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STORIE DI PIAZZA
AROGNO

Piccola, Gránda Piázza

Il Teatro Sociale, la Filarmonica, il Café de la Poste. Il luogo di ritrovo degli arognesi raccontata da Guido Balmelli, Mario Delucchi, Celso Tantardini e Michele Matazzi.

FOTO
Massimo Pedrazzini
19 agosto 2019

Una panoramica di piázza Gránda di Arogno con, a sinistra, il Café de la Poste e, a destra, la sede del Teatro Sociale.

Il primo ad arrivare è Celso Tantardini, che ha rimandato al pomeriggio la partenza per la “Fête des Vignerons” pur di non mancare all’appuntamento con Cooperazione. «A dire la verità, piázza Gránda è ancora più grande», ci dice con ironia, viste le dimensioni ridotte di questo “salotto”. L’ex sindaco ci invita subito ad ammirare un affresco murale settecentesco ormai sbiadito, sulla parete laterale esterna dell’edificio sede del Teatro Sociale e della Società Filarmonica. In alto si intravede una colomba in volo con un ramo d’ulivo, circondata da putti. «È lo stemma dei Colomba, stirpe di artisti arognesi del XVII e del XVIII secolo. Si ipotizza che l’affresco fosse la “brutta copia” di un progetto poi riprodotto all’estero. Per esempio, il motivo sul soffitto della nostra chiesa di Santo Stefano, è lo stesso della sala di musica del castello di Ludwigsburg, in Germania». Alla residenza dei Duchi del Württemberg, infatti, il pittore arognese Giovanni Battista Innocenzo Colomba (1717-1801) decorò il soffitto del teatro d’opera.

Piazza Arosio da drone (©FOTOPEDRAZZINI.CH) - Spherical Image - RICOH THETA

La «arognite cronica»

Ecco avvicinarsi Mario Delucchi, ex ispettore scolastico cantonale che, come Tantardini, dichiara apertamente di soffrire di «arognite cronica». Loro ci scherzano su, ma è grazie a questa “malattia” che i posteri potranno leggere della Arogno che fu nel libro “Memorie di cose minute”, edito nel 2009 da Fontana Editori. Per farci scoprire alcuni tesori nascosti di questo comune di mille abitanti della Val Mara, Tantardini e Delucchi ci portano per una breve visita nella vicina piazza Valécc, con i suoi edifici del XVII e del XVIII secolo, la fontana esagonale e Casa Cometta, dimora gentilizia del XVIII secolo, in origine appartenente alla famiglia Artari, dinastia di artisti arognesi che hanno lavorato in mezza Europa, come i Colomba, i Serena, gli Spezza, e altri.

Ci raggiunge Guido Balmelli, maestro di musica e già membro del Comitato della locale Società Filarmonica, «l’anima della musica di Arogno», sottolinea Delucchi. Il padre di Guido, infatti, fu primo clarinetto nella Filarmonica di Lugano e maestro di musica per generazioni di arognesi, mentre il figlio Carlo, da 27 anni è direttore della Civica Filarmonica di Mendrisio. Guido, con grande modestia, si limita a dire «che suona nella filarmonica da 63 anni», e che in «piázza Gránda c’era la musica, la bocciofila; ci si incontrava. Era un’altra epoca».

