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SERIE NOIR

Episodio 62: Il pesce rosa

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

06 maggio 2019

– Vede, commissario, nel nostro mestiere uno si fa una reputazione.

– Immagino. Ma se uno è uscito dal giro…

– Lo vengono a cercare, mi creda. Lo vengono a cercare e gli chiedono di rubare un portafogli durante una mostra di quadri. Ma le pare? Oltre tutto, una mostra sul surrealismo!

Robbiani si chiese perché Gianni Morselli, detto il Morsa, ci tenesse a specificare il dettaglio del surrealismo. Forse perché la situazione aveva in effetti qualcosa di surreale: un ex borseggiatore che si rivolge a un ex commissario in cerca di aiuto.

Il Morsa avrebbe dovuto derubare un tale Amedeo Curaro, un ricco uomo d’affari che girava senza scorta solo quando visitava i musei. Proprio per questo chi aveva ingaggiato il Morsa gli aveva indicato il luogo esatto dove colpire: il Museo d’arte della Svizzera italiana, all’interno del LAC di Lugano. Le consegne erano precise: doveva prendere il portafogli e lasciarlo cadere per terra.

– Per terra? – fece Robbiani.

– E che devo dirle, commissario? È tutto surreale!

Il giorno dopo Zaynab accompagnò Robbiani al museo. Era una giornata di sole e Zaynab si sentiva serena, nonostante l’inquietudine per la sua precarietà. Robbiani le domandò da dove le venisse quell’allegria.

– Dal mondo – rispose Zaynab. – Certe volte il mondo è una cosa bella.

Robbiani si fermò al centro della piazza. – Sì. Certe volte. Però questo non toglie…

– …la sofferenza, il male, gli omicidi e la guerra – lo interruppe Zaynab. – Ma come diceva mia madre: domani ci saranno albicocche.

– Albicocche?

– È un modo di dire. La speranza.

– Ah, be’, la speranza…

Continuarono a battibeccare fino all’interno, poi si separarono e visitarono la mostra sul surrealismo svizzero, al secondo piano. Zaynab si fermò davanti a un quadro di Paul Klee intitolato Unterwasser-Garten, giardino subacqueo. Rimase a lungo a contemplare i colori del mare. In mezzo a forme azzurre e blu si stagliava solitario un pesce di colore rosa.

Zaynab si meravigliò della pazienza dei sorveglianti, sempre composti, seri, con le mani dietro la schiena. Chissà a che cosa pensavano tutto il tempo? Stava ancora fantasticando quando vide entrare Gianni Morselli. Poco dopo arrivò un uomo alto, con la faccia grigia e un abito di ottimo taglio: era la vittima, Amedeo Curaro.

Tutto accadde in fretta. Il Morsa finse d’inciampare contro Curaro e, goffamente, fece cadere il portafogli. Subito intervennero i sorveglianti: qualcuno tentò d’immobilizzare il Morsa, un altro soccorse Curaro, un terzo si affrettò a recuperare il portafogli. Robbiani contribuì al caos, oscillando come se si sentisse male e permettendo al Morsa di sfuggire ai sorveglianti. Curaro era seccato. Prima di rimetterlo in tasca controllò il portafogli. Strinse le labbra. Si guardò intorno con aria truce.

– È vuoto – disse.

Chiamarono la polizia. I visitatori vennero trattenuti come testimoni. Zaynab sentì dire a uno dei sorveglianti che il borseggiatore era di sicuro un professionista: aveva colpito in un punto cieco e probabilmente aveva sottratto il contenuto del portafogli prima di fuggire.

– Non è vero – mormorò Zaynab a Robbiani.

– Certo che no – disse lui. – Hai notato qualcosa?

Lei indicò uno dei sorveglianti. – Subito dopo l’incidente ha gettato una cosa in quel cestino della spazzatura.

– Ah – esclamò Robbiani.

Il caso era già risolto prima dell’arrivo dei poliziotti.

Più tardi, prima di uscire, Zaynab chiese a Robbiani di aspettare un minuto: voleva mostrargli un pesce rosa.

– Cos’è, un altro proverbio?

– No, no: un quadro. Sono sicura che ti piacerà.