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Spedisci il tuo racconto noir

È l’area di servizio autostradale la scena del crimine dell’11ª edizione del concorso“Cooperazione noir”. Lo scrittore ticinese Giovanni Soldati presenta un avvincente racconto giallo ambientato a Bellinzona Sud.

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Andrea De Carli
04 febbraio 2019

Bando di concorso

XI edizione Cooperazione noir

Articolo 1 La partecipazione è gratuita e aperta a tutti coloro che risiedono in Svizzera, senza limiti di età e nazionalità.

Articolo 2 Il/La concorrente deve produrre un racconto noir/poliziesco, inedito e in lingua italiana, sul tema Noir nell’area di servizio autostradale. Lunghezza massima: 6.000 (seimila) battute, spazi inclusi. Ogni autore/autrice può partecipare con un solo racconto, da inviare in formato word entro lunedì 25 marzo 2019 per e-mail cooperazione@coop.ch indicando come oggetto «Racconto noir».

Articolo 3 Con la spedizione del racconto, l’autore/autrice garantisce di essere unico/a titolare dei diritti dell’opera; riconosce a Cooperazione l’esclusiva sull’opera e che sia pubblicata su Cooperazione.

Articolo 4 Il premio assegnato al vincitore/alla vincitrice : a) pubblicazione del racconto su Cooperazione; b) 600 franchi in buoni Coop; c) premiazione ufficiale a “Tutti i colori del giallo” a Massagno.

Articolo 5 La giuria è composta dallo scrittore Giovanni Soldati, da Martina Ravioli, vincitrice del concorso 2018, e da Sebastiano Marvin, redattore di Cooperazione.

L'autore

Giovanni Soldati

Nato nel 1953, Giovanni Soldati vive e lavora a Novazzano. È autore di due romanzi gialli con la commissaria Adriana Veri come protagonista: “Il salto della lepre” (ed. Dominioni, 2016) e il recente “Qualcuno sa perché” (ed. Fontana), con la poliziotta coinvolta in una relazione non solo sentimentale con un ambivalente psicanalista. Ha pubblicato anche vari racconti non di genere, più volte premiati, come “Viaggi di carta” (Premio Fogazzaro 2010). Il suo sito internet è: www.giovannisoldati.ch


Operazione trolley

Giorgia guidava piano. Dallo stereo le note di The Promise, con la voce calda di Tracy Chapman, pareva riuscissero a placare il battito del cuore che cominciava a dare segni di irrequietezza.

La meta era ormai vicina: area di sosta autostradale Bellinzona Sud. La consegna, o forse sarebbe meglio dire lo scambio, avrebbe avuto luogo lì.

Guardò nello specchietto retrovisore. Sul sedile posteriore un piccolo trolley color fucsia custodiva una quantità spropositata di banconote di grosso taglio. Come fosse finita in quel pasticcio, Giorgia ancora se lo chiedeva. Era possibile diventare delinquenti per amore? Si passò una mano sulla fronte. Troppo tardi per recriminare. Nei film i malfattori usano ancora una banale valigetta nera. Nessuno avrebbe per contro badato al bagaglio a mano di una signora, forse in partenza, che sorseggiava un tè spizzicando un morbido gipfel.

Le istruzioni, dettate dal suo nuovo grande amore, erano state chiare e lei era pronta a tutto. Con un po’ di batticuore ma pronta.

− Mi ami davvero? – gli aveva chiesto solo qualche giorno prima.

− Certo che ti amo, sciocchina − le aveva risposto lui. – Con questa semplice operazione il tuo capitale raddoppierà all’istante. Non devi far altro che prelevare dal tuo conto e portare i soldi dove sai. Al resto penserà il mio gancio.

Inizialmente Giorgia aveva sollevato delle obiezioni:

− Perché non puoi andarci tu all’appuntamento? E perché proprio sull’autostrada?

− Perché la merce che dovrai ritirare scotta e io sono, diciamo così, un po’… compromesso. Lo sai, no, che sono il tuo mascalzone. Però, se non te la senti…

A questo punto Antonio, così si faceva chiamare, aveva sfoderato il suo sguardo magnetico e l’aria da cane bastonato. Troppo per una donna vicina ai cinquanta che, dopo aver sacrificato buona parte della sua vita al lavoro, si era vista issare su un piedistallo da quest’uomo sbucato da chissà dove che, in breve tempo, l’aveva fatta sentire al centro del mondo.

− Sono un poco di buono, vero? – le aveva sussurrato in un orecchio passandole con delicatezza una mano su una guancia. Lei si era sciolta come burro fantasticando su una vita alla Bonnie & Clyde.

