Episodio 92: Lupo mannaro | Cooperazione
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IL RACCONTO
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Episodio 92: Lupo mannaro

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

09 dicembre 2019

– Anche i grandi professionisti hanno le loro debolezze.

Così disse Robbiani al giovane ispettore Bomprezzi, che era venuto a chiedergli un consiglio. Il famigerato Antonio Boca, truffatore seriale e rapinatore, aveva appena messo a segno una serie di colpi nella Svizzera italiana. Bomprezzi era sicuro che fosse ancora nei paraggi, ma come acciuffarlo?

– Il fatto è che non sappiamo il suo vero nome – si lamentava l’ispettore. – Né abbiamo descrizioni attendibili del suo vero volto. Robbiani, lo conosci anche tu, è da anni che ci prende in giro!

– Hai ragione. – L’ex commissario annuì. – Ricordo però che anni fa, seguendo le sue tracce, avevamo visto che dopo avere colpito in Germania, nella zona di Essen, si era spostato a Lucca, in Italia.

A Essen e Lucca, spiegò Robbiani, si tenevano due fra le maggiori fiere in Europa dedicate al gioco. Bomprezzi non capiva. Gioco d’azzardo? Videogiochi? No, no, proprio il gioco da tavolo, con le pedine, i dadi, le carte e la plancia colorata.

– Tipo “Risiko” e “Monopoly”? – chiese Bomprezzi.

– Tipo “Risiko” e “Monopoly” – assentì Robbiani. – O “Cluedo”.

Spulciando vecchie testimonianze scoprirono che in effetti Boca era appassionato di giochi da tavolo. Non si perdeva una fiera e, quando stava in un luogo, cercava sempre un gruppo di giocatori, ai quali si univa con discrezione. Dopo i colpi in Ticino, c’erano quindi buone probabilità che Boca frequentasse la sede luganese dell’associazione Giochintavola.

Robbiani si offrì per dare un’occhiata, un venerdì sera, presentandosi insieme a Zaynab come se fossero due giocatori qualsiasi. Appena varcata la soglia, si accorsero che nessuno stava giocando a “Risiko”. Né a “Monopoly o a “Cluedo”. Robbiani si guardò in torno, per cercare se fosse in corso almeno una partita a “Chi va piano, va sano e va lontano”, ma niente. Alcuni giocavano a “Terraforming Mars”, riempiendo il Pianeta Rosso con esagoni di cartone. A un altro tavolo i giocatori trafficavano con piccoli dinosauri di legno. Altri stavano cercando di fuggire da una stanza nella quale erano (virtualmente) rinchiusi. Altri ancora gestivano fattorie, percorrevano piste nel Far West o lottavano per il potere in una città del Rinascimento.

Zaynab e Robbiani girarono fra i vari gruppi, provarono alcuni fra i giochi più semplici. Ma cominciavano a disperare di poter smascherare Boca, e dubitavano perfino che il truffatore fosse presente. Poi, qualcuno propose un gioco a identità segrete, e Robbiani ne fu subito attratto. Alcuni partecipanti impersonavano dei lupi mannari, sotto le spoglie di pacifici abitanti di un villaggio. Interrogandosi a vicenda, i giocatori dovevano scoprire chi di loro mentisse e chi dicesse la verità.

L’ex commissario seguì la partita con grande interesse. I partecipanti erano una decina, tre donne e sette uomini: il più giovane doveva avere sui vent’anni, il più anziano sui cinquanta. Dopo un po’, Robbiani cominciò ad avere dei sospetti. Si chinò verso Zaynab, le bisbigliò qualcosa. Lei annuì e gli rispose che avevano messo gli occhi sulla stessa persona: quarant’anni, posato, tranquillo, una folta barba. Uno che, com’era ovvio, non sembrava per niente un truffatore.

Più tardi, Bomprezzi domandò come avessero fatto a scoprirlo.

– Era spaventato – rispose Robbiani. – Aveva accettato di giocare, ma si vedeva che si stava trattenendo. Si faceva soprire in maniera sciocca e, soprattutto, non osava mentire agli altri giocatori.

Bomprezzi aggrottò le sopracciglia. – Tutto qui?

– Stava esagerando – disse Zaynab con voce soave. – Solo i bugiardi dicono sempre la verità.