Episodio 86: Quinto piano | Cooperazione
X

Argomenti popolari

SERIE NOIR

Episodio 86: Quinto piano

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

28 ottobre 2019

Robbiani non s’intendeva di poesia. In compenso aveva una certa esperienza nel cogliere le grida di aiuto. Appena Serena Mattei gli porse il quaderno con gli appunti del marito, capì che non era uno scherzo.

– Quando l’ha scritto?

– Non lo so di preciso… è da qualche giorno che ogni sera prende il quaderno, prima di andare a lavorare.

– Anche stasera?

Serena annuì. – Adesso è in viaggio. Il suo turno comincia alle dieci, fino alle sei del mattino.

Robbiani rilesse la poesia. Poi guardò Serena, seduta sulla punta della poltrona, con il busto proteso verso di lui. Zaynab era sul divano, un po’ più in là.

– Capisco perché mi hai chiamato – disse Robbiani. – In effetti la situazione mi sembra grave.

Federico Mattei stava nel gabbiotto all’ingresso della banca. All’inzio la sorveglianza notturna veniva ripartita fra gli addetti alla sicurezza. Poi il responsabile aveva detto che era troppo complicato gestire i turni, che c’erano delle precedenze legate all’anzianità e al curriculum… e a lavorare di notte erano rimasti in due. Durante i primi mesi Federico l’aveva presa bene. Poi però, per ragioni indipendenti dal servizio, aveva cominciato a stare male. Gli capitavano attacchi d’ansia e giornate di umore nero. Non aveva osato mostrare a nessuno la diagnosi di depressione. Il capo era stato chiaro: chi pretendeva di fare a modo suo, poteva starsene a casa.

Bene, gliel’avrebbe fatta vedere. All’una di notte si avviò per il giro di ronda. Arrivato al quinto piano, si fermò. Sapeva che lassù non si potevano aprire le finestre, se non usando un congegno che veniva riposto nell’armadio in fondo al corridoio.

Ma quella notte il congegno non c’era. Com’era possibile? Federico decise che non poteva rimandare, anche a costo di spaccare una finestra. In quel momento sentì un cigolìo. Lungo il corridoio si stava avvicinando una donna delle pulizie, con il grembiule azzurro e il carrello pieno di strofinacci. Una ritardataria: di solito finivano a mezzanotte e mezzo. La salutò con un cenno e attese che si allontanasse. Invece lei gli si accostò.

– Buonasera, Federico. Mi chiamo Zaynab. Ho una telefonata per lei.

Gli porse un cellulare. Federico era sconcertato, anche perché aveva notato che nel carrello c’era il congegno per aprire le finestre. Accostò il cellulare all’orecchio e sentì la voce di sua moglie.

– Sta tornando a casa – disse Serena a Robbiani. – I responsabili sono già stati avvisati.

Robbiani annuì. Non era stato facile far entrare Zaynab. L’ex commissario aveva telefonato sia alla polizia sia al direttore della banca, che conosceva perché anni prima aveva testimoniato in un caso di riciciclaggio. Tutti erano pronti a intervenire in forze, ma Robbiani li aveva convinti a scegliere una via più dolce. Il direttore si era persuaso solo quando Robbiani aveva pronunciato la parola “suicidio”, accennando alla reputazione della banca.

– Grazie davvero! – esclamò Serena. Era sull’orlo delle lacrime. – Chi se lo aspettava, proprio stasera? Se non avessimo fatto niente…

– Meglio non pensarci, adesso.

Sul tavolino, il quaderno era ancora aperto alla pagina con la poesia.

Chiedo perdono a tutti

sapendo che non c’è perdono

e che uscire dall’alto, al quinto piano,

non salverà nessuno dal dolore.

Dal basso sussurro il mio addio,

il mio canto, la mia disperazione.

Ma stavolta nessuno potrà oppormi un rifiuto.

E forse infine questa notte

saprò cos’è la pace.

Robbiani chiuse il quaderno. – Meglio non pensarci – ripeté. Si avvicinò a Serena. – Fra poco Federico sarà qui. E vedrai che presto starà meglio.