Giorgia imboccò l’uscita per la stazione di servizio. Una lunga fila di coreani scese da un grosso torpedone e sciamò in direzione dell’entrata. Dopo aver parcheggiato, anche lei si diresse verso il ristorante. L’appuntamento era alle 10:00 in punto.

− Mettiti comoda –, aveva detto Antonio − al momento opportuno riceverai istruzioni.

Appena varcata la soglia, la donna fu colpita dalla luminosità regalata dalle enormi vetrate e dal profumo delle torte appena sfornate.

Cercò di mantenere la calma. Dopo aver attraversato la zona coloratissima del self service, raggiunse la grande sala. Il tavolino a sinistra dell’uscita per la terrazza era libero. All’ora x mancavano ancora 20 minuti. Appoggiò sulla sedia una sciarpa multicolore e, sul tavolo, una busta di plastica dalla quale faceva capolino una bottiglia di acqua minerale. Poi, trascinando il trolley come un docile cagnolino, andò al bancone del bar dove una ragazza con cappellino e grembiule verde le servì un tè alla menta e un gipfel al burro.

Tornò al suo posto e restò in attesa. La tensione cominciava a farsi palpabile. Spizzicò il cornetto ma la bocca dello stomaco era bloccata. Giorgia trasse un grosso respiro. L’orologio segnava le 9:58. Cercò di non pensare al cuore che le stava martellando in gola. Alle 10 in punto il suo cellulare vibrò accompagnato da un suono sommesso.

− Pronto?

− Ciao dolcezza. Sei pronta?

Alla voce di Antonio, Giorgia socchiuse gli occhi.

− Sì, − rispose con un fil di voce −dimmi cosa devo fare.

− Alle 10:10 precise scendi le scale e vai in zona toilette. Davanti all’entrata dei bagni per le signore troverai un trolley fucsia identico al tuo. Non devi far altro che prenderlo e lasciare quello che hai al suo posto. Per finire, senza fretta, vai al parcheggio, risali in macchina e te ne torni a casa.

Giorgia si sentiva la bocca asciutta, quasi paralizzata.

− Mi ami, vero? − disse ancora lui. E, senza attendere la risposta, aggiunse:

− Da domani si cambia vita. Ti porto in capo al mondo!

Chiusa la conversazione, la donna guardò nuovamente l’orologio; mancavano due minuti. Si alzò e, molto lentamente, si incamminò in direzione della scala che porta alle toilette.

Arrivata in fondo al corridoio sollevò il trolley per il manico e scese la prima rampa delle scale. Si sentiva svenire dall’agitazione.

− Stai calma, − si disse − non succede nulla. Calma...

Svoltò l’angolo e discese la seconda rampa.

− Ferma! Polizia! Non ti muovere!

Alzato lo sguardo vide due poliziotti che la apostrofavano in malo modo:

− Mani sulla testa! Non fare scherzi!

Giorgia fece appena in tempo a vedere rivoli di sangue colare copiosamente sugli ultimi gradini e sul pianerottolo. Non vide altro, ma intuì che doveva essere successo qualcosa di molto grave. I due uomini in divisa continuavano a vociare. Uno dei due le si fece incontro minaccioso tentando di afferrarla per un braccio.

Cosa scattò nella sua mente, in quell’istante, non è dato di sapere. Forse l’adrenalina, unita ad una buona dose di incoscienza. Forse la paura di trovarsi coinvolta in un omicidio. Ad ogni buon conto Giorgia si divincolò e risalì le scale a grandi balzi, inseguita dalle urla rabbiose degli agenti.

In un battibaleno fu al posteggio. Ripartì sgommando. Percorse il tratto di autostrada a tre corsie a velocità elevata. Poi, all’altezza dell’uscita, guardò nello specchietto: nessuno. L’aveva scampata bella.

In quel momento si rese conto di essere senza trolley...

Provò a chiamare Antonio ma non rispose. Allora, mettendoci un’altra buona dose di incoscienza, rifece il giro.

Dopo una mezz’ora si ritrovò nuovamente al parcheggio dell’area di servizio. Nessuna pattuglia della polizia in vista. Con un foulard in testa e occhiali scuri si fece coraggio ed entrò.

− È stata trovata una valigia, per caso? − chiese ad un uomo che aveva l’aria di essere il gerente.

− No, − rispose lui con tono brusco − per questa mattina ne sono già successe abbastanza. Qualcuno ha imbrattato le scale con della vernice rossa. Ho dovuto chiamare l’impresa di pulizie. E non è ancora Carnevale!

Giorgia divenne paonazza. Provò di nuovo a chiamare Antonio:

“Questo numero non è valevole”

A quel punto fu tutto chiaro: niente poliziotti, niente cadavere, niente trolley. Ancor prima di cominciare una nuova vita, la novella Bonnie aveva perso il suo Clyde e tutti i suoi averi...