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STORIE DI PIAZZA
AVEGNO TERRA DI FUORI

Entra nella Terra di fuori

Insignita del premio Wakker nel 1982, la piazzetta di Avegno è un vero e proprio gioiellino da visitare. Ad aiutarci a conoscere meglio la sua storia sono stati Bruna Martinelli, Patrizio Bondietti, Adriano e Britta Meoli e Waldo Patocchi.

FOTO
Massimo Pedrazzini
08 febbraio 2019

Sguardo sulla piazzetta al "Vinzótt": la fontanella, l'ulivo, l'oratorio della Santissima Trinità, l'acciottolato e i casolari in sasso.

Splende il sole di gennaio sulla piazzetta di Avegno, in Terra di fuori. Sull’acciottolato le ombre delle case disegnano curiose figure geometriche. Percorriamo la stradina che sale verso l’oratorio dedicato alla Santissima Trinità, mentre ci arrivano le soavi note di un organo a canne domestico, una vera e propria chicca in questo angolo di Ticino. Uno strumento di fine XVIII secolo, costruito da Johann Jakob Weber zu Juchten, giunto l’anno scorso da Basilea grazie all’Associazione “Organo Johann Jakob Weber”. Alla tastiera c’è Britta Meoli e, accanto a lei, il marito Adriano, che la osserva in religioso silenzio. “La Bella addormentata”, così è stato ribattezzato l’organo bernese restaurato prima di arrivare ad Avegno, «era appartenuto a una famiglia di medici basilesi che doveva sgomberare la casa dei genitori», precisa Britta.

Britta Meoli suona l'organo in oratorio, giunto da Basilea grazie all'Associazione "Organo Johann Jakob Weber". Ad ascoltarla, il marito Adriano.

Accanto alla porta d’ingresso del luogo di culto c’è Patrizio Bondietti, nato e cresciuto nella Terra di fuori, detta Vinzótt. È lui che ci racconta che questo oratorio, con le sue tele settecentesche e le icone dedicate alla Madonna, eretto nel 1727 e consacrato l’anno successivo dall’Arciprete di Locarno, Don Andrea Trevani, «per tanto tempo ha rappresentato il fulcro della vita di questa frazione». Qui si celebravano le messe e i matrimoni, passavano le processioni e ogni anno, in occasione della festa della Santissima Trinità di maggio-giugno, si tiene l’incanto dei doni.

Britta Meoli smette di suonare ed esce in piazza. Ex insegnante di musica e lavoro manuale cresciuta a Zurigo, ci racconta del suo amore per questo paesino, scoperto per caso, quando lei aveva 8 anni, dal padre Hans Eduard Meier, tipografo di Horgen, celebre per aver inventato il carattere tipografico Syntax. E galeotta fu una vacanza in Ticino quando, nell’agosto del 1976, Britta conosce a Bosco Gurin il locarnese Adriano. Con lui ha messo su famiglia e qui è rimasta.

Piazza Avegno di fuori ©FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

Una volta c’era il “Vaticano”

Arriva un’autovettura. Si ferma in mezzo alla piazzetta. Ecco scendere Waldo Patocchi, classe 1969, segretario comunale di Avegno Gordevio e Bruna Martinelli, che di anni ne ha 93. Testimone e, come si è autodefinita, «superstite» del Ticino rurale che fu. Nel suo libro “Fra le pieghe del tempo” (ed. Dadò), descrive odori, sapori e colori di un mondo rurale, il suo, fatto di un’umanità ancora intimamente legata alla natura, all’acqua del fiume, alla terra, ai suoi ritmi. E si ricorda ancora bene quando, negli anni ’60, per costruire questa piazza, oggi così bella e silenziosa con le sue case in sasso tutt’attorno, la fontana e l’olivo, venne demolito il “Vaticano”, una casa contadina «che aveva una grande corte, il locale adibito al ricovero degli arnesi e sopra le camere avevano le balconate in legno». Si lascia andare ai ricordi Bruna Martinelli, mentre il sole illumina il suo volto. «Sulla balconata c’erano i vasi di gerani e piante grasse, che noi tagliavamo con la ranza per prenderle e trapiantarle». Poi racconta di avere conosciuto l’ultima abitante di questa casa, la Catalina, donna dall’esistenza tribolata, con una sorella morta dopo il parto. Il papà del bambino per la disperazione se ne andò dal paese e non tornò più.

