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SERIE NOIR

Episodio 91: Ladri di biciclette

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

02 dicembre 2019

L’avvocato Matteo Bonetti, novantasei anni, andava ancora quasi tutti i giorni nel suo ufficio a Bellinzona. Non solo, ma ci andava pure in bicicletta: una Cilo risalente ad almeno vent’anni prima, che filava liscia come se fosse nuova. Bonetti in gioventù era stato un buon ciclista amatoriale, e riusciva ancora a prendersi cura personalmente del suo velocipede: oliava la catena, lucidava il telaio, controllava con regolarità i freni. Quando una sera uscì dall’ufficio e trovò soltanto un lucchetto spezzato, sulle prime non ci volle credere. Poi dovette ammetterlo: gli avevano fregato la bici.

Non gli mancavano i soldi per comprare un’altra bicicletta, magari più moderna, come gli suggerirono i suoi figli. Ma il vecchio Bonetti non ci pensava nemmeno: oltre al lucchetto, spiegò all’ex commissario Robbiani, i ladri gli aveva spezzato il cuore.

Robbiani era in imbarazzo. Ai vecchi tempi Bonetti era stato procuratore pubblico, e avevano lavorato bene insieme. Gli dispiaceva deluderlo, ma la possibilità di ritrovare una bicicletta rubata, a meno di un colpo di fortuna, era assai bassa. L’avvocato disse che era proprio per quel motivo che era andato da Robbiani. Sapeva che la polizia aveva altro per le mani; ma il commissario, con il suo leggendario fiuto…

Zaynab accennò un sorriso, sbirciando Robbiani di sottecchi. Erano seduti in soggiorno, davanti a tre tazze di tè fumanti. Bonetti indossava un completo grigio, con una cravatta rossa e blu. Sebbene fosse più giovane, con il suo cardigan e i suoi pantaloni di velluto Robbiani aveva invece proprio l’aspetto di un pensionato.

– Dipende chi l’ha rubata – stava dicendo Robbiani. – Se è stata una bravata da ragazzi, allora c’è quache possibilità di ritrovarla. Ma mi hanno detto che a Bellinzona c’è una specie di banda…

– Una banda? – Bonetti si accigliò. – Quale banda?

– Rubano biciclette, poi mandano i pezzi in altri paesi, dove vengono riassemblate e rivendute.

– E ci guadagnano qualcosa?

– Dipende dai paesi. E dipende dalle biciclette. Spesso si tratta di modelli nuovi, o di bici elettriche. Ma se è stata una banda, la bici sarà in qualche magazzino, pronta a venire smontata…

– Non può succedere! – esclamò Bonetti. Il suo colorito stava diventando rosso in maniera preoccupante, perciò Zaynab si affrettò a intervenire, rivolgendosi a Robbiani.

– Questa banda se vuole guadagnarci avrà bisogno di parecchie bici, giusto? E forse tornano a rubarle negli stessi posti.

Robbiani la guardò. – Sì. Potrebbe essere un’idea interessante.

– Scusate – s’intromise Bonetti, sempre più scarlatto. – Non capisco. Avete un piano oppure no? Questa idea di cui parlava la signora Hussain, mi dispiace ma io non l’ho mica capita.

– È semplice – rispose Robbiani. – Almeno, spero che sarà così. Ma per adesso, il mio suggerimento è questo: compri una bicicletta nuova, Bonetti. Magari una elettrica, ho sentito che ci sono dei modelli…

– Sta scherzando? – Bonetti sobbalzò. – Sarebbe questa l’idea?

– Se abbiamo pazienza – mormorò Zaynab – la bici ci porterà ai ladri.

E fu proprio così. Bonetti comprò un nuovissimo, fiammante modello di bici elettrica. Poi l’abbandonò senza lucchetto per tutta la notte, nel parcheggio dell’ufficio. Il mattino dopo, naturalmente, la bici non c’era più; ma grazie al rilevatore nascosto nel manubrio, la polizia poté risalire al magazzino dei ladri. Pochi giorni dopo, Bonetti poté recuperare la sua storica Cilo.

– E la bici elettrica? – gli chiesero i suoi figli.

– Tenetela voi – rispose Bonetti. – Vi farà comodo quando sarete più vecchi.