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STORIE DI PIAZZA
PREONZO

Una piazza da proteggere

Graziella e Renzo Bionda, Renato Canonica e Fredy Conrad raccontano di un “triangolo verde” che per Preonzo ha rappresentato e rappresenta il cuore pulsante di un villaggio rivierasco diventato un quartiere di Bellinzona.

FOTO
Massimo Pedrazzini
31 maggio 2019

La Pasquei da Próns con i suoi platani e le panchine in una bella mattina di maggio. Questa piazza è stata catalogata dall?ISOS, l?inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere, fra gli insediamenti di importanza nazionale.

I quattro amici al bar ordinano tre caffè e un tè verde. Hanno scelto un tavolino all’ombra, in questo giorno di primavera capricciosa. «La pioggia arriva nel pomeriggio», dice uno di loro. In piazza Pasquei da Próns, il ritmo della vita scorre ordinario: un gruppo di giovani, di matòi, come dicono qui, aspetta l’autobus, alcuni artigiani parcheggiano i furgoni davanti al locale per andare a bere qualcosa. Graziella Bionda, Renzo Bionda, Renato Canonica e Fredy Conrad si sono ritrovati per raccontare la loro piazza e i ricordi legati a questo triangolo verde che «è molto di più che una piazza di giro. È la più bella del Ticino. Sfido chiunque a trovarne una più bella», afferma con orgoglio divertito Graziella, municipale di Preonzo dal 1997 al 2004 e già vicepresidente dell’Associazione pensionati dello stato. I quattro amici preferiscono astenersi da ogni giudizio sul progetto di riqualifica che si trascina da anni e su cui si è espresso il Consiglio di Stato con una sentenza a fine marzo 2018. «Indipendentemente da come diventerà, la speranza è che questo luogo resti l’anima del paese», afferma Renzo Bionda, nato nel 1944, stella dell’AC Bellinzona a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, poi difensore dell’FC Zurigo e del Chiasso e nazionale rossocrociato.

PIAZZA DI PREONZO DA DRONE (© FOTOPEDRAZZINI.CH) - Spherical Image - RICOH THETA

Un sito d’importanza nazionale

L’ISOS, l’Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere, ha catalogato la piazza di Preonzo, insieme all’adiacente centro storico, fra gli insediamenti di importanza nazionale. «Un tempo questa non era altro che un pasquéi circondato dalle stalle, ossia un pascolo come tanti in Ticino, dove pecore e mucche si fermavano ad abbeverarsi», aggiunge Renzo, che sulla piazza ci è cresciuto. Suo nonno era il gerente del Ristorante Bionda, che per un secolo è stato luogo di ritrovo per molti preonzesi. «Lo aprì nel 1908, anno in cui tornò dall’America. Era emigrato nel 1889 per andare a lavorare in un rinomato hotel di New York».

Renzo Bionda sul balconcino dell'ex Ristorante Bionda guarda verso la piazza. 

 

Renato Canonica ricorda i tempi del leggendario F.C. Preonzo, che nel 1951riuscì ad essere promossa in seconda categoria.

Chi vive da una vita sulla piazza, «esattamente dal 1946», è Renato Canonica, 85 anni, anche lui appassionatissimo del “fótball” e affezionatissimo al F.C. Preonzo a cui, nel 1951, riuscì una “storica” impresa: «Vincemmo il campionato ticinese di terza categoria. La squadra era composta da giocatori tutti domiciliati a Preonzo, che ai tempi contava 300 abitanti. Oggi, di quella squadra, siamo rimasti in tre», dice Canonica, mentre Renzo Bionda mostra la foto in bianco e nero della compagine 1951–52 in posa all’esordio del primo dei suoi cinque campionati in 2a categoria, e legge ad alta voce i nomi elencati nella didascalia: «Agustoni Ezio, Ottini Bruno, Canonica Renato, Bionda Andrea, Genazzi Riccardo, Genetelli Luciano…». In quella squadra c’era anche Canonica, di antiche origini della Capriasca. «Per anni ho fatto il cassiere del Preonzo», continua entusiasta, ricordando con affetto i suoi compagni di squadra e la bacheca dei trofei che si trovava all’interno del locale dei Bionda, sede del club. Lo zio di Renzo era il presidente della squadra. «In questa foto c’è anche il nonno di Joël Genazzi, giocatore di hockey che gioca nel Losanna e fa parte della nazionale svizzera», aggiunge l’idraulico in pensione.

