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SERIE NOIR

Episodio 44: Cicatrici

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain.

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ILLUSTRAZIONE DI ANDREA DE CARLI
28 dicembre 2018

Il 31 dicembre Robbiani era andato a letto presto. Quando venne svegliato dal telefono, il nuovo anno era cominciato da appena un’ora.
– Sono Rossi Giacinto, commissario. Si ricorda? Ci siamo conosciuti anni fa per quella storia di scommesse. Io facevo il pugile…
Lo chiamavano tutti Bomber. Abitava in un appartamento a Viganello e arrotondava la pensione svolgendo piccoli lavori pratici. Trent’anni prima Robbiani lo aveva scagionato da un’accusa di frode, e da allora Bomber ogni tanto per Natale gli mandava un biglietto. Quella notte però telefonava perché era disperato.
– Mio nipote Gerry è stato in galera. Furto con scasso. Adesso è in libertà condizionata. I servizi sociali lo stanno aiutando a trovare un lavoro e nel frattempo abita da me…
– Gli è successo qualcosa? – chiese subito Robbiani.
– Ho paura di sì.
Poco dopo nel salotto di Bomber si era riunito uno strano consesso di persone. Oltre allo stesso Bomber – ormai calvo, con il naso immenso e le vecchie cicatrici ancora ben visibili – c’erano suo nipote Gerry ferito e coperto di sangue, l’ex commissario Robbiani, la sua badante Zaynab Hussain e una conoscente di Zaynab, Nataša Jankowski, che in Ticino aveva un impiego come badante ma che di formazione era infermiera.
Bomber era agitato. – Capisce, commissario, se chiamavo l’ambulanza me lo rispedivano in galera…E forse se lo meritava, pensò Robbiani. Ma non fece commenti, aspettando che Nataša fornisse le prime cure. Gerry era ancora più grosso e muscoloso di quanto fosse suo zio negli anni d’oro. Prima di perdere conoscenza, aveva detto di essere stato aggredito da un gruppo di ubriachi. – Di sicuro avevano dei coltelli – esclamò Bomber. – L’hanno ridotto male!
Robbiani e Zaynab si lanciarono un’occhiata. Erano tutti seduti intorno al tavolo della cucina. Bomber si scusava di continuo per averli svegliati proprio la notte di san Silvestro.
– San Silvestro? – domandò Zaynab.
– Ti spiego dopo – Nataša sorrise. – Vuol dire Capodanno.
Le due donne si conoscevano da qualche anno. Il dottor Crivelli, che aveva trovato a Zaynab il primo impiego come badante, le aveva presentato Nataša perché le spiegasse i rudimenti del mestiere. Da allora erano rimaste in contatto al punto che, quando Zaynab le aveva telefonato nel cuore della notte, Nataša era accorsa in aiuto senza esitazioni.
Robbiani fissò Bomber negli occhi. – Quanto ti fidi di tuo nipote?
Bomber voltò lo sguardo e, sotto le cicatrici, arrossì. – Non sono stati degli ubriachi, vero?
– Il suo cappotto era lacerato – disse Robbiani. – Mi pare strano.
Nataša aggiunse che le ferite non sembravano dovute a un pestaggio.
– Sembrano più… come dei morsi, ecco.
– Morsi? – Bomber spalancò gli occhi. – Ma chi…
– Temo che Gerry sia entrato illegalmente in una proprietà privata. – disse Robbiani. – Qualcosa dev’essere andato storto.
– Sui vestiti e nei capelli abbiamo trovato terra, sporcizia, foglie secche – disse Zaynab. – Come se qualcuno l’avesse trascinato.
Più tardi, quando Gerry si svegliò, Robbiani gli parlò da solo. Non faticò a farlo confessare. Dopo una delusione sentimentale, pieno di rabbia nei confronti del mondo intero e con una discreta quantità di alcol in corpo, Gerry aveva scassinato l’ingresso di una villetta. Aveva appena messo piede all’interno quando erano apparsi due pittbull. Gerry era fuggito in giardino, ma i cani l’avevano raggiunto.
– Stavano per sbranarmi – balbettò. – Sono riuscito a scappare solo perché quando mi hanno preso eravamo vicini al cancello… Senta, commissario, tornerò in prigione, vero?
– Adesso fatti una dormita – rispose Robbiani. – Non ci pensare.
Prima di tornare in cucina, l’ex commissario si fermò accanto a una finestra in corridoio. Rimase immobile per qualche minuto, con la fronte ap- poggiata al vetro freddo, finché lo raggiunse la voce di Zaynab.
– Stai bene?
– Mi dispiace per Bomber. È uno in gamba.
– È Gerry che ha sbagliato – disse Zaynab.
– Lo so – Robbiani sospirò. – Non possiamo lasciar correre. Ma quelle due belve l’hanno quasi sbranato… porterà per sempre le cicatrici. E non ha rubato niente.
– Il mondo è ingiusto anche quando è giusto – disse Zaynab.
Robbiani sorrise. – Stai ragionando come un poliziotto…
– Di chi sarà la colpa? – Zaynab gli posò una mano sulla spalla. – Vieni, penso che Bomber abbia bisogno di te, adesso.