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SERIE NOIR

Episodio 68: Basso tuba

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

24 giugno 2019

Prima di prendere una decisione, Zaynab chiudeva gli occhi per qualche secondo. Era un’abitudine che aveva fin da bambina, come se un attimo di oscurità potesse aiutarla a vedere più chiaro.

Crescendo, aveva continuato a compiere quel gesto non solo per le piccole scelte, ma anche per quelle fondamentali. Quando aveva smesso gli studi per aiutare i suoi genitori nella bottega. Quando Muhammad le aveva chiesto, prima ancora di dirlo a suo padre, se volesse sposarla. Quando insieme avevano scelto di cercare fortuna dall’altra parte del Mediterraneo.

– Cosa facciamo? – chiese Robbiani.

Zaynab abbassò le palpebre.

– Di solito il mio istinto non sbaglia… – proseguì Robbiani.

Zaynab riaprì gli occhi. – Hai visto qualcuno?

– Nessuno in particolare. Ma inconsciamente devo avere notato che qualcuno ci sta spiando.

Intorno a loro il lungolago era gremito dal pubblico di AsconaJazz. Erano trent’anni che Robbiani si riprometteva di seguire il festival, e finalmente si era deciso. Appoggiandosi a Zaynab aveva camminato su e giù per il marciapiede, con il suo completo di lino, il bastone, le scarpe lucide. Finché si era accorto che qualcuno li stava seguendo.

In decenni di lavoro, l’ex commissario si era procurato parecchi nemici. Ed era già accaduto che qualche balordo tentasse di regolare i conti. Decisero di separarsi: Robbiani avrebbe camminato lungo un piccolo molo, mentre Zaynab si sarebbe allontanata per poi tornare dall’altra parte, pronta a individuare il pedinatore.

Tutto andò secondo i piani. O quasi.

Dopo qualche minuto Zaynab avvistò l’uomo. Il problema era che non stava più limitandosi a spiare Robbiani, ma l’aveva raggiunto sul molo. L’uomo indossava un cappello di paglia e aveva con sé una sorta di enorme tromba, con la campana gigantesca. Robbiani si era girato verso di lui e, per il momento, stavano ancora parlando. Zaynab cercò di muoversi in fretta, attraversando la folla. Dalla posizione di Robbiani, aveva intuito che era a disagio.

Corse lungo il molo e arrivò trafelata, pronta a difendere l’ex commissario. Ma subito lui la rassicurò: – Tranquilla, è un musicista. Suona il basso tuba, vedi?

– Basso tuba? – fece Zaynab, con il fiato corto.

– Basso tuba – ripeté l’uomo, indicando la sua colossale tromba. – Quando vi ho visti, ho cercato di seguirvi… ma questo affare è pesante!

In quel momento l’uomo posò lo strumento per terra, e fu allora che Zaynab lo riconobbe.

– Forse lei non si ricorda di me… – disse lui. – Mi chiamo Roberto. Ci siamo incontrati al Parco delle Camelie, a Locarno… stavamo scattando entrambi delle fotografie e lei…

– Mi ricordo – lo interruppe Zaynab. Poi fece per aggiungere altro, ma aveva la gola secca.

– Io… – disse Roberto. E tacque, anche lui.

Zaynab era scossa. Da quando Muhammad era morto, quello era stato il primo uomo che l’aveva turbata, che le aveva suscitato qualcosa dentro. Dopo averlo incrociato per caso, era rimasta inquieta per settimane. Ma si era detta: tanto non lo rivedrò più… e aveva quasi dimenticato quel pomeriggio al parco. Invece l’aveva incontrato di nuovo, quando meno se lo aspettava, e ora stavano uno di fronte all’altra. Con in mezzo un basso tuba. Zaynab si schiarì la voce. Roberto si scusò per averli seguiti.

– Sentite – sbottò Robbiani. – Io sono stanco, vado a sedermi al bar. Perché voi giovani non fate un giro?

Entrambi si voltarono a guardarlo, un po’ smarriti.

– Su, andate!

– Ma il mio strumento, qui…

– Se me lo porti al bar, il basso tuba te lo guardo io. – Robbiani fece una pausa. – E stavolta, visto che ci siete, scambiatevi i numeri di telefono…

Zaynab chiuse gli occhi per un istante. Poi li riaprì.