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SERIE NOIR

Episodio 70: Belvedere

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

05 luglio 2019

– Starò benissimo. – Robbiani indicò la scrivania. – Ho da lavorare.

Zaynab strinse le labbra. – Ma non troppo.

Robbiani intuì che stava per citare le parole del dottor Motta, il quale predicava un’alternanza fra riposo, passeggiate, lettura e cruciverba. Robbiani non amava i cruciverba, ma in compenso studiava i dossier di un suo vecchio caso.

– Cerca di seguire le indicazioni del dottore.

– Agli ordini! E tu… be’, cerca di essere prudente.

Zaynab lo fulminò. – Prudente?

– Oh, sai… Due innamorati, soli in mezzo alle montagne…

– Robbiani!

– Va bene, va bene! – L’ex commissario alzò le mani. – Prometto che oggi starò buono… farò perfino il cruciverba!

La guardò allontanarsi dalla finestra. Purché quel Roberto Bianchi la trattasse bene. L’anima da poliziotto di Robbiani lo aveva portato a prendere informazioni su di lui: quarantenne, informatico, scapolo, residente a Locarno in un monolocale, incensurato, appassionato di montagna, pesca, fotografia. Sembrava un bravo ragazzo. Robbiani lo avrebbe tenuto d’occhio.

– Credi che a Robbiani dia fastidio? – chiese Roberto mentre dall’alto contemplavano il paese di Foroglio, nella valle Bavona.

– Ma no! – rispose Zaynab. – Anzi, è contento che ci siamo conosciuti.

Stavano percorrendo il sentiero che saliva a destra della cascata.

– Robbiani era preoccupato che, a parte lui e la sua famiglia, qui non avessi nessuno.

– Ma è così?

– Ho delle amiche, dei conoscenti, ma… – Zaynab s’interruppe. – Prima non avevo mai conosciuto una persona che…

Erano molto vicini, addossati alla roccia. Fu inevi­tabile che il volto di Roberto si accostasse a quello di Zaynab e che, con il fragore della cascata nelle ­orecchie, si mescolassero i respiri, le labbra si cercassero. Sono tutta sudata, pensava Zaynab mentre lo baciava, chissà che cosa penserà… La valle Bavona per Zaynab era un altro mondo. Le montagne a picco, le case di pietra addossate l’una contro l’altra. I ­muretti di sassi costruiti in luoghi impossibili. La ­durezza del paesaggio, insieme alla sua bellezza, le faceva venire in mente il deserto nel Sud della ­Tunisia: piste invisibili nella sabbia, laghi salati, case di mattoni gialli. Ogni giorno, il pensiero della ­sopravvivenza.

– A che cosa pensi? – le domandò Roberto.

– Come riuscivano a vivere quassù?

Roberto sorrise. – Me lo domando anch’io.

Zaynab pensò che era grazie alla benevolenza di Dio, Colui che conforta, che infonde forza e coraggio, più prossimo all’uomo che la sua carotide. Ma non sapeva come la pensasse Roberto, quindi non disse niente. Roberto aveva insistito per andare a pescare, così Zaynab lo accompagnò lungo le rive del torrente Calnègia, in silenzio, perché le trote non li sentissero arrivare. Era affascinata dai gesti di Roberto nell’agganciare l’esca, nel lanciare, nel dare piccoli strattoni alla lenza. Risalirono il ruscello, fermandosi a ogni pozza.

– Sono felice – disse Roberto, quando fecero una pausa per mangiare.

Zaynab annuì. Poche persone sapevano usare quella parola.

– Ma sono anche preoccupato…

Ne avevano già parlato. La famiglia di Zaynab avrebbe accettato che uscisse con un uomo non musumano, tanto diverso da loro? E gli amici di Roberto, i suoi genitori, come avrebbero accolto una relazione sentimentale con una badante tunisina?

Zaynab era fiduciosa. – Sarà come Dio vuole. Ci vuole pazienza, ma alla fine le persone capiscono.

– Speriamo – mormorò Roberto.

Zaynab indicò il carniere vuoto. – Ehi, guarda che Robbiani si aspetta che gli portiamo un paio di trote per cena…

– Hai ragione. – Roberto si alzò. – Su, andiamo!