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SERIE NOIR

Episodio 76: I gioielli rubati

19 agosto 2019

Zaynab conosceva ormai le città e i paesi della Svizzera italiana. Non aveva visto tutto, ma insieme a Robbiani si era mossa su e giù per il Canton Ticino. Fin dall’inizio l’avevano colpita le differenze, tutte comprese in una manciata di chilometri. Le valli strette, le rocce e le montagne che lasciavano spazio ai laghi e alle palme; i boschi e i sentieri silenziosi a poca distanza dall’autostrada; i villaggi quasi disabitati non lontani dai palazzi alla periferia delle città.

Mentre faceva queste riflessioni, Zaynab stava proprio entrando in un caseggiato anonimo. Spesso aveva passeggiato con Robbiani per le vie del quartiere, ammirandone i parchi giochi variopinti e i viali alberati. Ora invece stava entrando in un corridoio buio, odoroso di umidità.

Il signor Luciano era rispettabile, con completo grigio e con una cravatta nera. Sulle prime non riuscì a inquadrare Zaynab. Lei non lo aiutò, ma rimase a guardarsi in giro, come se aspettasse il suo turno.

Alla fine fu lui a cedere. – Signora? Posso esserle utile?

– È lei che fa prestiti a usura? – domandò Zaynab con tono sbrigativo.

Il signor Luciano s’inalberò. – Credo che sia finita nel luogo sbagliato, mia cara signora. Debbo infatti informarla che in questo ufficio non si svolgono affari
illegali.

L’ ufficio in realtà era un scantinato, con una grande cassaforte in un angolo. Sembrava quello che era: il luogo di lavoro di un ricettatore. 

– Guardi, non ho bisogno di prestiti – disse Zaynab, che per l’occasione indossava vestiti e velo firmati, insieme a un paio di occhiali da sole di lusso. – Ho già abbastanza soldi. Ma qualcuno ha rubato parte della mia parure di rubini e zaffiri…

Zaynab estrasse dalla borsetta un astuccio di pelle che attirò subito l’attenzione del signor Luciano. Passò dietro la scrivania, cambiò gli occhiali, preparò la lente da gioielliere.

– Non si scaldi – fece Zaynab, che recitava la parte della ricca araba annoiata. – Non voglio un suo giudizio. So che sono veri. Però mancano il diadema e gli orecchini.

Gli spiegò che qualcuno li aveva sottratti dalla sua valigia, all’aeroporto di Agno. Aveva denunciato il furto, ma non aveva molte speranze di ritrovare il colpevole. Quello che le premeva, comunque, era recu-
perare il resto della parure, alla quale era molto affezionata.

– È un dono d’anniversario di mio marito…

Il signo Luciano si era fatto taciturno e aveva messo una faccia impassibile. Evidentemente aveva fiutato l’affare. Zaynab promise che, in caso di recupero della merce, avrebbe versato una ricompensa molto alta. Sicuramente più del valore dei gioielli. Pronunciò una cifra che rischiò di fare ulteriormente impallidire il già biancastro signor Luciano. Poi lasciò il suo numero di telefono e tornò all’aria aperta.

Robbiani era seduto in salotto con i genitori.

Non provò nemmeno a spiegare che, da accertamenti fatti con l’aiuto di un amico investigatore, risultava che ad aver rubato gli orecchini della madre fosse stato Enea, il figlio, che si era indebitato per problemi di gioco. Aspettò che, nella camera di là, squillasse il cellulare di Enea. Poi si alzò e, senza dire niente, andò ad aprire la porta.

Enea stava parlando in maniera tale da non avere dubbi sull’interlocutore:  il signor Luciano. Appena saputo della ricompensa, il ricettatore aveva contattato personalmente il ladro, per informarsi se avesse
rubato anche il diadema, oltre agli orecchini. Ma il diadema non esisteva nemmeno… Robbiani aveva solo bisogno di un collegamento tra il figlio e il ricettatore.

– Ho una cosa da dirvi – dichiarò ai genitori, che l’avevano seguito sulla soglia della camera. – E penso che non vi piacerà.