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SERIE NOIR

Episodio 51: Nostalgia

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

18 febbraio 2019

– Voglio parlare con mio fratello.
Piero Maggetti era arrivato dopo cena, senza preavviso. Era un impresario edile sulla cinquantina, alto quasi due metri, dal carattere ombroso. Inspiegabilmente, tutti lo chiamavano Pierino.
– Con la mia ex moglie non parlo da anni. E adesso, dopo che è morta mia madre, c’è uno strappo anche con Luigi e Rebecca, i miei fratelli.
Seduto sul divano, Pierino enumerò tutti i suoi “strappi”: il divorzio, la chiusura dell’azienda, il litigio con i famigliari. Robbiani notò che con gli anni era diventato più magro; solo la testa era massiccia, con i capelli grigi ancora folti e rughe profonde intorno alla bocca.
– Tu eri un poliziotto, Giorgio, magari ti ascoltano. Hanno vuotato la casa, hanno venduto i mobili, senza nemmeno avvisarmi. Io vorrei solo parlare con mio fratello… ma non mi risponde al telefono!
Robbiani gli offrì un bicchiere di grappa, mentre Pierino raccontava i dettagli della faida famigliare.
– Oggi mi ha chiamato l’avvocato di Luigi. Io non so cosa fare. Vorrei poter tornare ai vecchi tempi, quando facevamo un pranzo ogni domenica, e la casa era viva, e nessuno parlava mai di soldi. Se ci avessero detto come saremmo finiti…
Tornare indietro non è possibile. All’inizio questo pensiero per Zaynab era un tormento. Poi cominciò a esserle di conforto. Lei e Muhammad erano partiti con la convinzione che prima o poi sarebbero tornati a casa. Ma sarebbe stato possibile, anche se Muhammad non fosse morto?
Non era più la stessa Tunisia. E lei non era più la stessa Zaynab. Eppure ogni tanto sentiva un’improvvisa fitta di nostalgia, che la lasciava senza fiato. Succedeva magari nelle mattine d’inverno, quando il freddo penetrava nelle ossa e i passanti camminavano rapidi, come se qualcuno li stesse inseguendo. La stessa Zaynab si sorprendeva a calcolare il tempo: tanti minuti per la spesa, tanti per le pulizie, tanti per prendere il bus, tanti per la colazione di Robbiani. Allora pensava al suo paese, a quel cielo meraviglioso, alle vie colorate della città vecchia. Era un’altra vita. I pomeriggi con le amiche, le lunghe sere calde passate sul tetto, al suono di una chitarra.
Scese dal marciapiede e tagliò attraverso il parco giochi. Le strutture metalliche delle altalene, le sbarre su cui arrampicarsi, le panchine, tutto era fisso e distante. Zaynab si rendeva conto che la nostalgia la stava ingannando. Perché rimpiangere una Tunisia di sogno? Preferiva aspettare di vedere quella reale, se mai sarebbe tornata, e scoprirla come si scopre un città straniera.
Era quasi mezzogiorno. Spinse la porta del piccolo bar, entrò e rimase ferma un istante sulla soglia, assaporando la sensazione di calore. Nell’atmosfera ovattata del locale si ripetevano i piccoli riti di ogni giorno, con soliti clienti che passavano per un aperitivo. Arrivò anche lui, proprio all’ora in cui Zaynab lo aspettava, e andò a bere al bancone.
Si avvicinò, fece un’osservazione sul tempo. L’uomo la guardò con stupore. Di certo non si aspettava che una donna straniera, coperta con un velo, gli rivolgesse la parola in pubblico. Cominciarono a parlare del più e del meno. Zaynab gli raccontò che faceva la badante e che lavorava per l’ex commissario Robbiani.
– Ma lo conosco! – esclamò lui. – Tanti anni fa ci si vedeva, era un amico di mio fratello. Come sta?
– Bene – rispose Zaynab. – Suo fratello un po’ meno.
– Cosa?
Zaynab prese il cellulare, compose il numero. Poi glielo porse.
– Cosa? – ripeté lui.
Guardò il cellulare come se fosse un oggetto esotico. Zaynab gli fece segno di accostarlo all’orecchio.
– Suo fratello vuole parlare con lei.