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SERIE NOIR

Episodio 54: Biscotti allo zenzero

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

11 marzo 2019

Nel mese di febbraio la Svizzera italiana si prepara a subire un assalto.

A dare l’esempio è Bellinzona. Arrivano uomini con autocarri, scaricano sbarre di acciaio, recinzioni, lamiere. L’obelisco di piazza Indipendenza viene blindato per proteggerlo dagli attacchi, le vie d’accesso vengono chiuse, il centro storico viene ingabbiato. Finché durerà la guerra, nemmeno gli abitanti potranno entrare nella città vecchia, se non pagando e sottoponendosi a perquisizioni. La guerra, con più di cento battaglie fra Airolo e Chiasso, si chiama “carnevale”. 

Nicholas Guffi, 24 anni, studente di diritto e cultore del body building, a carnevale lavorava part-time come agente di sicurezza. Una sera, senza volerlo, aveva sentito una conversazione fra il suo capo e uno dei responsabili del carnevale. Da allora non riusciva più a dormire.

Era la solita storia di corruzione. Le varie feste facevano girare denaro, e qualcuno ne approfittava per sottrarre cifre consistenti. Nicholas provò a parlarne con il suo capo, ma venne licenziato. Protestò e minacciò ritorsioni. Poi si calmò e, qualche sera dopo, decise di tornare a carnevale. Ballò, rise, scherzò con gli amici… finché a tarda ora, in una zona appartata, gli si pararono di fronte tre uomini della sicurezza.

Due giorni dopo la madre di Nicholas invitò per un tè il suo vecchio amico Giorgio Robbiani con la sua badante. Mentre offriva biscotti allo zenzero, la signora Guffi spiegò loro che suo figlio Nicholas era stato selvaggiamente picchiato. Purtroppo non si ricordava i dettagli, forse a causa dello choc. O almeno così aveva detto alla polizia.

– Ma io sono sua madre  – disse la signora Guffi con un tremito nella voce. – Io lo so quando sta dicendo una bugia. 

La speranza era che Robbiani riuscisse a farlo parlare. Ma lui stesso fece notare che, inevitabilmente, Nicholas lo avrebbe associato alla polizia. Poi si voltò verso Zaynab.

– Ma… chi è lei? – chiese Nicholas due minuti dopo.

– Un’amica di un amico di sua madre. – Zaynab posò il vassoio accanto al letto. – Biscotti allo zenzero. Sono buoni. Ne provi uno.

Nicholas sembrava perplesso, ma obbedì. Sebbene avesse contusioni su tutto il corpo e un ematoma alla testa, riusciva a muovere le braccia.

Era la stanza di un ragazzo (poster, chitarra), di uno studente (classificatori, libri, computer) e di uno sportivo (trofei, attrezzi, fotografie in palestra). Zaynab notò che una delle foto era capovolta sul ripiano della scrivania. La girò e vide dodici uomini in posa con la stessa maglietta, sulla quale campeggiava la scritta SICUREZZA. Accanto all’immagine c’era il Codice penale, aperto al capitolo diciannove. Zaynab lesse a voce alta.

– “Della corruzione”. È la materia che sta studiando?

Nicholas s’irrigidì. – Grazie per i biscotti.

– Deve ringraziare sua madre. Ora è di là con un suo vecchio amico, l’ex commissario Robbiani, che è venuto per…

– Lei è una poliziotta?

– No. – Zaynab lo fissò. – Ma ho già visto il suo sguardo, sa? Purtroppo l’ho già visto nel mio paese… – La voce di Zaynab divenne un sussurro. – Sono gli occhi di chi è stato picchiato da un amico.

– Senta, io non…

– Gli occhi di chi è stato picchiato dalla forza pubblica, da chi dovrebbe mantenere l’ordine. Mi creda, Nicholas, ho già visto quello sguardo.

Silenzio. Un lungo silenzio.

– È una brutta storia – mormorò infine Nicholas. – Cioè, è pericolosa, capisce? Per me, per mia madre, e forse anche per quel vecchio commissario di là in salotto…

– La vita è sempre pericolosa. – Zaynab si sedette accanto al letto. – Stia tranquillo: il commissario Robbiani è vecchio, ma ha le spalle larghe.