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SERIE NOIR

Episodio 75: Carnevale estivo

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

12 agosto 2019

Carnevale estivo. Che senso ha? Ovidio Grossi, sindaco di un paese di montagna, si poneva spesso questa domanda. Ma non osava fare domande: forse dopotutto era lui a essere poco aggiornato, fuori moda. I suoi colleghi di municipio avevano concesso i permessi per una festa in un capannone, così il sindaco si era rassegnato. Poi però le cose cominciarono ad andare male. Il primo anno si verificò una rissa poco lontano dal perimetro della festa. Il secondo anno, alcuni adolescenti furono ricoverati in pronto soccorso per avere ingerito troppo alcol. Il terzo anno, di nuovo, una rissa violenta. Stavolta nel perimetro della festa. E due ragazzi erano finiti all’ospedale con ferite multiple.

– Vedi, Giorgio, io me lo sentivo – stava dicendo Grossi al commissario Robbiani, che era un suo vecchio amico. – Adesso che cosa posso fare? I giornalisti mi chiamano, i genitori protestano…

– Basta chiudere questa faccenda del carnevale estivo – fece Robbiani.

– Mmm, ma mi dicono che non è giusto… per pochi imbecilli, dicono, si rovina la festa anche agli altri.

Anche Robbiani pensava che l’idea di un carnevale estivo fosse una sciocchezza. Ma come Grossi, se lo tenne per sé. Il sindaco lo presentò ai genitori dei ragazzi che erano finiti in ospedale: in teoria erano vittime, ma secondo i testimoni, prima di soccombere, avevano menato le mani anche loro. Ogni famiglia era convinta di avere ragione, naturalmente, e l’atmosfera nell’ufficio del sindaco era assai tesa.

– Il signor Robbiani è un ex commissario – cominciò Grossi. – Ha molta esperienza e di sicuro potrà aiutarvi con…

– Non si tratta di aiutarci – esclamò un padre dalla voce baritonale. – Noi vogliamo solo giustizia!

Gli altri scattarono come se li avesse punti una vespa.

– Comincia a tenere a freno tuo figlio!

– Noi protestiamo ufficialmente perché gli addetti alla sicurezza si sono limitati ad allontanare i contendenti, senza…

– Ma parla come mangi!

– Mio figlio è stato bullizzato, esigo che il municipio prenda posizione!

Robbiani tentò di placare le acque, ma infine dovette arrendersi. Grossi gli domandò con tono mesto se fosse normale, se le cose dovessero proprio andare così: i figli si picchiavano, i genitori s’insultavano.

– Qui nel nostro paese siamo sempre stati gente pacifica.

Robbiani allargò le braccia. Stava per rispondere che no, non era normale, quando bussarono alla porta. Era Zaynab accompagnata da Noah Bernasconi, alias dj Monkey, che aveva fatto ballare i partecipanti alla festa dalle dieci di sera fino alle tre del mattino. Zaynab spiegò che l’aveva trovato all’ingresso che litigava con un giornalista, e gli aveva proposto allora di raggiungere Robbiani e il sindaco. A quanto pare, il giornalista insinuava che dj Monkey avesse continuato insensibilmente a mettere musica, anche se era in corso una rissa fra quindici ragazzi.

– E che dovevo fare? – disse Noah alzando le spalle. – Quelli si stavano picchiando, ma dentro c’era gente che voleva ballare!

La polizia aveva già interrogato tutti. Grossi non desiderava risposte sui colpevoli e le responsabilità. Voleva solo capire come diavolo fosse possibile che i genitori volessero avere ragione, che il dj fosse tanto idiota da mettere la musica in pieno pestaggio, che i suoi colleghi di municipio volessero replicare il carnevale estivo anche l’anno dopo.

– Che vuoi che ti dica? – rispose Robbiani. – Zaynab, non hai magari un proverbio arabo che spieghi tutto questo?

– Ognuno sta nel suo guscio – mormorò lei. – E i gusci diventano sempre più spessi.

Robbiani annuì. – Ecco, giusto. Come suona in originale?

– È nuovo. – Zaynab sorrise. – Un proverbio appena nato…