PIAZZA PREONZO (© FOTOPEDRAZZINI.CH) - Spherical Image - RICOH THETA

Il trattore in panne

Sono tanti gli aneddoti e i ricordi da raccontare. Difficile metterli in fila tutti quanti. I quattro amici si passano le fotografie di un’epoca in cui in Pasquéi si riuniva tutto il paese e Preonzo era un villaggio rurale, «con qualche impiegato e scalpellino». Nei fotogrammi di un video del 1975 si vedono giocare i bambini travestiti per il carnevale ambrosiano con abiti variopinti e gli adulti, invece, riuniti in capannelli. In altre foto, ancora più antiche, risalenti al 1966, si vedono stufe fumanti, macellai intenti a preparare salsicce di carne di maiale dopo la mazza. Fredy Conrad, classe 1950, origini poschiavine, bibliotecario, fondatore della Biblioteca Interculturale della Svizzera Italiana (BISI), già consigliere comunale, appoggia la sua tazza di tè: «All’inizio non è stata facile. Sono arrivato qui per caso. Insegnavo a Faido e mi ero fermato a fare il pieno, quando ho visto che affittavano una casetta monofamiliare per 250 franchi al mese. Ai tempi ne guadagnavo 1.500. Inizialmente sono stato osteggiato, ma poi sono riuscito a integrarmi e sono felice di essere entrato a far parte di una comunità splendida». Alla memoria torna un episodio che risale al 1976, quando Conrad aveva 26 anni. «Era una domenica e io, “sessattontino”, capellone, barbuto che in chiesa non ci andava, ero sul trattore per andare a cercare le mie pecore. Davanti alla piazza il mio catorcio con avviamento a manovella mi pianta in asso. Fuori dall’osteria c’erano tutti gli uomini vestiti a festa, appena usciti dalla messa, che mi guardavano, ma nessuno venne ad aiutarmi. Che imbarazzo!». Finito il tè andiamo sulla piazza dove c’è il cavallo della scultrice Laura Peratoner, donato da Guerino Bionda, patrizio di Preonzo e sindaco di Cevio, le panchine e la fontana di Italo Genetelli al centro.

Foto in alto: da sin. Fredy Conrad, Graziella Bionda, Renato Canonica e Renzo Bionda attorno alla fontana al centro della piazza. A lato: Bionda sul balconcino dell?ex Ristorante Bionda. A destra: la scultura donata da Guerino Bionda.

Graziella Bionda rievoca un periodo, quello della seconda guerra mondiale, in cui, ancora bambina, lei e le sue cugine si mettevano in piazza con un cestino in mano a dare le mele ai soldati in marcia. Poi ci invita a fare una passeggiata nel cuore di Preonzo e con Canonica racconta dell’alluvione del 1951 e del dottor Bruni, medico condotto che arrivava una volta alla settimana da Bellinzona e le persone si mettevano sull’uscio di casa per farsi visitare. E tra i ricordi c’è anche quello del concime fuori dalle stalle tutt’attorno alla piazza, che veniva portato via agli inizi di giugno. «Oggi, invece, al posto del letame, abbiamo pile di plastica», conclude con una battuta amara Conrad.

 

 

Graziella Bionda, e, sullo sfondo, il nucleo di Preonzo.

 

 

 

Fredy Conrad seduto sui gradini di una vecchia stalla.

 

La scultura della scultrice Laura Peratoner donata da Guerino Bionda, fu sindaco di Cevio.