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SERIE NOIR

Episodio 69: Sette vite

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

01 luglio 2019

Hai lavorato. Questo ricordi della tua vita. Hai cominciato da giovane, dal basso: prima le pattuglie, i turni di notte, la sorveglianza. Poi le domande porta a porta e gli interrogatori da trascrivere a macchina, nell’ufficio pieno di fumo. Che cosa sognavi, a quel tempo? Che cosa ti aspettavi dalla tua vita?

Lavoravi, tutto qui.

Il lavoro era la tela di fondo. Certo non sei una macchina, e sulla tela hai dipinto persone, cose, paesaggi. Le serate con gli amici. L’incontro con Lucia, il matrimonio. I primi viaggi all’estero. La nascita di Giulia, la gioia di vederla crescere, una gioia intima e sommessa eppure sempre viva, come una pennellata blu nella parte superiore della tela.

Ma come avresti vissuto, senza il tuo lavoro?

Forse ti avrebbe invaso la noia, quella noia strisciante che sempre, negli ultimi giorni di una vacanza, ti rendeva irritabile. Di ferie comunque ne prendevi poche, lo stretto necessario. Giulia cresceva, studiava, si sposava, metteva al mondo dei figli. E tu, dopo il pensionamento, continuavi a svolgere consulenze, a tenere corsi di formazione.

Poi, la vecchiaia. Quella vera. La morte di Lucia, la solitudine, il fiato più corto, il corpo stanco e pesante da muovere. Hai smesso di lavorare? Non ancora. Temevi che l’arrivo di una badante ti spegnesse, invece ti ha reso più facile rispondere alle richieste di aiuto.

Hai dato consigli a poliziotti che hanno un terzo dei tuoi anni. Hai partecipato a operazioni complesse, in una circostanza hai perfino dovuto riaprire uno dei tuoi vecchi dossier. Ma queste sono eccezioni. Di solito ti chiamano per un litigio famigliare, un furto, un problema con un figlio ribelle, con un collega disonesto. L’ex commissario Robbiani non dice mai di no, vero? Tu ascolti tutti, con calma. Fai qualche domanda. Prendi appunti. Osservi con attenzione le fotografie di Frizzi, il gatto della famiglia Bernasconi, partito in una notte di bufera e mai più rientrato.

– È molto carino – dice Zaynab.

– Sì, vero? – Moira Bernasconi guarda Zaynab con empatia, le racconta del gatto, delle sue abitudini. Tu nel frattempo apri la mappa del quartiere, per esaminare il territorio.

– Abbiamo detto ai bambini che è andato a spasso – interviene Max Bernasconi. – Ma loro cominciano a preoccuparsi.

I bambini sono con la babysitter. Tu, Zaynab e i Bernasconi sedete in veranda, di fronte al giardino ricco di fiori e altalene.

– Non preoccuparti. – Max appoggia una mano sulla spalla di sua moglie. – I gatti hanno sette vite, vedrai che torna…

Studiando la mappa, cerchi d’indovinare i posti pericolosi. Da una parte c’è la via principale, dove le macchine sfrecciano anche di notte; dall’altra il bosco. Poi ci sono i cani del vicinato, compreso il feroce pittbull dei signori Pelli.

Ti viene un’idea. Il capo dell’unità cinofila è un amico. Se ti prestasse per un paio d’ore uno dei suoi cani poliziotto, potresti metterlo sulle tracce di Frizzi. Da quando è scomparso ancora non è piovuto, quindi il cane potrebbe ritrovare la pista.

– Lei pensa che Frizzi sia vivo? – ti chiede Moira.

Tu ti stringi nelle spalle. Le rispondi che è possibile, che nella tua carriera hai visto succedere di tutto. Zaynab dice che i gatti sono bestie prudenti, sanno fiutare i pericoli. Soprattutto, sono resistenti.

– Hanno sette vite! – ripete Max. – Avrà perso la strada di casa, o sarà salito su un albero e non riesce più a scendere. Ma lo troveremo!

Tu annuisci, prometti che farai del tuo meglio. Sette vite, pensi. Ti chiedi quante ne restino a te, quante tu ne abbia già consumate. Che cosa hai cercato, per tutti questi anni? E che cosa desideri, adesso, che cosa ti aspetti ancora di trovare?