù di Coldrerio andava a Chiasso e si metteva a bordo campo, sempre sul lato sinistro, per vederlo da vicino e sostenerlo», racconta il docente in pensione.
Muschietti vanta un grado di parentela con l’ala sinistra rossoblù: «Ero molto piccolo, ma me lo ricordo ancora quando ci inebriava con le sue serpentine. Legava gli zoccoli ai piedi con un fazzoletto per non perderli mentre correva». “Puci” è rimasto legato a questo comune. «Alla domenica veniva a trovare i fratelli e ci facevamo sempre una chiacchierata insieme», continua Muschietti, che ci tiene a sottolineare la lunga tradizione calcistica dell’Associazione Sportiva Coldrerio, che milita in Terza Lega.
Ma Coldrerio è anche arte e cultura. Solcà vuole ricordare un amante degli studi e della ricerca storica, don Antonio Monti, parroco dal 1898 al 1938. A lui si deve il contributo decisivo nella scoperta del luogo di nascita di Pier Francesco Mola, venuto alla luce nel 1612 e deceduto a Roma nel 1666. «All’inizio del secolo scorso don Monti entrò in contatto con lo studioso Hermann Voss, critico d’arte tedesco che conosceva la figura del Mola artista a Roma. Sapendo che i Mola erano originari della regione dei laghi, iniziò una ricerca nell’archivio parrocchiale, scoprendo l’atto di battesimo di Pier Francesco Mola. Se non ci fossero stati loro due, non avremmo oggi tutte le notizie su questo pittore».
Un angolo della Roma di Mola, lo si può ammirare nella chiesa della Madonna dal Carmine, dove ci sono alcuni affreschi del pittore di Coldrerio risalenti al 1641-42. «Sarebbe bello che ci fosse un interesse maggiore per questo grande tesoro», conclude Solcà.