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SERIE NOIR

Episodio 48: Un lavoro pulito

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

28 gennaio 2019

Angela Russo veniva da Portopalo di Capo Passero, un piccolo comune siciliano. Suo marito lavorava come muratore, mentre lei faceva le pulizie nelle scale e nella maggior parte degli appartamenti del palazzo dove abitava Robbiani. Zaynab l’aveva subito trovata simpatica: le ricordava sua madre, che passava ore a lavare e risciacquare tappeti, utensili, muri, mobili e figli. Del resto, era proprio sua madre a citare sempre uno hadīth del Profeta, sallā llāhu ‘alayhi wasallama, secondo cui la pulizia è un gesto che appartiene alla fede, quasi come una preghiera.
Angela rideva. – Oh, non mi ci vedo a fare l’aspirapolvere in chiesa!
An-nazāfatu min-a-d-dīni – diceva Zaynab. – Anche l’aspirapolvere può essere preghiera.
– Se lo dici tu!
Angela invece chiamava Zaynab «la mia vicina di casa»: Portopalo infatti dista poco più di trecento chilometri dalla Tunisia. – Basta andare sempri dirittu… – esclamava Angela. – Con piccola pausa a Pantelleria!
A mettere nei guai Angela furono proprio i vicini di casa. Non i suoi – Angela abitava in un’altra zona della città – ma quelli dirimpetto all’appartamento di Adele Airaghi, i quali testimoniarono che la «donna delle pulizie» era uscita poco prima che avvenisse il furto.
– Mi hanno incastrata! – ripeteva Angela, con le lacrime agli occhi. – Come nelle serie alla tivù! Pinsano che arrubai tutti i giuielli, ma io feci solo il travagghiu mio!
Zaynab non coglieva le sfumature siciliane, ma riuscì a capire com’erano andate le cose. Adele Airaghi era uscita nel tardo pomeriggio e poco dopo Angela era entrata per fare le pulizie. Un’ora più tardi i vicini l’avevano vista allontanarsi, poi era comparso Filippo, un amico che Adele aveva invitato a vedere il nuovo appartamento. Filippo aveva trovato la porta socchiusa, era entrato, aveva visto il disordine e aveva chiamato Alice, cercandola nei vari locali. Infine aveva dato l’allarme. Adele, che stava tornando a casa, era arrivata quasi nello stesso momento.
– Possibile che il ladro sia arrivato quando i vicini non stavano sbirciando? – chiese Robbiani il giorno dopo.
– Difficile – gli rispose l’agente Respini, che aveva accettato un caffè dall’ex commissario. – Un rilevatore li avvisa ogni volta che qualcuno mette piede sul pianerottolo.
Zaynab servì il caffè e chiese notizie di Angela. – L’avete arrestata?
L’agente Respini era imbarazzato, ma rispose di no. Comunque non c’erano altre persone sospette, quindi era probabile che fosse stata lei. Adele teneva i gioielli in camera, dentro cassetti chiusi a chiave, ma bastava un cacciavite per scassinare le serrature. Niente da dire, avevano fatto un lavoro pulito.
– E se fosse stato Filippo? – chiese Zaynab.
Impossibile. Poco dopo essere entrato, Filippo aveva chiamato il 117 dal telefono fisso di Adele. E non era mai stato prima in quell’appartamento. Certo, la disposizione dei mobili era simile a quella del precedente appartamento di Adele, che Filippo conosceva. Ma non avevano trovato nessun impronta: se Filippo avesse frugato nelle varie stanze, avrebbe lasciato qualche traccia organica.
– Niente, – concluse Respini – l’appartamento è pulito.
Zaynab e Robbiani si guardarono negli occhi.
– Troppo pulito – mormorò Zaynab.
– Prego? – fece Respini.
– Intende dire che Filippo ha commesso uno sbaglio – spiegò Robbiani. – La mancanza di tracce in qesto caso lo accusa! Perché mai, se fosse innocente, non avrebbe dovuto lasciare impronte? Almeno sulla maniglia, sul telefono, sulle porte delle varie stanze. Se non c’è nessun impronta, vuol dire che Filippo indossava i guanti. E se indossava i guanti… be’, direi che questo sarebbe sospetto, no?