X

Argomenti popolari

SERIE NOIR

Episodio 42: Male di stagione

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain.

FOTO
ILLUSTRAZIONE DI ANDREA DE CARLI
18 dicembre 2018

Festoni luminosi nelle strade, stelle comete e neve finta nelle vetrine, babbinatali su ogni grondaia. Ogni anno, mentre cresceva il fulgore natalizio, Robbiani si pigliava l’influenza. O un «raffreddamento», come diceva lui per sminuire. Il suo vecchio medico usava l’espressione: «male di stagione». Quello nuovo invece spalancò le braccia e disse:
– Alla sua età, dovrebbe farsi vaccinare!
L’ex commissario rispose con uno starnuto.
– L’anno prossimo… – promise.
Il medico aveva prescritto riposo assoluto, calore, minestrine, frutta, paracetamolo e suffumigi con il bicarbonato di sodio. Robbiani, tuttavia, ricordava la ricetta di un grog dai tempi della sua giovinezza: mezzo bicchiere di acqua calda zuccherata e mezzo bicchiere con un terzo di whisky, un terzo di brandy, un terzo di gin.
– Ma è un veleno! – esclamò Zaynab. – Vuoi guarire o vuoi ubriacarti?
La badante prese in mano la situazione. E i consigli del giovane medico vennero seguiti alla lettera. Tranne quello sul riposo.
Infatti né Robbiani né Zaynab osarono rifiutare la richiesta del giovane Martin Fumagalli, sedici anni, che abitava nel palazzo. I suoi genitori si erano separati da poco, il primo anno di liceo si era risolto in un disastro, le ragazze non lo guardavano nemmeno da lontano. Martin si era chiuso in sé. Aveva passato l’estate a giocare alla playstation e, di nuovo, l’inizio della scuola aveva portato una valanga d’insufficienze. Davanti a Robbiani, al tavolo della cucina, spiegò nei dettagli ciò che lo tormentava.
– Ero lì seduto a fumare dove sto sempre, nel cortile, lì dove c’è la tettoia delle bici, ha in mente?
Mancavano due settimane alla fine dell’anno scolastico. Martin, alzando gli occhi, aveva visto quanto accadeva dietro una finestra del caseggiato.
– Era il ’sore di chimica! E con lui c’era la Dayana…
La ragazza, all’epoca quindicenne, sembrava consenziente, ma di sicuro quanto avvenuto fra lei e il professor Franchi non era né moralmente, né legalmente accettabile. Martin confessò che quella scena l’aveva tormentato per tutta l’estate. Non sapeva che cosa fare: Franchi era un suo insegnante, Dayana una sua compagna, e lui non voleva guai.
Robbiani rimase zitto per qualche secondo, poi disse che voleva vedere con i suoi occhi. Ecco dunque che Zaynab collaborò alla vestizione del poliziotto raffreddato: strati di sciarpe e maglioni, un berretto di lana, un cappotto pesante. La stessa Zaynab accompagnò Robbiani e Martin fin nel cortile, vigilando che Robbiani non scivolasse sul ghiaccio. Era un giorno grigio, con il cielo basso che pesava sopra le case. Nella luce livida spiccavano gli occhi rossi e il naso gonfio dell’ex commissario.
– Questo è il punto? – chiese Robbiani.
– Sì. Faceva caldo ma era tardi, non c’era nessuno. Poi ho guardato su, proprio lì… – Il ragazzo indicò una finestra in alto a sinistra, accanto a un balconcino e all’altezza dei rami del grande albero in mezzo al cortile. In effetti, lo studio del professor Franchi era ben visibile.
Due ore più tardi Gilberto Fumagalli, il padre di Martin, stava seduto al solito tavolo della cucina davanti a Robbiani, mentre Zaynab metteva a bollire dell’acqua. Inizialmente Fumagalli aveva protestato per la presenza della badante, ma Robbiani gli aveva detto che aveva cose più gravi di cui occuparsi.
– Il fatto che suo figlio abbia inventato questa storia è un segno di forte disagio. È positivo il fatto che finalmente abbia interrotto il suo silenzio, ma è gravissimo che l’abbia fatto per calunniare un suo ex insegnante.
– E come fa a sapere che non è vero? – protestò il padre.
Robbiani si voltò a guardare Zaynab, come per chiederle se anche lei avesse capito. Lei si avvicinò e posò sul tavolo due tazze fumanti.
– Ho preparato una tisana di tiglio – disse.
Robbiani annuì. – Sì – borbottò. – È quello che penso anch’io.
Gilberto Fumagalli si stava spazientendo. – Potete spiegare anche a me, per cortesia, perché pur avendo una laurea non ho ancora capito che cosa diavolo state insinuando e perché mio figlio avrebbe…
– L’albero – lo interruppe Robbiani.
– Eh?
– Suo figlio ha indicato la finestra che sta dietro il tiglio. Adesso si vede bene, ma in giugno il tiglio aveva tutte le foglie. Da quel punto, era impossibile scorgere lo studio del professore.