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SERIE NOIR

Episodio 63: Questo amore

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

13 maggio 2019

Farid al-Mansur era discreto, gentile come il sole di maggio, e la sua voce mormorante aveva la cadenza di una ninnananna. Zaynab lo ascoltò parlare del suo arrivo in Svizzera, della fierezza per i suoi figli: Naima, che studiava medicina all’università, e Rashid, che faceva le scuole medie ed era un talento sportivo.

– Tu e tua moglie siete molto fortunati – disse Zaynab.

– Lo sappiamo. Per questo cerchiamo di aiutare chi è in difficoltà.

Il signor Mansur era emigrato dalla Tunisia trent’anni prima. Ora aveva una ditta di elettrotecnica e aveva fondato un’associazione benefica per i senzatetto. Si era ambientato a Lugano: seguiva le partite di calcio di Rashid, era membro di varie associazioni, s’interessava alla politica. Pronunciava l’italiano quasi senza accento, e si arrischiava perfino a parlare il dialetto.

– Ma c’è un dolore – disse Mansur. – C’è una punta di ferro che ci ha colpito proprio qui. – Si batté una mano sulla parte sinistra del petto. – È Naima, la mia Naima.

– Si è innamorata? – chiese Zaynab con voce sommessa.

Lui sbarrò gli occhi. – Come fai a saperlo?

– Quanti anni ha, venticinque? È una bella ragazza… è normale.

– Sarà normale, ma salta fuori che vuole sposarsi con un ragazzo ticinese. Uno di qui, capisci? Non è neanche un musulmano!

Mansur sapeva che Zaynab lavorava per un ex commissario di polizia, e si era fatto l’idea che Robbiani avrebbe potuto consigliarlo. Zaynab acconsentì a fissare un incontro, al quale si presentarono entrambi i coniugi: Farid e Halima.

– Noi stavamo già pensando al matrimonio – spiegò Halima. – Non volevamo fare di nascosto. Io dicevo che Naima deve potere scegliere.

– Mi sembra giusto – disse Robbiani.

– Ma dobbiamo parlarne insieme, invece Naima vuole fare tutto da sola!

Erano seduti al tavolo della cucina. Zaynab aveva preparato del risotto allo zafferano e aveva aperto una bottiglia di Merlot. Notò che Farid non si faceva problemi a bere alcol, e dai suoi discorsi non risultava in nessun modo fissato con le regole.

Robbiani disse ai Mansur che capiva le loro ragioni. – È giusto preoccuparsi, ma i tempi cambiano. Oggi i giovani sono più indipendenti e se il fidanzato di Naima è un bravo ragazzo…

Alla parola “fidanzato” Mansur rabbrividì. Sua moglie ammise che sembrava un bravo ragazzo. Era da poco diventato medico, lui e Naima si conoscevano da anni. Però… A nulla valsero le parole di Robbiani, se non a strappare la promessa che non avrebbero fatto né discorsi né gesti avventati. Infine Zaynab accompagnò i Mansur all’ingresso. Mentre stava rientrando, udì qualcuno fare il suo nome.

– Chi è?

Una ragazza entrò nell’alone di luce.

– Sono Naima.

Assomigliava alla madre, ma era più alta e robusta. La invitò a entrare e le disse che i suoi genitori erano appena andati via.

– Lo so. Per questo ho aspettato. Volevo sapere se il poliziotto gli ha fatto cambiare idea.

Zaynab sospirò. – Temo di no. Tu hai provato a parlare con loro?

Naima si sedette sui gradini dell’ingresso. – Sì… – Fece una pausa, appoggiò la testa sulle mani. – È una brutta storia. Questo amore. Io e Jacopo stiamo bene insieme. Ma io amo anche i miei genitori, la Tunisia, le nostre tradizioni. Avrei voluto, davvero, che mi piacesse uno dei ragazzi che mi ha presentato mia madre!

Zaynab tentò di calmarla. – Vedrai che col tempo accetteranno che…

– Non capisco – la interruppe Naima. – Perché ci deve essere una cosa come l’amore? Perché non possiamo vivere tranquilli?