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SERIE NOIR

Episodio 83: Intervista volante

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

07 ottobre 2019

– Qui i giornalisti vengono a caccia… – disse Robbiani.

– A caccia di chi?

– Delle persone qualunque, come noi. Cioè di tutti e di nessuno.

Zaynab non capiva.

– Vogliono sapere come la pensa la gente, quella che loro chiamano la gente. Guarda, eccone uno!

Erano in piazza Dante, a Lugano, davanti all’ingresso affollato di un grande magazzino. Lui, il giornalista, vagava in mezzo al trambusto: aveva all’incirca trent’anni, indossava una giacchetta di pelle e nella mano destra teneva un piccolo microfono. Stava parlando con un ragazzo sui vent’anni, elegante, munito di occhiali scuri.

Zaynab chiese se stesse facendo un’inchiesta.

– Non credo. Raccoglie voci dalla strada. Lo chiamano “micro-trottoir”. Magari domanda a tutti che cosa pensino dell’autunno o del riscaldamento climatico. Oppure del governo o forse della musica rock, vai a sapere… dipende da chi l’ha mandato qui.

Il giornalista sembrava a disagio. Guardava a lungo i passanti prima di approcciarli, ed era timido, un po’ imbranato nell’esporre la sua domanda. Alcuni rispondevano di no, altri invece non si facevano pregare. Qualcuno addirittura prendeva in mano il microfono e improvvisava un piccolo sermone.

Robbiani aggrottò le sopracciglia. C’era qualcosa che non lo convinceva… comunque valutò che fosse meglio darsi alla fuga. Ma prima che potesse mettere in atto il suo piano il giornalista aveva già intercettato Zaynab. Robbiani udì che le stava chiedendo qualcosa sull’integrazione, ma non riuscì a sentire i dettagli.

C’era un gran brusio, nell’atrio del grande magazzino, così il giornalista e Zaynab dovettero spostarsi di qualche passo. Lui le mise il microfono sotto la bocca. Robbiani si domandò perché non si allontanassero dalla folla, poi – come in un lampo – riuscì a vedere oltre ciò che stava vedendo. Subito cercò d’intercettare lo sguardo di Zaynab. Come riuscire a comunicare con lei senza irrompere nell’intervista? A ogni buon conto, prese il telefono e compose un numero che sapeva a memoria. In quel momento Zaynab fece una pausa, come se stesse cercando le parole, e lanciò un’occhiata all’ex commissario.

Zaynab sapeva. Robbiani tirò un sospiro di sollievo. Le cose accaddero una dopo l’altra, al loro ritmo, più o meno come il Robbiani aveva immaginato. Proprio quando Zaynab era concentrata nell’esprimere la sua opinione, venne urtata da un ragazzo sui vent’anni, dagli occhiali scuri. Lo stesso con cui il giornalista stava parlando pochi minuti prima. Robbiani sorprese il gesto rapidissimo con cui l’uomo infilò la mano nella borsetta, sottraendo a Zaynab il portafoglio. Il sedicente giornalista abbordò poi una signora di mezza età e le chiese la sua opinione sui mezzi di trasporto cittadini. Evidentemente, cambiava la domanda-tranello a seconda delle persone, cercando un tema al quale potessero appassionarsi.

Un quarto d’ora più tardi, dopo che la polizia aveva arrestato i due borseggiatori, Zaynab chiese a Robbiani come avesse fatto a capire che l’intervista era solo una copertura per distrarre le vittime.

– Avevo una cattiva sensazione – rispose l’ex commissario. – Prima mi ha insospettito il fatto che lasciasse tenere il microfono agli intervistati: nessun giornalista lo fa. Poi ho visto che il ragazzo, quello con gli occhiali scuri, si muoveva nel modo con cui i borseggiatori cercano l’angolo di attacco. E tu, invece, come hai fatto a capire?

– Ho indovinato subito che c’era qualcosa di poco chiaro. Mi sembrava davvero strano. Il giornalista si era dimenticato un dettaglio… e non mi sembrava possibile.

– E cioè, quale dettaglio?

Zaynab sorrise. – Durante tutta l’intervista, il microfono era spento…