Piazza Arosio (©FOTOPEDRAZZINI.CH) - Spherical Image - RICOH THETA

Le finestre per gli atelier casalinghi

Un’epoca durata oltre cento anni, iniziata nel 1873 e conclusasi negli anni Ottanta del secolo scorso, in concomitanza con la presenza della prima industria orologiera del Ticino, la allora Challet&Frottez di Porrentruy, che ha profondamente segnato la storia della val Mara e della val d’Intelvi. «Questa azienda giunse dal Giura grazie alla intermediazione del filosofo arognese Romeo Manzoni, che a Porrentruy dirigeva la scuola secondaria femminile e insegnava lingue», racconta Tantardini. «Qui l’operatività della fabbrica, che navigava in cattive acque finanziarie, era assicurata grazie alle sorgenti potentissime del nostro territorio comunale». Questa fabbrica ha portato lavoro, competenze, benessere, e l’arrivo di nuove famiglie da Oltralpe e i nomi francesi degli utensili dell’orologiaio. E ha modificato le geometrie delle facciate delle case del nucleo storico, anche nei pressi di piázza Gránda. dove diverse abitazioni presentano finestre più ampie rispetto alle altre, che permettevano di fare entrare più luce nel locale adibito ad atelier, in cui molte famiglie arognesi eseguivano “a domicilio” lavori di assemblaggio di orologi.

 La fontanella in monolite.

Michele Matazzi, in posa davanti al Café de la Poste.

Il cartello di Piázza Gránda.

Lo stemma della famiglia Colomba, dinastia di artisti arognesi del XVII-XVIII secolo.

Nei primi anni del Secondo Dopoguerra in Piázza Gránda convivevano l’anima antica dei boscaioli e dei caprai (sullo stemma comunale è raffigurato il muso di un caprone) e quella moderna dei lavoratori della fabbrica di orologi. Due mondi che si trovavano in piazza, con i loro centri di ritrovo, i negozi, il teatro, il cinema, la musica. E il Ristorante della Posta, dove fino a pochi anni fa ha vissuto Michele Matazzi, nipote della famiglia Bagutti di Rovio, arrivata ad Arogno nel 1932 da Kreuzlingen, dove esercitava l’attività di pasticceria e panetteria. «Mia mamma e mia sorella hanno continuato, io no. Io ho lavorato in posta, dietro al bancone c’ero solo a finesettimana», racconta Matazzi mentre entriamo nel Teatro Sociale, sede della Società Filarmonica. Saliamo alla sala del teatro. «Questo è un bell’esempio di teatro lombardo, con le sue tipiche configurazioni: la galleria, il palco “reale” con le poltrone rialzate, di velluto rosso, riservate alle autorità, e la platea», spiega Mario Delucchi. Guido Balmelli, 77 anni, e Celso Tantardini, 85, ricordano le feste di ballo della loro gioventù. «Sul palco c’era la banda e in pista i ragazzi da una parte, e le ragazze dall’altra. Non appena iniziava la musica, i maschi correvano subito verso le ragazze più carine per ballare», rievoca i “bei tempi”. «E sopra c’erano le spie, ossia le mamme e le nonne che controllavano che non si andasse oltre il lecito», aggiunge Balmelli sorridendo.

All’interno dello stesso stabile, fino a metà anni Settanta, alla domenica sera si proiettavano i film sul grande schermo, la cui visione era accompagnata dal pubblico da commenti e battute. E poi vi era «il caffè della musica», detto anche “Caferin”. Ed è Matazzi a raccontare un aneddoto divertente: «Mio nonno, che gestiva il Ristorante della Posta, per potersi bere un bicchierino di vino e sottrarsi dal controllo della nonna, veniva qui, dalla concorrenza. Si faceva versare il vino in una tazza e ci soffiava anche sopra, facendo finta di bere un caffè».

Foto di gruppo sul palco del Teatro Sociale.

Celso Tantardini appoggiato alla fontanella della piazza.

Guido Balmelli sul balconcino del Teatro Sociale.

Mario Delucchi.

Usciti dal teatro ci sediamo ai tavolini del Café de la Poste. Parliamo della Arogno che ha mantenuto la sua dimensione umana.

«Nel momento del bisogno ci si aiuta, come è successo qualche anno fa. Un anziano si era ferito cadendo dalle scale di casa. Era stato ritrovato a terra dai parenti chiamati dalle commesse del negozio del paese, che non l’avevano visto arrivare quel mattino», racconta Tantardini. Un’umanità e un senso di comunità che, nonostante i cambiamenti sociali, qui non si vuole che scompaiano.

Simbolo della Società Filarmonica di Arogno.

Particolare della facciata del Teatro Sociale, restaurato nel 2008.