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SERIE NOIR

Episodio 59: Venerdì santo

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

14 aprile 2019

Gianni Morselli, detto il Morsa, era un borseggiatore. Il suo terreno di caccia era la metropolitana di Milano, soprattutto la linea rossa.
Il Morsa conosceva tutti gli umori della folla, tutte le scale mobili, tutti gli angoli morti fuori dal circuito delle videocamere. Però era vecchio per quel mestiere, con i suoi cinquant’anni. Ormai giravano bande di ragazzini, organizzati come una catena di montaggio: 
il capo, il palo, la “fila indiana” per il bottino. Il Morsa aveva sempre lavorato in proprio. Tuttavia i “solitari” erano visti sempre peggio, e rischiavano di finire male. Allora, da un paio di anni il Morsa aveva chiesto la protezione di Saverio, uno dei boss che gestivano le operazioni. Ma presto si era accorto di essere diventato uno schiavo.
– Lei lo sa che ho sempre amato il mio lavoro – aveva detto all’ex commissario Robbiani. – Si ricorda quando l’estate mi facevo i turisti a Lugano e a Locarno?
Robbiani si ricordava. Ma erano passati trent’anni.
– Perché mi ha telefonato?
– Voglio che mi aiuti a cambiare mestiere.
Così, una sera di aprile, Robbiani e Zaynab si erano ritrovati nella metropolitana di Milano. Mancavano tre giorni a Pasqua, e nei vagoni si mescolavano turisti, pendolari, scolari all’inizio delle vacanze, famiglie, disoccupati, accattoni e, naturalmente, ladri.
Sul convoglio c’erano altri borseggiatori che lavoravano per Saverio. Il Morsa avrebbe finto di distrarre Zaynab. Poi avrebbe sottratto il portafogli a Robbiani e infine due agenti in borghese, conoscenti dell’ex commissario, lo avrebbero arrestato. Subito si sarebbe sparsa la voce: hanno beccato il Morsa, poveraccio… aveva tentato di fregare uno sbirro svizzero, uno importante. E il Morsa sarebbe sparito. 
– Oggi è venerdì santo – stava dicendo a Zaynab. – Ah, ma voi musulmani non ce l’avete mica la Pasqua, vero?
Lei sorrise. – La Pasqua no. Però il venerdì per noi è speciale.
– Oggi c’è la crocifissione – le spiegò il Morsa. – Prima il dolore, poi domenica Gesù che risuscita. Ma qui non cambia niente, lo sa? 
– Qui non c’è la Pasqua?
Il Morsa scoppiò a ridere. – Qui sotto no. Guardi quella donna con i sacchi di plastica. E quell’uomo con quella crosta sulla fronte, o quello lì che puzza come una fogna. Lo sa che li conosco tutti?
Laggiù il dolore non cambiava, restava uguale a sé stesso, proprio come le lampade a LED. Senza tregua. Sopra c’era la città con i suoi viali, con i suoi affari. Magari lassù festeggiavano la Pasqua.
– Ma qui è sempre venerdì santo – concluse il Morsa. – È pronta? Ecco, faccia un passo indietro. Ora inciamperò addosso a Robbiani…
Tutto filò liscio. Gli agenti immobilizzarono il Morsa e lo trascinarono via. Poi ci furono pratiche, formalità, carte da firmare. Il Morsa s’impegnava a non tornare mai più a Milano. Aveva una sorella sul lago d’Orta, per cominciare sarebbe andato da lei. Poi vedremo, pensò mentre si allontanava nel parcheggio di Lampugnano, a quell’ora quasi deserto. 
Sotto le arcate dell’autosilo c’erano alcuni barboni che si preparavano per la notte. Uno di loro cantava una lenta litania in inglese, con voce rauca. Jesus’ blood never failed me yet, never failed me yet… 
Il Morsa alzò il bavero del cappotto e tirò diritto. Avrebbe avuto nostalgia? Chissà. Lo aspettava un’altra vita, a cinquant’anni suonati. Che cosa avrebbe fatto? Non lo sapeva. Jesus’ blood never failed me yet, this one thing I know, that He loves me so… Il Morsa aveva un po’ di paura, ma era contento di essere fuori, all’aria aperta, libero. Raggiunse la sua Punto del ’99, avviò 
il motore e, mentre la voce del barbone ancora risuonava alle sue spalle, partì verso l’ignoto.