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SERIE NOIR

Episodio 78: Fra la terra e il cielo

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

02 settembre 2019

Perché il procuratore Reto Lafranchi e Zaynab Hussain erano saliti sulla diga di Malvaglia? E perché lui stava per scaraventarla nel vuoto? Lafranchi aveva ucciso una donna, vent’anni prima, replicando la ritualità del suicidio di sua madre. All’epoca pensava di avere regolato i conti. Invece, compiuti i cinquant’anni, si era accorto che non bastava, e aveva gettato nel vuoto altre donne. Non aveva paura che lo prendessero. Non subito, almeno. I giornalisti come al solito chiacchieravano senza sapere niente, così come i cosiddetti specialisti di criminologia. Quanto alla task force che avrebbe dovuto individuare l’omicida seriale… be’, lo stesso Lafranchi ne era a capo.

Ma perché uccidere proprio la badante di Robbiani?

Robbiani aveva frugato nei suoi taccuini, negli archivi, aveva telefonato a tutti i suoi ex collaboratori. La rivelazione era arrivata non come un lampo, ma come un paesaggio che sorge dalla nebbia. Il vecchio documento spiccava sulla scrivania. Dichiarazioni di Ottavio Bianchi, padre di Stefania, alla presenza dell’avv. Reto Lafranchi. E dov’era quell’altro appunto? Sfogliò il taccuino. Ecco: Regula Meier – caduta da una balconata – concomitanza con convegno polizia – a Zurigo c’erano Lafranchi, De Marchi, ecc. – una provocazione?

Caterina Guzzi, spinta giù dalla rupe di Calonico. Lafranchi, davanti al tavolo degli oggetti recuperati intorno al corpo, afferra una mappa geografica insanguinata. Questa è mia, spiega agli agenti, perché l’avete mescolata con le altre cose? Ma se era sua, e se lui era arrivato dopo l’omicidio, come faceva a essere insanguinata?

Robbiani controllò la biografia di Lafranchi e scoprì che sua madre era morta precipitando in montagna, tre giorni dopo il plenilunio. E l’assassino colpiva sempre nei giorni successivi al plenilunio…

A quel punto, lo colse un dubbio. E se fossi arrivato troppo tardi?

Lafranchi mostrò a Zaynab che, nonostante i divieti, qualcuno aveva approntato uno di quegli impianti per il “bungee jumping”. Se Zaynab avesse osservato con i suoi occhi, e se avesse riferito a Robbiani…

– Stia lontano – mormorò Zaynab.

– Come?

Lafranchi ammutolì. Zaynab sapeva! Ma com’era possibile? E se sapeva, perché l’aveva seguito fin lassù, senza dire niente a Robbiani?

Proprio in quel momento, arrivò la voce di Robbiani.

– Ci sono anch’io. – Dall’altro lato della diga, l’ex commissario prese a camminare verso di loro. – E non sono venuto da solo…

Intorno alla diga comparvero numerosi poliziotti. Robbiani si chinò a prendere una delle imbracature da “bungee jumping”. Provò a indossarla. – Perché questa messinscena? – chiese a Lafranchi.

– A terra! – intimò il poliziotto. – Mani dietro la nuca!

Lafranchi scattò verso Robbiani. Zaynab provò a trattenerlo. Ci fu una breve colluttazione, finché Lafranchi riuscì a gettare l’ex commissario contro l’orlo della diga.

Robbiani si sbilanciò, perse l’equilibrio. Precipitò.Non aveva più fiato, sentiva una fitta al cuore. Quante cose si possono immaginare, quanti sentimenti passano nella memoria prima dell’impatto, prima della cessazione di ogni pensiero? Ma il cuore resse. E pure l’elastico.

Un colpo, una tensione che gli percorreva il corpo. Più tardi Zaynab gli avrebbe raccontato che, durante la lotta sull’orlo della diga, era riuscita ad agganciare l’elastico all’imbracatura.

Miracolosamente, sopravvisse allo choc. Risalì verso l’alto, piombò di nuovo verso il suolo, ancora una, due, tre volte. Infine rimase appeso all’elastico. Qualcuno stava gridando il suo nome.

– Robbiani… ehi, Robbiani, tutto bene?

Il commissario dondolava piano, a mezza strada fra la terra e il cielo.