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IL RACCONTO
GIALLO

Episodio 74: Solo bianco

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

05 agosto 2019

Era un deposito di rifiuti, a Nord della città di Bellinzona. Ma a Robbiani sembrava un luogo esotico, una terra di nessuno dove si riunivano le cose rotte, gli oggetti scartati: pezzi di vetro, ferraglia, masserizie, cartaccia, lamiere, copertoni, vasi spaccati e carcasse di computer.

– Ecco, quello è Federico! – Robbiani indicò a Zaynab un uomo con un giubbotto fosforescente, in piedi davanti al cassone delle bottiglie.

Federico Magro lavorava alla discarica come sorvegliante. Era un mestiere che richiedeva capacità diplomatiche. Bisognava spiegare che i sassi non andavano nella carta e che gli olii usati non avevano niente a che fare con il PET. Inoltre bisognava sedare le liti, prevenire gli abusi, controllare se chi smaltiva rifiuti vegetali avesse l’apposito timbro verde sulla tessera di legittimazione.

Federico stava discutendo con una donna a proposito di una bottiglia di vetro arancione. Federico le aveva indicato di gettarla nel buco destinato al marrone, mentre la donna insisteva con il bianco.

– Ma vede, signora, c’è scritto “solo bianco”.

– Lei non capisce. La bottiglia era bianca, è stata dipinta di arancione.

– E da chi?

– Cosa ne so! Ma se gratta qui sopra vedrà che la pittura si sbriciola…

In quell’istante Federico si accorse di Zaynab e Robbiani. Gettò lui stesso la bottiglia nel settore “solo bianco” e si affrettò a raggiungerli.

– Meglio non parlare qui.

Federico prese una borsa e si diressero verso l’uscita. C’era un cartello: da una parte annunciava il CENTRO RACCOLTA RIFIUTI, dall’altra la CASA FUNERARIA; in mezzo, la pubblicità di un apicoltore dei dintorni, con una piccola ape svolazzante. Federico li condusse proprio verso la casa funeraria. Era un immenso edificio candido, di forma quadrata, circondato da un ampio parcheggio. Si sedettero su una panchina, anch’essa di colore bianco, mentre Zaynab restò in piedi di fronte a loro.

– Qui staremo tranquilli – disse Federico.

Anche troppo, pensò Robbiani.

Federico aprì un pacco avvolto in carta marrone. All’interno c’erano buste di plastica sigillate, contenenti una polvere bianca chiarissima, che quasi non si distingueva sullo sfondo della panchina. Robbiani aggrottò le sopracciglia. Ai suoi tempi ne aveva vista fin troppo di quella roba.

– È cocaina, vero? – domandò Federico.

– O quella o eroina bianca. Dove l’hai trovata?

– Nella macchina che taglia la carta. Stamattina ho notato il pacco e l’ho preso per controllare.

L’ex commissario tranquillizzò Federico: avrebbe avvisato lui le persone competenti. Zaynab ipotizzò che chi aveva smarrito o abbandonato la droga sarebbe tornato a cercarla. Federico si allarmò, ma Robbiani gli promise che avrebbe chiesto immediatamente alla polizia di sorvegliare l’ecocentro.

Più tardi, mentre stavano rientrando, a pochi metri dalla discarica e dalla casa funeraria, Robbiani domandò a Zaynab di fermare l’automobile. Lei si preoccupò. – Che succede?

– Guarda lì – rispose Robbiani. – Quell’edificio di fianco alla casa funeraria. Vedi che c’è la scritta RABADAN? È la sede ufficiale della società del carnevale.

– Eh? – Zaynab sembrava non capire.

– È questo il mistero. Solo questo.

– Quale mistero?

– Gli autori dei polizieschi non capiscono niente! – esclamò l’ex commissario. – Questa storia della dro- ga… alla fine arresteranno qualcuno, certo, e vabbè. – Robbiani fece un lungo respiro. – Ma qui c’è il deposito rifiuti, poi l’apicoltore, poi questa enorme casa funeraria e di fianco la società del carnevale. È… c’è dentro tutto, capisci? È la vita. Hai voglia di pensarci, di chiederti… – L’ex commissario scosse la testa, poi tornò a guardare fuori dal finestrino. – È la vita, semplicemente…