Il sorriso di Bruna Martinelli, contadina e scrittrice, è memoria storica della Terra di fuori.

L’invocazione a San Defendente

Destini crudeli, drammi che venivano condivisi dall’intera comunità, allora molto devota e timorata, che partecipava alla festa patronale della Santissima Trinità e alle rogazioni, processioni per invocare la benedizione divina sui raccolti. E si rivolgeva a San Defendente, militare romano del III secolo che subì il martirio, affinché proteggesse gli avegnesi dai pericoli della natura, compresa la minaccia data dal masso della montagna. «I terrieri di Avegno invocavano il Santo e recitavano così: San Defendente, liberaci dal fuoco ardente, dalla morte per accidente e dal sasso pendente», racconta Bruna Martinelli, che aggiunge: «ancora nel XIX secolo, in paese i primogeniti venivano chiamati Defendente».

Patrizio Bondietti vorrebbe il ritorno di una messa alla settimana per ripopolare la piazza.

Oggi i sussurri delle donne in oratorio, le litanie delle rogazioni, le cosiddette “macchiette”, personaggi singolari e simpatici del villaggio che vivevano in angusti casolari, senza luce e riscaldamento, le voci dei bambini che si rincorrevano nella corte del “Vaticano” sono ormai un lontano ricordo. Uno di questi fanciulli era Patrizio Bondietti, che vorrebbe «il ritorno di una messa una volta alla settimana», in modo da potere ripopolare la piazza, di solito vuota se non in occasione di concerti, festival delle corali, serate meditative con suoni e musiche a lume di candela».

Waldo Patocchi, classe 1969, tra la fontanella e l'ulivo, donato dal Comune italiano di Avegno, in Liguria. I due comuni omonimi sono gemellati dagli anni '70.

Piazza Avegno di fuori ©FOTPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

L’olivo arrivato… da Avegno

La piazza, «un anfiteatro», come l’ha definita Martinelli, «non ha più il “sapore” di una volta», ma è stata comunque insignita, nel 1982, del premio Wakker, perché la sua bellezza ha contribuito alla riduzione dello spopolamento grazie a misure per la conservazione del paesaggio urbano. Un gioiello che, come spiega Waldo Patocchi, si autopromuove grazie al fatto di avere caratteristiche architettoniche originali, con materiali che si integrano nella pietra e nel legno, che richiamano studenti da diversi atenei svizzeri ed esteri. Inoltre, si trova sulla via del Sentiero romano, che un tempo rappresentava il collegamento principale tra Vinzótt (Terra di fuori) e Lüdint (Terra di dentro), e la ciclopista. Come sottolinea il segretario comunale, «c’è un costante lavoro di mantenimento e di valorizzazione di tutto il territorio comunale, a partire dai sentieri di pietra, le case del Cinquecento, le tinaie in sasso, la roggia del mulino, i grotti e altro ancora». Poi, avvicinandosi all’ornamentale olivo vicino alla fontana, racconta: «ci è stato donato dai nostri gemellati di Avegno, in provincia di Genova, e sembra sia l’ulivo più a settentrione presente a Sud delle Alpi. La pavimentazione in sasso, riscaldandosi, crea un microclima che permette alla pianta di sopravvivere anche a queste latitudini». Un tocco di Mediterraneo, portato grazie all’amicizia nata per caso, negli anni Settanta, tra Avegno ticinese e Avegno ligure, grazie a una lettera indirizzata al Comune italiano che era stata recapitata per sbaglio al Comune valmaggese.

Si allungano le ombre sulla piazzetta. Il sole si è nascosto dietro ai monti. Il freddo comincia a mordere.

È tempo dei saluti. Torna il silenzio sulla piazza della Terra di fuori.

Il campanile dell'oratorio della S.S. Trinità.