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SERIE NOIR

Episodio 41: L'ultima evasione

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain.

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ILLUSTRAZIONE DI ANDREA DE CARLI
11 dicembre 2018

Erano gli anni Settanta quando Giorgio Robbiani diventò commissario della Polizia cantonale ticinese.
Mentre nel 1975 veniva fondata la Microsoft e l’anno seguente la Apple, Robbiani ogni giorno si sporcava le mani con l’inchiostro della macchina da scrivere, con il tabacco delle sigarette e con le indagini sul campo alle quali non rinunciava mai, dimenticandosi invece spesso – troppo spesso, secondo i suoi capi – della burocrazia.
Quando Nello Marconi venne arrestato dopo anni di latitanza, il commissario volle interrogarlo personalmente. Era un suo coetaneo che all’improvviso aveva ucciso la moglie. Si era poi scoperto che aveva il vizio del gioco, che era pieno di debiti, che Moira stava per lasciarlo. Ma perché quell’uomo mite, ancora giovane, con amici che avrebbero potuto aiutarlo, aveva imbracciato il fucile d’ordinanza dell’esercito e l’aveva scaricato nel petto di sua moglie?
– Non lo so – rispose Marconi.
– Ci pensi meglio. Ha caricato il fucile, ha aspettato che Moira rientrasse. Ha puntato, ha sparato, e poi ha cercato di nascondere…
– Questo non è vero! Sono scappato, ma non ho nascosto niente.
– È stato all’estero per tre anni.
– Sì… ma che dovevo fare? Costituirmi?
Robbiani lo guardò.
– Senta, avevo una nebbia nel cervello… volevo dimenticare, cancellare me stesso. Per questo ho cercato di sparire.
– E Moira?
– Non lo so… è come se a sparare fosse stato un altro!
Nello Marconi finì in carcere per trent’anni. Quando uscì, andò a vivere nella vecchia casa di vacanza a Roveredo, in Capriasca. Passava molto tempo camminando o immerso nella lettura, sprofondato nella poltrona davanti al camino. E fu proprio con un grosso libro che, una sera d’inverno, si presentò nell’appartamento di Robbiani.
– È Il conte di Montecristo – spiegò. – Scritto da Alexandre Dumas. In carcere l’ho letto cinque volte. E due volte fuori.
– Ah – fece Robbiani.
– Lei non capisce perché sono venuto qui, vero?
In quel momento dalla cucina arrivò Zaynab. Marconi la salutò come se fosse la moglie dell’ex commissario. Questi gli spiegò che era la sua badante: non era più autosufficiente, e Zaynab lo aiutava nella vita quotidiana. Marconi ne fu meravigliato.
– Non pensavo che anche i poliziotti potessero invecchiare…
In verità Robbiani era invecchiato peggio di Marconi. Quest’ultimo aveva un fisico asciutto e muscoloso, i capelli ancora folti, la pelle rugosa ma abbronzata. La vecchiaia era dura, spiegò, ma lui combatteva tutti i giorni per tenersi in forma. Indicò il libro di Dumas.
– Lo sa che una parte di me ha sempre sognato di evadere?
– Ma non l’ha fatto – osservò Robbiani.
– Lo farò tra poco. – Marconi fece una risatina. – L’ultima evasione, la fuga definitiva. Quella non fallisce mai, vero?
Robbiani pensò all’interrogatorio, che sembrava avvenuto secoli prima. Ora erano entrambi vecchi, segnati dal dolore. In effetti, erano vicini alla fine… l’ultima evasione, come diceva Marconi. Quella che non fa differenze. Poliziotti e assassini, carcerieri e carcerati, alla fine tutti se ne vanno allo stesso modo verso l’ignoto.
– Tanti anni fa ho promesso a me stesso che, se fossi uscito e fossi sopravvissuto ancora dieci anni, le avrei regalato una copia del libro. Per fortuna è ancora vivo, commissario!
– Già. – Robbiani sorrise a denti stretti. – Per fortuna.
Marconi si rivolse a Zaynab. – Le consiglio di leggerlo: quando il ragazzo si ritrova finalmente libero… cioè, pensi che era in carcere per un’ingiustizia, non come me. Ogni volta mi vengono le lacrime agli occhi…. – Inforcò gli occhiali e lesse a voce alta. – «Poi, nonostante il vento, nonostante la tempesta, nonostante la pioggia che cominciava a cadere, stanco e affaticato com’era, si addormentò di quel delizioso sonno dell’uomo in cui il corpo si rilassa ma l’anima veglia nella coscienza di una gioia inattesa.» È la libertà! – Si tolse gli occhiali, si asciugò gli occhi. – Quasi non ci credo, commissario… voglio dire, di essere qui e darle il libro e augurarle buon Natale e…
S’interruppe. Inghiottì. Aveva gli occhi lucidi. Zaynab allora emise un leggero colpo di tosse, per catturare l’attenzione.
– Ho preparato un tè alla maniera tunisina. E abbiamo i biscotti che hanno fatto le nipoti di Robbiani. Che ne dite, facciamo merenda? – Fece una pausa. – Tanto per evadere c’è sempre tempo…