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SERIE NOIR

Episodio 32: La morte leggera

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain.

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ANDREA DE CARLI
09 ottobre 2018

Il vecchio poliziotto sta sognando.
Robbiani si rigira nel letto. La sua mente si allontana nello spazio e nel tempo. La memoria sotterranea ritrova le voci dimenticate, restituisce colori vividi a ciò che non esiste più.
Il giovane commissario guarda il corpo di una ragazza. È caduta dall’ultimo piano di un autosilo. Davanti al poliziotto c’è una folla di soccorritori, giornalisti, passanti. Robbiani vorrebbe fissare ogni dettaglio, ma la folla preme intorno a lui. In verità non l’ha mai visto, il corpo di quella ragazza. Semplicemente, dopo un’indagine di routine, aveva classificato il caso come un suicidio. Ma ora, nelle pieghe profonde della notte, Robbiani si fa strada in mezzo alla ressa, si china sulla ragazza, afferra quello che sembra uno zaino.
Sembra uno zaino, ma è un paracadute.
Perché mai una ragazza di ventotto anni, sana di mente, prima di gettarsi nel vuoto dovrebbe indossare un paracadute?
Stefania Bianchi, si chiamava così. Non ha lasciato nessun messaggio. Aveva un lavoro, un ragazzo, un appartamento. Due gatti. I genitori e le sorelle erano increduli. Certo, vai a sapere quali sofferenze può nascondere una persona. Ma perché il paracadute? Che senso ha?
Il giovane poliziotto lo grida alla folla.
– Che senso ha? Perché? Dovete aiutarmi!
Di nuovo Robbiani si gira nel letto. Sbuffa, emette un rumore sordo, di gola. Un altro sogno si sta componendo, più fragile, con i colori sbiaditi. Eppure sono passati solo pochi mesi da quando il commissario De Marchi ha chiamato il suo ex collega Robbiani per mostrargli il corpo di Eleonora Guzzi, venticinque anni, precipitata dalla rupe di Castelgrande a Bellinzona. Anche lei aveva un paracadute chiuso sulle spalle.
Il sogno si fa sempre più incerto, a immagini sgranate, come un film in super 8. I tempi si confondono: i grandi corridoi della casa dei nonni, una merenda sui prati, una risata di sua moglie Lucia, nella cucina del loro primo appartamento, e Robbiani che ad alta voce le legge il giornale… È il giornale di ieri. Non è possibile. Lucia è scomparsa da anni. La voce di Robbiani: Esther Fischer, una turista svizzero tedesca, è stata ritrovata morta fra le montagne della valle Bavona, dopo una caduta da un sentiero impervio.
Che cosa ci faceva in autunno fra le montagne della Bavona?
Il vecchio poliziotto si sveglia in un bagno di sudore. Robbiani si accorge che la sera prima ha dimenticato di abbassare le tapparelle: la stanza è colma di luce fredda, lunare. Il giornale del giorno prima è ben visibile sul comodino. Robbiani si ricorda di aver telefonato a De Marchi e al procuratore Lafranchi, e di avere appurato che anche Esther Fischer è stata ritrovata con addosso un paracadute ancora chiuso.
Robbiani si alza, accende la lampada. La scrivania è cosparsa di appunti, giornali, fotografie, agende che risalgono a vent’anni prima. Robbiani infila una vestaglia. Apre il taccuino e scrive, a lungo. È ossessionato da quei voli nel vuoto, da quella morte leggera, impietosa, che sopraggiunge come uno strappo lacerante.
Due ore dopo, quando arriva Zaynab, l’ex commissario è tornato a letto. La badante entra in punta di piedi, verifica che Robbiani stia bene, gli rimbocca le coperte. Poi si avvicina alla scrivania e, involontariamente, le cade lo sguardo sulle fotografie, sugli appunti. Non impiega molto a capire di che cosa si tratta. Zaynab aggrotta le sopracciglia. Robbiani ha scritto qualche parola che lei non capisce: ricorsività, modus operandi, concomitanza delle date. Altre invece le sono più chiare: mancanza di testimoni, omicidio?, indagini. Zaynab sa che Robbiani ha visto molte brutte cose. A volte sente il bisogno di fare chiarezza, di ripercorrere vecchi casi. La notizia di altre due ragazze morte con il paracadute chiuso, dopo tanti anni da quel primo suicidio, l’aveva colpito. Era una strana coincidenza. Ma poi le aveva spiegato che nel mestiere di poliziotto bisogna rassegnarsi: certe domande sono destinate a non avere risposta.
Robbiani ha messo sulla carta le sue fantasie, i suoi tormenti notturni, pensa Zaynab accostando adagio la porta. Il nuovo giorno li spazzerà via. La badante entra in cucina, prepara il caffè. Ma non riesce a scacciare un ultimo dubbio, un residuo di preoccupazione.
E se fosse tutto vero?