Episodio 89: Apericena | Cooperazione
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SERIE NOIR

Episodio 89: Apericena

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

18 novembre 2019

Mirko Reggiani aveva vissuto molte vite, tutte di corsa, e a diciannove anni aveva già esaurito la riserva. Non era morto, ma non era nemmeno completamente vivo. Almeno, così diceva lui stesso. I suoi genitori non tolleravano questo genere di affermazioni e anche gli operatori sociali lo invitavano a focalizzarsi sui progressi. Mirko riusciva a viaggiare in treno da solo, a prendere l’autobus, a parlare con uno sconosciuto al bar. Riusciva perfino a discutere con un poliziotto senza darsi alla fuga.

Aldo, l’operatore sociale, gli aveva spiegato che Robbiani era un ex commissario. Era anziano, era venuto con la badante. Aldo diceva che Mirko non doveva avere paura. Ma che ne sapeva la gente della paura?

– Sono lieto che abbia voluto incontrarmi – disse Robbiani mentre il cameriere serviva i caffè.

Il ragazzo era seminascosto nel cappuccio della felpa. Teneva le mani sul tavolo. Gli occhi erano fissi sulle mani.

– È un passo importante – intervenne Aldo. – Mirko sta superando la sua paura delle forze dell’ordine… un po’ alla volta.

– Mica si può fare tutto insieme – disse Mirko, rivolgendosi all’operatore. – Cioè, alla fine ti rovini. Hai in mente che oggi si mescola sempre tutto insieme, no, senza ritegno. La gente vuole lavorare e divertirsi insieme… vuole mangiare e avere fame, il caldo e il freddo. Sai che fanno anche i cosi, come li chiamano… gli apericena. Apericena. Ma dico, se stai cenando stai cenando, no?

Mirko fece una pausa.

– Ha ragione – disse Robbiani. – Anch’io, gli apericena non li sopporto. Ma pensa, c’è pure chi parla di “colapranzo”.

– Argh! – Il ragazzo fece una smorfia, che era una specie di sorriso. – Oh, zio, è da vomitare! Ma seriamente, guarda che quello che c’è da sapere su di me è solo questo: ho mescolato tutto. E adesso guardami qui.

Mirko aveva cominciato in quinta elementare con le prime canne. Poi alle medie si facevano le feste con alcol, sedativi, la codeina mescolata alla gazzosa. A un certo punto si era rivolto al servizio per le dipendenze Ingrado, a Lugano, e il primo anno di liceo ne era uscito. Poi, però, erano cominciati i party in discoteca, a Milano o a Zurigo, con l’ecstasy e la cocaina, seguite dall’assunzione di benzodiazepine.

– Mi hanno dato una polvere, una volta – disse Mirko, girando il cucchiaio nel caffè. – Un miscuglio. Una roba che ti ammazza. Quindi poi sono morto. E ho smesso il liceo.

Tema sull’incontro con l’ex tipo della polizia (riscritto al computer)

Era uno che ascoltava. Io gli ho detto che quella polverina non era solo una botta come le altre, ma c’erano dentro anfetamine, speed, Lsd e ketamina. La ragazza che è finita all’ospedale con me, lei invece non sopravvisse.

Gli ho spiegato che c’era stato quel periodo dove tutto era veloce, con le ragazze, gli amici, i soldi. Ma dopo mi veniva un’ansia pazzesca, non riuscivo a uscire di casa neanche con gli psicofarmaci, neanche con l’eroina. Cioè, quella sì, un po’ mi calmava.

Quelli dell’Ingrado sono la mia salvezza, e non lo dico solo perché leggono il tema, però loro sono ottimisti. È vero che riesco a muovermi da solo e non penso che tutte le persone mi stiano spiando. Ma anche ieri, quando ero con l’ex della polizia, mi voltai e alle mie spalle vidi un gruppo di uomini e donne che parlavano ed uno di loro mi osservò. Volevo scappare via. Non so perché sono rimasto. Forse perché c’era quella donna, la badante. Lei non diceva niente, stava zitta, ma mi ha guardato negli occhi almeno tre volte. Non era uno sguardo da predica e neanche da compassione. Era come se lei lo sapesse, cos’è la paura. Come se mi capisse. O non so, magari è stata una mia impressione.