Episodio 82: L'indovino | Cooperazione
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IL RACCONTO
GIALLO

Episodio 82: L'indovino

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

24 settembre 2019

Zaynab aveva portato la macchina fotografica, ma era talmente sopraffatta dalla bellezza che non osava ridurla in un’immagine fissa. Paolo le indicava gli scorci migliori, quelli dove il sole irrompeva tra i castagni, il riflesso dell’acqua in un ruscello, il taglio nitido delle montagne contro il cielo di ottobre. Come riuscire a raffigurare proprio quel blu, con la sua profondità, con la sua forza limpida e la sua dolcezza. Era come come un addio; pronunciato ad alta voce, in tono squillante… ma pur sempre un addio.

– Non sarai mica triste? – le chiese Paolo.

Rispose subito di no ma più tardi, mentre raccoglievano le castagne, ci pensava ancora. Perché avrebbe dovuto essere triste? Abitava in Svizzera. Aveva un appartamento e un lavoro. Aveva conosciuto Robbiani, che non era più un estraneo da accudire ma un amico. Infine aveva incontrato Paolo… e si era innamorata, lei, Zaynab Hussain, proprio lei che pensava di essere al riparo dalle emozioni.

Tuttavia, nei pensieri rassicuranti s’infiltrava un’inquietudine. Lungo il sentiero, in basso, avevano camminato fra i cedri e le magnolie, che subivano l’autunno ma in maniera più lieve, senza spogliarsi del tutto. Poi avevano incontrato i faggi, le betulle, i sorbi, i castagni. Alcuni alberi stavano vivendo il loro momento di gloria. Altri erano già spogli: il rosso, il giallo, l’arancione erano ai loro piedi, nel tappeto di foglie perdute.

– Il bosco d’autunno – disse Paolo. – È meraviglioso, vero? Soprattutto in questo periodo.

Zaynab fissò l’intrico vuoto dei rami, sopra di lei, e rispose che non aveva mai visto un autunno così bello.

– E non avevo mai raccolto castagne! Spero almeno che siano buone!

– Ma certo! – esclamò Paolo. – Bisogna cucinarle bene, sul fuoco, e accompagnarle con un po’ di vino rosso… ma va bene anche il tè – si affrettò ad aggiungere.

– Per fortuna! – Zaynab sorrise. – Avanti, torniamo al lavoro!

Paolo aveva ragione: l’autunno era meraviglioso. Anche gli alberi nudi erano stupendi, nella maniera in cui ricamavano il cielo. Perfino la morte della natura pullulava di promesse, come se la primavera già si nascondesse nel profondo. Ma Zaynab aveva paura. Un uomo perfetto, un giorno perfetto, un avvenire che, per la prima volta, sembrava meno incerto. Una parte di lei non riusciva a crederci.

All’imbrunire tornarono al piccolo ristorante in cui li aspettava Robbiani. Mentre appoggiava la cesta per terra, Zaynab notò che una castagna aveva un piccolo buco. Di sicuro era entrato un verme… o ne era uscito? Stava per buttarla via, ma poi la rimise nel mucchio nascondendola sotto le altre.

Robbiani stava leggendo uno dei suoi vecchi romanzi inglesi. Posò il libro e domandò com’era andata la raccolta, prima di ordinare tre tazze di tè. Dopo qualche minuto Paolo uscì per fare una telefonata. Subito l’ex commissario rivolse a Zaynab uno sguardo sornione.

– Fa bene, vero? – borbottò. – Un difetto… appena un difetto, una castagna bacata in mezzo alla perfezione. Ma ci fa sentire più tranquilli.

Zaynab spalancò gli occhi e gli domandò come avesse fatto a capire. Lei aveva soltanto guardato una castagna e poi l’aveva rimessa nel mucchio. Com’era riuscito Robbiani, da quel gesto frettoloso, a ricostruire il suo stato d’animo?

– Certe volte penso che sei… come si dice?

– Un poliziotto? – fece lui.

– No, un… un mago!

– Cosa vuoi… dopo tanti anni, uno impara a indovinare.

Paolo stava rientrando, tutto allegro con la sua camicia a scacchi e le guance rosse. L’ex commissario sfiorò appena la mano di Zaynab.

– Non preoccuparti – mormorò. – Devi solo abituarti. La felicità non è mai una cosa semplice.