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SERIE NOIR

Episodio 84: L'arte della fuga

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

14 ottobre 2019

Era un mercoledì pomeriggio. L’ex commissario Robbiani stava per mettersi a fare un pisolino, quando Zaynab gli disse che in basso, al citofono, c’era suo figlio.

– Mio figlio?

Robbiani aveva soltanto una figlia. Pensò che si trattasse di una truffa. Ma non aveva senso: di solito i truffatori fingevano di essere un nipote, non si arrischiavano a spacciarsi per figli.

– E cosa vuole?

– Verificare che tu abbia preso le medicine. Ha detto di essere di fretta.

– Ah, bene, è pure di fretta! – Robbiani sbuffò e fece per tornare nella camera da letto.

– Io lo ascolterei – disse Zaynab. – C’era qualcosa nella voce… non so, come un tono di pericolo.

– Mmm – fece Robbiani. – Pericolo? Be’, vediamo.

I due ladri avevano fallito un colpo a Locarno il giorno precedente. Per rifarsi, avevano colpito in un parcheggio a Lugano, vicino alla foce del Cassarate. Avevano rotto il finestrino di una macchina per impadronirsi di un computer, del navigatore satellitare e di una mappa di pelle con varie tessere e documenti.

Fredo era ticinese, mentre Marilia era mezza tedesca e mezza spagnola. Raggiunsero la loro utilitaria, nello stesso parcheggio, e senza perdere tempo si diedero alla fuga. Avevano altra refurtiva nel bagagliaio, perciò guidarono con cautela verso la galleria Vedeggio-Cassarate, per poi immettersi nell’autostrada in direzione di Milano.

Accanto allo stadio di Cornaredo, la macchina li abbandonò. Era molto vecchia, ed erano consapevoli che presto avrebbe esalato il suo ultimo respiro. Ma doveva accadere proprio in quel momento? Fredo imprecò, tentò di aggiustare il motore, si disperò. Marilia intanto chiamò un taxi.

Il tassista si chiamava Arturo Morelli e, prima di mettersi alla guida di un taxi, aveva lavorato per vent’anni come poliziotto. Per abitudine, prestava una particolare attenzione agli avvisi di ricerca e ai comunicati della polizia.

Il giorno precedente, in seguito a un tentativo di furto in una gioielleria locarnese, era stato diramato un avviso che descriveva due persone molto simili a quelle che Morelli si ritrovò sul taxi. Il tassista impiegò qualche secondo per rendersene conto: dopotutto, non c’era niente di più normale di una coppia con bagagli diretta all’aeroporto della Malpensa. Poi Morelli notò che lui indossava una felpa grigia, proprio come specificava l’annuncio. E lei aveva un piccolo tridente tatuato sul collo.

Che fare? Di certo non poteva chiamare la polizia davanti a loro. Ma non voleva nemmeno condurli alla Malpensa, con il rischio che facessero perdere le loro tracce.

Robbiani riconobbe la voce di Morelli. L’ex poliziotto gli disse che era passato con il taxi, grazie alla gentilezza dei clienti che avevano accettato di fare una piccola deviazione.

– Solo per controllare se hai preso le pastiglie, papà. Ma non ho tempo di fermarmi…

Robbiani capì il segnale: fammi guadagnare tempo. Finse di confondersi con le medicine e mandò all’ingresso Zaynab, perché facesse vedere a Morelli le confezioni. Nel frattempo avvisò la polizia. A sua volta Zaynab finse di avere problemi linguistici e, fra una cosa e l’altra, passarono dieci minuti. Alla fine Morelli ripartì, ma la polizia riuscì a intercettare il suo taxi e a fermarlo prima che superassero il confine.

I due ladri erano sconcertati. Prima che i poliziotti li conducessero via, si rivolsero a Morelli.

– Come facevano a sapere che eravamo su questo taxi? – chiese Fredo. – Lei non ha telefonato! Aspetti… è stata la sosta da suo padre, vero?

– Lo sapevo! – esclamò Marilia. – Un pensionato e una badante… figuriamoci! Chi erano, in realtà?

– In realtà? – Morelli si strinse nelle spalle. – Erano proprio un pensionato e una badante…