X

Argomenti popolari

IL RACCONTO
GIALLO

Episodio 81: Un piano quasi perfetto

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

23 settembre 2019

La gioielleria Spizzi di Lugano è una delle più rinomate di tutta la Svizzera. Luciano Spizzi aveva cominciato come apprendista orefice, poi aveva gestito un paio di gioiellerie altrui e infine si era messo in proprio. Ma proprio in quel periodo aveva rischiato di perdere tutto, a causa di una colossale truffa. Giorgio Robbiani, che era appena diventato commissario, era riuscito però a recuperare quasi tutta la refurtiva. Da allora ogni tanto Spizzi si faceva vivo con Robbiani, per informarsi della sua salute o per fare gli auguri in occasione di qualche festa. Un giorno di ottobre telefonò mentre l’ex commissario stava facendo la sua siesta. Zaynab percepì una nota di delusione nella sua voce. Anzi, sembrava che ci fosse addirittura del panico.

– Tutto bene, signor Spizzi?

– Ecco, non lo so. Non vorrei svegliare Robbiani per niente…

Spizzi esitò, ma la preoccupazione ebbe la meglio. Spiegò che non si trattava di una vera e propria urgenza, quanto di una cattiva sensazione, una di quelle sensazioni irragionevoli che non se ne vogliono andare. In occasione di un acquisto importante, avvenuto meno di un’ora prima, Spizzi e i suoi collaboratori avevano messo in atto tutti i protocolli di sicurezza: l’intermediario dell’acquirente era una persona distinta, che aveva preso appuntamento e aveva fornito il suo curriculum insieme a parecchie assicurazioni, perfino più di quelle richieste.

Zaynab s’insospettì. Il marito che rientra da un’innocente serata con gli amici racconta forse per filo e per segno che cosa ha fatto? Troppi dettagli spesso mascherano una bugia…

– Il signor Müller ha comprato un diamante da cinquantottomila franchi per conto di un magnate russo. Non so il nome del russo, ma le credenziali di Müller erano soddisfacenti.

Ecco, appunto… Zaynab gli domandò come avesse pagato.

– Con un assegno. Abbiamo controllato, naturalmente.

Prima di congedare Müller, Spizzi aveva inviato un suo dipendente alla banca più vicina per verificare l’autenticità dell’assegno. Il direttore della filiale aveva telefonato alla sede della banca che aveva emesso l’assegno e aveva parlato con un responsabile che ne aveva confermato la validità. Qualche minuto dopo il direttore, per un ultimo scrupolo, aveva chiamato di nuovo, e aveva ricevuto la stessa risposta.

– Da chi? – domandò subito Zaynab. – Dalla stessa persona?

– Credo di sì…

– Ha telefonato al centralino?

Silenzio.

– Lo chiami, gli dica subito di telefonare al centralino della banca.

Alla sede centrale non ne sapevano niente. Fu allertata la polizia. Gli specialisti ipotizzarono che un complice di Müller avesse intercettato la linea della banca, spacciandosi per un dipendente. Appena sveglio, Robbiani si precipitò alla gioielleria.

Spizzi era disperato. – Müller è partito più di mezz’ora fa!

– Sarà difficile rintracciarlo – disse Robbiani. – Anche con i mezzi della polizia…

Poi gli venne un’idea. Radunò tutti i commessi, insieme agli addetti alla sicurezza, e si fece raccontare per filo e per segno ogni azione di Müller. Mentre aspettava le verifiche alla banca, per esempio, era rimasto zitto o aveva conversato del più e del meno?

– Ehi! – esclamò un commesso. – Mi sembra che mi abbia parlato di un treno… ha detto che doveva prendere un treno.

Il sedicente signor Müller venne arrestato alla stazione di Lugano poco dopo, mentre stava per salire su un treno diretto a Zurigo. Il signor Spizzi tirò un sospiro di sollievo. Se non fosse stato per quella frase sul treno…

– I truffatori sanno parlare bene – disse Robbiani. – Ma proprio per questo, certe volte parlano troppo.