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SERIE NOIR

Episodio 53: Senza pagare

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

04 marzo 2019

L’ex commissario Robbiani, più che spingere il carrello della spesa, lo usava come sostegno. Si muoveva lento fra gli scaffali del supermercato, fermandosi per rifiatare e per confrontare i vari prodotti.

Quando aveva cominciato a farsi aiutare dal carrello? C’è un’età in cui tieni i tuoi acquisti in mano, come una torre pericolante. Poi la famiglia cresce e tu cammini in fretta, in ritardo, e cominci a comprare cose che prima non avresti nemmeno guardato: latte in polvere, giocattoli, confezioni di succhi di frutta. Anni dopo, quando il tempo non manca più, il carrello è un vecchio amico che ti accompagna con pazienza.

A Robbiani piaceva indugiare nel settore della verdura, valutare la freschezza dei pomodori, la qualità delle zucchine. Nella bella stagione acquistava sempre un pompelmo, saggiandone la consistenza. Gli piaceva anche osservare le persone: uomini e donne che si procurano il cibo. Proprio come hanno sempre fatto, da milioni di anni: dopo le lunghe cacce o le estenuanti raccolte, ora il problema è accaparrarsi le offerte speciali.

Notò che Zaynab, a qualche metro da lui, aveva preso un pacco da sei bottiglie di latte. Poi la seguì con lo sguardo nel settore cartoleria. Con leggerezza, come se stesse pensando ad altro, Zaynab intascò quattro penne stilografiche. In seguito, nei vari settori del supermercato, Robbiani la osservò prendere di nascosto tre boccette di profumo, una sciarpa, un paio di guanti, prodotti per il trucco, un orologio e un borsello di cuoio.

Cacciare senza fatica, pensò. Senza pagare. Il sogno dell’umanità. Animali che cascano nelle trappole, alberi lussureggianti che crescono da soli, regalando frutti dal sapore delizioso…

Zaynab ammirava i supermercati, con la loro offerta sempre rinnovata di ogni ben di Dio. Però erano luoghi freddi. Anche in Tunisia c’erano centri commerciali, come per esempio quello lungo la strada da Tunisi verso La Marsa e Sidi Bou Said, l’unico che vendesse anche alcolici. Ma Zaynab ricordava invece le visite al mercato con sua madre o sua zia, il rito del tè, le chiacchiere, l’eterna incertezza, le contrattazioni. Era tutto più lungo, più tortuoso, ma anche meno snervante.

Cercava di muoversi con naturalezza, comprando alcuni prodotti che le occupassero le mani e nascondendo fra gli abiti o nella borsetta quelli che rubava. Ogni tanto tornava al carrello per depositare gli acquisti ufficiali. Non si preoccupava dei dispositivi anti tacheggio. Alla fine chiese a Robbiani di andare a prendere un giornale, mentre lei passava alla cassa.

Claudio Rivera, il responsabile della sicurezza ammirò la disinvoltura di Zaynab. Alla fine la vide dirigersi alla cassa.

Più che perseguitare i taccheggiatori, Rivera voleva incastrare le bande organizzate, che spesso avevano complici all’interno. Vide Zaynab parlare con Giorgio Turi, il cassiere. Poi Turi si alzò e la guidò verso l’ascensore di servizio che portava nel parcheggio sotterraneo. Ecco il modo in cui neutralizzavano i servizi anti taccheggio. Erano fuori dal raggio delle videocamere, ma Rivera filmò tutto con il telefonino.

L’aveva sempre sospettato, ma gli mancava una prova. E per ingannare il cassiere gli serviva una persona al di là di ogni sospetto, una che sembrasse un pesce piccolo, una pedina della banda. La badante di Robbiani era straniera, dall’aspetto esotico e un po’ ingenuo. Turi, infatti, non aveva avuto dubbi e si era fidato di lei, coprendo i suoi furti. Rivera si avvicinò a Robbiani e gli confermò che l’operazione era riuscita. Lo ringrazio per la disponibilità sua e di Zaynab.

– Figurati – disse Robbiani. – È stato un piacere. Senti, aspetta un momento, che prima di uscire vorrei comprare un pompelmo.