Episodio 93: L'ultima ora della notte | Cooperazione
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SERIE NOIR

Episodio 93: L'ultima ora della notte

Un caso per l’ex commissario Robbiani e Zaynab Hussain, scritto da Andrea Fazioli.

16 dicembre 2019

Mancavano pochi giorni a Natale. L’attesa era vibrante, impastata di stress, aperitivi, elettricità. Ma Veruska era preoccupata. Nel periodo delle feste Leon era particolarmente brusco. Soprattutto, ogni anno capitavano clienti strani, compresi quelli che volevano redimerla, magari per dare un senso al fatto di passare con una prostituta la notte di Natale.

Perché proprio quell’anno aveva ceduto? Perché aveva accettato di rivedere un povero diavolo che avrebbe voluto «tirarla fuori di lì»? Naturalmente Leon era venuto a saperlo, e l’aveva riempita di botte. A Veruska non restò che rintanarsi nel letto; ma prima di consegnare a Leon il cellulare, in un impeto di follia, riuscì a chiedere soccorso.

Dal momento che abitava a Massagno, Veruska conosceva di vista Robbiani; e non aveva esitato a chiamarlo sul fisso nel cuore della notte. Robbiani protestò, fu più volte sul punto di chiudere la telefonata. Infine si convinse a svegliare anche Zaynab.

Veruska si era sempre affidata a Leon, ma ora…

– Vuoi stare con lui? – le chiese Robbiani.

– Non lo so.

L’ex commissario le consigliò di sporgere denuncia, ma lei finse di non capire. Mentre Zaynab medicava la ragazza, Robbiani scese allora all’ingresso e si mise a sedere nell’atrio, su una seggiola ai piedi delle scale. Non voleva che Leon arrivasse di sorpresa.

– Tu sei la donna del poliziotto? – chiese Veruska.

– Sono la sua badante.

Zaynab spiegò che aiutava Robbiani a gestire la vita quotidiana.

– E lui non ti chiede altro?

Veruska era scettica, ma finì per accettare il fatto che Robbiani non esigesse prestazioni sessuali. Le fece comunque notare che non erano poi tanto diverse, loro due. Entrambe erano straniere, entrambe per vivere dovevano accontentare dei maschi, ognuna a modo suo.

– Non importa se Robbiani è un maschio – replicò Zaynab. – È solo una persona che ha bisogno di me.

– E a te piace toccarlo, lavare la sua pelle vecchia?

Zaynab pensò alla sua routine: scegliere i vestiti, pulire quelli sporchi, aiutare Robbiani a fare la doccia e poi a vestirsi; rifornire la dispensa, cucinare, tenere pulita la casa, assicurarsi che Robbiani dormisse e che facesse i suoi esercizi. Era una serva? Se anche fosse, il gesto di servire, di curare, era un gesto potente. Zaynab non se ne vergognava.

– E poi anche lui si prende cura di me.

– Ah sì, e come?

– Mi permette di essere qui con te. – Veruska emise un gemito quando le fasciò stretto il polso. – Ti picchia spesso?

– Di solito no. Evita di lasciare dei segni. Ma stavolta era impazzito.

– Noi ora ce ne andremo. – Zaynab la fissò negli occhi. – Sai che resterai con lui, vero? E con i clienti che vogliono aiutarti, sì, ma solo se continui ad andarci a letto insieme.

Veruska si accorse che, pronunciando quelle parole, Zaynab era diventata rossa.

– Senti, perché ti preoccupi per me? Guarda che so cavarmela da sola.

– Chiudi la bocca. – Zaynab le disinfettò un taglio sul labbro inferiore. –Ecco, così. Attenta che farà male.

Poco prima dell’alba, all’ultima ora della notte, Leon tornò a controllare come stava la sua protetta. Ad accoglierlo non trovò solo il vecchio ex commissario, ma un paio di agenti che lo presero in consegna. Leon non ci voleva credere. Non riusciva a immaginare che lei l’avesse denunciato. Dal canto suo, Robbiani ebbe occasione di notare una volta di più quanto la natura umana fosse tortuosa e paradossale. Prima che lo portassero via, Leon aveva chiesto di parlare con Veruska per cinque minuti, per un minuto, anche solo per trenta secondi.

– Non posso lasciarla così! – gridava. – Lasciate almeno che le auguri buon Natale!